Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 8 Novembre, 2016
Nome: 
Sandra Zampa

Signora Presidente, grazie. In cinque anni si sta distruggendo una città costruita in 5000 anni e tutto questo avviene davanti ai nostri occhi, sempre più attoniti, attoniti e ahimè troppo impotenti. Nel destino di Aleppo c’è il destino della civiltà contemporanea, che rischia di perdere se stessa, se si dimostra incapace di custodire il suo passato, un passato di convivenza e di tolleranza e al tempo stesso incapace di proteggere e costruire il proprio futuro, incarnato purtroppo dalla serenità e dalla spensieratezza perdute per molti, perdute per sempre, delle bambine e dei bambini di Aleppo, cui viene negata per sempre la stessa infanzia. Questa città, divisa tra Est e Ovest, è una metafora del nostro tempo, come lo fu Berlino per buona parte della seconda metà del XX secolo, ma mentre allora si combatteva una guerra fredda e gli aerei che prendevano il volo lo facevano per ragioni umanitarie, oggi a stento riusciamo ad ottenere tregue di pochi giorni o settimane dai bombardamenti. Quella che si combatte ad Aleppo è una guerra civile, ma non è solo una guerra civile, visto il ruolo significativo che svolgono su quel teatro potenze regionali ed extra regionali, quelle che un tempo abbiamo chiamato superpotenze. Le condizioni per il superamento della situazione attuale non sono dunque solo in Siria. Non sono in Siria, ma sono fuori dalla Siria e questo interpella in modo stringente la nostra responsabilità, prima di tutto di cittadini italiani e di fondatori dell'Unione europea, e interpella l'Unione europea. Proprio questo è il senso dell'atto parlamentare che ci apprestiamo a votare: assumersi responsabilità, sia sul piano umanitario, che su quello politico, sia sul piano di un coinvolgimento rinnovato della società civile italiana e internazionale, delle organizzazioni non governative, sia su quello della diplomazia e delle istituzioni internazionali, a cominciare appunto dall'Unione europea, il continente della pace. Ma prima di arrivare all'estero voglio restare nel nostro Paese. Il voto su questa mozione si svolge alla vigilia dell'approvazione della legge di bilancio. È di tutta evidenza che la volontà politica di dar corso agli impegni dichiarati nel dispositivo si misurerà anche da quanto il Governo e il Parlamento italiano vorranno investire nel qualificare il contributo del nostro Paese, come potenziamento dei corridoi umanitari, ma anche con l'apertura di nuovi corridoi proprio a partire dalla città di Aleppo, nella salvaguardia degli edifici scolastici, per permettere il più possibile il mantenimento di una vita quotidiana e regolare ai piccoli studenti. Anche oggi nuove notizie di morti arrivano da là e anche oggi i bambini sono vittime della violenza. Occorre proteggere i diritti delle donne, delle bambine e dei bambini, delle bambine a non vedersi la vita segnata da matrimoni obbligati e precoci. Tutto questo non si fa però senza un'alleanza con la società civile siriana, quella che ci ha insegnato a conoscere e ad apprezzare padre Dall'Oglio, che era e resta ricca di risorse intellettuali e morali importantissime. Tutto questo non si fa senza un coinvolgimento mirato della nostra cooperazione allo sviluppo, le cui risorse, la cui struttura vanno adeguate alla nuova necessità. Ma questo non si fa senza uno sforzo generale della società civile europea e delle istituzioni comunitarie, che vanno adeguatamente e sempre di più sollecitate al riguardo. Ma ci sono almeno altre due vigilie che voglio richiamare, in cui si svolge il nostro voto, la vigilia di un appuntamento, che dal 1o gennaio del prossimo anno vedrà l'Italia sedere nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Sarà un'occasione unica e irripetibile per provare a ricostruire un rapporto con la Russia e cercare di provare a sbloccare lo stallo siriano e mediorientale. Non è utile guardare alla Russia in termini geologici; è utile, però, guardare alla Russia in termini geopolitici, riconoscendo quelle determinanti di lungo periodo che segnano da almeno due secoli la politica estera di quel Paese. 
Nel Medio Oriente, in Siria, in Iraq e in Libia non si stanno combattendo due superpotenze, né tanto meno si stanno combattendo due religioni o due civiltà; si stanno ridefinendo equilibri politici. Ed ecco che l'Italia, con la sua storia, la sua tradizione, ma anche la sua credibilità in decenni di politica estera europea mediorientale, potrà svolgere un ruolo assolutamente importante per riportare pace, sicurezza e serenità nelle strade di Aleppo e di tutta la Siria. 
L'altra vigilia è quella della Giornata mondiale dell'infanzia. Abbiamo pianto bambine e bambini e a tutti resta negli occhi l'immagine del primo bambino ritrovato cadavere su una spiaggia: la foto di quel piccolo Aylan, raccolto da un militare. Ecco, credo che sia veramente il tempo di dire, prima di tutto a noi stessi e al mondo, che occorre finirla e occorre intervenire perché ciò cessi.Dicevo di un manifesto firmato, a metà settembre, da 150 artisti e scrittori siriani: «Il mondo oggi è un problema siriano, come la Siria oggi è un problema mondiale». Proprio perché siamo anche noi consapevoli di tutto questo, dichiariamo dunque il voto favorevole del Partito Democratico su questa mozione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).