Signora Presidente, aggiungo qualche considerazione rispetto alla valutazione di questo gravissimo fenomeno, che le colleghe hanno, appunto, descritto con dati che richiamo e che, secondo me, evidenziano la grande contraddizione del nostro tempo. Da un lato abbiamo un'economia che si vuole innovare, un'economia che si vuole riconvertire, abbiamo Paesi come l'India che stanno emergendo su uno scenario economico globale e quindi, Paesi non occidentali che tradizionalmente, o comunque nei tempi recentissimi, non si affermavano su questo scenario. Dall'altro lato, vi sono diritti umani calpestati, cosa ancora più ripugnante quando si tratta di bambini e di bambine.
Quindi più che mai attuale, più che mai sfidante, più che mai urgente è lanciare il tema della cittadinanza universale. Infatti credo che il punto sia proprio questo: quando c’è un arricchimento economico, un avanzamento economico senza diritti, quando i diritti umani più elementari vengono calpestati, con bambine vendute e costrette a matrimoni e a violenze, ridotte in schiavitù, quindi diritti umani fondamentali calpestati, allora in quelle società non ci sarà progresso e nella nostra società non ci sarà progresso. Anzi, si pongono le premesse per andare indietro, per fare numerosi passi indietro.
Quindi, secondo me, da questa parte del mondo, dobbiamo proprio affrontare senza paternalismo questa questione dello sviluppo contraddittorio. La cooperazione internazionale, che è il secondo impegno – impegno tra gli impegni che noi poniamo con forza nella mozione –, è assolutamente fondamentale, perché le comunità possano autodeterminarsi, perché prevalga la voce che esiste in quelle comunità di chi vuole sottrarsi all'orrore e di chi lotta. Pensiamo alle ragazze indiane: si parla di rivolta delle spose bambine perché altre non debbano subire quell'orrore e perché le donne possano esprimere pienamente la propria personalità e il proprio femminile.
E abbiamo detto che questo fenomeno riguarda anche l'Italia. Ecco, riemerge quella contraddizione, nonostante le leggi. Per la verità, anche altri Paesi hanno adottato leggi che pongono come età minima del matrimonio i diciotto anni. Quindi, abbiamo una sostanza, una materialità che contraddice le leggi vigenti. Quindi, è necessaria, come abbiamo sempre detto nei nostri dibattiti sulla violenza, una grande mobilitazione culturale, una mobilitazione globale, che, però, non può assolutamente essere sganciata da una riflessione generale sulle donne e sui modelli di sviluppo.
Si chiedeva Paola Binetti – io mi associo a questa domanda – come sia possibile che un padre consideri la propria bambina come un peso economico e, quindi, come sia possibile che un padre consideri la vendita della propria figlia come il mezzo per far fronte alla povertà della propria famiglia. Come è possibile concepire questo come un rimedio ? Intanto, non lo si giustifica mai, perché il male non è giustificabile. Ma poi si promuovono altri modelli, quindi le azioni, per esempio, delle associazioni, le azioni di cooperazione, per fare empowerment femminile e promuovere l'emancipazione delle comunità attraverso le donne, cioè facendo vedere che l'istruzione femminile, il lavoro femminile emancipa le comunità. Sappiamo quale esperienza dirompente è stato nei Paesi in via di sviluppo il microcredito, per esempio.
Quindi, il punto è proprio l’empowerment femminile. Un'economia globalizzata – e io penso che la globalizzazione sia una sfida – rende più urgente un'azione capillare e diffusa di promozione e vigilanza sul rispetto dei diritti umani nel mondo. Gli accordi commerciali non possono prescindere da una richiesta di garanzie sui diritti umani e civili. Noi non dobbiamo tenere separati i due livelli o le due discussioni – economia e democrazia – come due questioni a sé. Sono due questioni molto connesse perché è inaccettabile che oggi, ancora oggi, nascere femmina sia una condanna, comporti esclusione dall'alimentazione e dall'istruzione, interruzione dell'infanzia e dell'adolescenza, sopruso, violenza, maternità precoci, figli che non sopravvivranno, altri bambini che moriranno: un orrore che le Nazioni Unite hanno risolto di denunciare e affrontare.
È un impegno che, come parlamentari italiane donne, vogliamo rilanciare e sostenere con forza, insieme al nostro Governo. Io ringrazio Pia Locatelli e le altre prime firmatarie di questa mozione, perché è una mozione unitaria di donne che appartengono a diverse forze politiche e che dicono, tutte insieme, che nessuna differenza culturale, nessuna ideologia, nessuna tradizione può giustificare il male. Ci sono dei valori universali assolutamente innati, appunto universali e le azioni politiche e di sensibilizzazione sono importantissime. Si richiamava poc'anzi l'effetto della campagna mondiale, della risoluzione ONU e del particolare impegno dell'Italia sulle mutilazioni genitali femminili, le mobilitazioni, le campagne. L'azione politica è importantissima.
Quindi, noi chiediamo, proprio per questo, al Governo di appoggiare questa grande campagna, questa grande mobilitazione mondiale. Ma noi dobbiamo anche, a partire da oggi, promuovere, come parlamentari e con i nostri partiti, una mobilitazione sociale e civica anche nel nostro Paese.
Chiediamo di dare attuazione alla risoluzione 69/156 e di sostenere, come abbiamo detto, l'investimento sui programmi di cooperazione internazionale sul campo. Ma – aggiungo – sono assolutamente necessarie anche politiche attive sull'immigrazione e politiche di integrazione efficaci, perché nessuna minore migrante, nessuna cittadina del mondo nel nostro Paese può subire una simile violenza.
Quindi da questa mozione deve nascere, deve partire una mobilitazione politica trasversale di uomini e donne per rendere ancora più concreto il nostro impegno e credo che questa trasversalità, che è poi la rete che le donne storicamente sanno fare, può portare a grandi risultati sul campo per sconfiggere veramente questo odioso crimine contro l'umanità.
Data:
Lunedì, 13 Luglio, 2015
Nome:
Chiara Scuvera