Mozione
Data: 
Lunedì, 9 Maggio, 2016
Nome: 
Giuditta Pini

Presidente, molto brevemente, abbiamo visto e studiato la mozione Saltamartini ed altri n. 1-01111 sui fatti di Colonia, che appunto sono stati prima ricordati anche negli interventi precedenti. Ricordiamo anche come sono poi andate a finire le denunce e le indagini: abbiamo avuto fermati nove algerini, otto marocchini, cinque iraniani, quattro siriani, un iracheno, un serbo, uno statunitense, due tedeschi e due arresti per furto. Quindi, vi è stata una certa attenzione mediatica attorno a questi atti di molestie sessuali, che sono stati sicuramente gravissimi e che noi condanniamo, anche se il fatto che queste aggressioni fossero coordinate era stato smentito dal Ministro dell'interno del Nord-Reno Westfalia. Ma sicuramente, una grande presenza di uomini giovani e in determinate situazioni, come può essere quella di una piazza piena a Capodanno, o quella che può essere comunque una situazione tipo una discoteca, purtroppo molto spesso producono atti di molestie sessuali o addirittura di violenza sessuale. Gli ultimi dati dell'Istat ci dicono che il 21 per cento delle donne italiane, tutte, hanno subito atti di violenza sessuale. Stiamo parlando di due donne su dieci, quindi, probabilmente, ne conosciamo anche qualcuna e magari semplicemente lei non ha mai avuto il coraggio di denunciare. 
In quest'ottica abbiamo appunto, come ricordava prima l'onorevole Binetti, votato, all'inizio di questa legislatura, la Convenzione di Istanbul e poi la legge sul femminicidio e sulla violenza sulle donne, che è una cosa molto importante. Ricordo, a me stessa per prima e all'Aula, che il nostro Parlamento ha riconosciuto la violenza sessuale come un reato contro la persona e non contro la morale nel 1996 ! Stiamo parlando di ieri l'altro, praticamente.  Purtroppo, devo dire che su questo la mozione della Lega è imprecisa – io ho avuto la fortuna di avere studiato all'università sia il Corano che la Bibbia – non è una questione di testi sacri, perché consiglierò all'onorevole Rondini qualche passo del Deuteronomio che è da mettersi le mani nei capelli. 
È una questione culturale; certamente anche la religione influenza sicuramente la cultura, ma è una questione di educazione. Noi dobbiamo educare, prima di tutto, anche le giovani generazioni italiane, non solo al rispetto per la donna, ma al rispetto per chi è diverso. 
Sicuramente, anche per chi viene magari da anni di guerra civile, magari ha abitato in campi profughi, oppure non ha avuto un'educazione di rispetto al genere femminile, cosa molto probabile, dobbiamo avere la possibilità, una volta che queste persone vengono accolte – dobbiamo continuare ad accoglierle – anche di dare loro gli strumenti per conoscere e sapere qual è il rapporto che c’è tra uomo e donna, come noi abbiamo deciso, da Stati laici, di rapportarci nel rispetto reciproco. 
Molto semplicemente chiediamo che il Governo si assuma, ovviamente, l'imperativo politico del diritto fondamentale alla libertà e alla dignità femminile, contro ogni violenza: sia nel privato, perché il 62 per cento delle violenze sessuali sono commesse dal proprio partner, sono commesse dalle persone che conosciamo e che vivono con noi; sia in ogni altro luogo, in Italia come in altre parti del mondo. 
Promuovere nei contesti di accoglienza anche le azioni formative sui diritti delle donne, a cominciare dalle bambine, anche riguardo al dramma delle mutilazioni genitali femminili e ai matrimoni precoci – pratiche non infrequenti nei Paesi di provenienza dei flussi migratori – aumentando altresì la vigilanza e i controlli. 
E qui mi permetto di segnalare, visto che in Germania hanno una storia lunghissima di questo tipo, che anche recentemente il Governo tedesco ha distribuito ai migranti un opuscolo in cui si spiegava in varie lingue l'educazione sessuale e l'educazione di genere ai migranti. L'onorevole Salvini l'aveva scambiato su Facebook per un manuale che insegnava agli immigrati neri a concupire le giovani donne bianche, ovviamente è cosa che non è, diciamo che magari se ci veniamo incontro e leggiamo più di un trafiletto su Internet, oltre al titolo, magari facciamo un piacere anche a noi stessi. 
Intensificare la vigilanza e il controllo e la repressione, tramite il coinvolgimento delle forze dell'ordine, contro i maltrattamenti in famiglia, gli stupri, la violenza assistita (ricordiamo che il numero di violenze sessuali in Italia è maggiore tra le donne immigrate, ed è maggiore all'interno delle mura domestiche e, quindi, chi subisce violenza, probabilmente, non saprà poi dopo denunciare la violenza e non saprà rapportarsi contro la violenza), la tratta delle donne e lo sfruttamento della prostituzione, soprattutto minorile, da cui sappiamo che l'Italia purtroppo non è esclusa, sanzionando con pene severe, fino all'espulsione, gli adulti che compiono tali reati ovviamente. 
Riformulare e rafforzare contestualmente i progetti di informazione e prevenzione volti a promuovere la cultura dei diritti delle donne nei percorsi scolastici, educativi e formativi in ogni contesto familiare. Quando facciamo questo, non temiamo di parlare o non iniziamo con la propaganda della cultura di genere, perché si chiama educazione di genere, quando educhiamo le persone ad avere rispetto per l'altro genere, è questo. Dobbiamo insegnare anche, sia agli operatori che a chi assiste il personale sanitario, a riconoscere la violenza e a sapersi rapportare con la veemenza, avvalendosi ovviamente anche di campagne di comunicazione e di sensibilizzazione su questi temi anche attraverso i media. Molto semplicemente, quindi, cerchiamo, attraverso lo spunto che ci dà l'onorevole Saltamartini da fatti di cronaca di qualche mese fa, ma che comunque destano un allarme sociale, di proporlo in positivo: non solo punire, sanzionare – cosa sacrosanta – ma anche formare ed educare chi viene nel nostro Paese – siano essi uomini, donne, bambini, giovani e anziani – al rispetto reciproco, al rispetto delle differenze e soprattutto al rispetto delle donne e della femminilità.