Grazie Presidente, è sempre una buona occasione quella di discutere di sanità, sia pure un lunedì pomeriggio, a quest'ora; spero che la discussione, quando poi riprenderà in Aula, veda maggiore presenza, perché ricordiamoci che il Parlamento esamina un tema sollevato da tempo, che abbiamo affrontato anche nella discussione sul titolo V, e che è quello di una ripresa di ruolo del Parlamento stesso e del livello nazionale a fronte della situazione di governo delle regioni sulla sanità. Con l'occasione vorrei dire che però dovremmo smettere di dire che vi sono 21 sistemi regionali, perché in realtà i sistemi, cioè i modelli organizzativi, saranno quattro o cinque, non di più. Abbiamo 21 governance, cioè 21 livelli dove si prendono delle decisioni, ma le diverse modalità di organizzazione non sono poi molte e forse sarebbe il caso, nel momento in cui noi rivendichiamo il nostro ruolo nazionale, anche di dire quale di questi modelli ci convince di più e riteniamo debba, in qualche modo, essere adottato da tutte le regioni italiane.
Nella discussione di oggi sulla sanità il tema posto dal collega Rondini è stato quello dei costi standard e del finanziamento del Sistema sanitario nazionale. Io vorrei ricordare, prendendo molto banalmente un articolo del Corriere della Sera, che quindi anche chi ci ascolta può aver letto, che nel 2009 la spesa sanitaria pubblica era pari a 110 miliardi di euro, nel 2010 a 112 miliardi di euro, nel 2011 a 111 miliardi di euro, nel 2012 a 110 miliardi di euro e nel 2013 torna a 111 miliardi di euro.
Quest'anno dovrebbe assestarsi sui 110 miliardi di euro e per l'anno prossimo c’è l'impegno del nostro Premier, Matteo Renzi, a riportarla a 111. Che cosa significa ? Significa che la spesa sanitaria, negli anni duri, dal 2011 al 2012, ha pagato il prezzo, che è stato pagato da tutti i settori della pubblica amministrazione, della crisi e della riduzione delle risorse. Non ci possiamo dimenticare cosa è successo in quegli anni: nel 2011 abbiamo avuto tre grandi manovre finanziarie, con il decreto-legge n. 98, di giugno del 2011, il decreto-legge n. 138, di agosto 2011 e il decreto-legge n. 201, cioè il «Salva Italia», di Monti, a dicembre del 2011; e ognuna di queste operazioni è costata lacrime e sangue e diversi miliardi di tagli del sistema pubblico e della spesa in generale, nonché delle pensioni. La sanità ha pagato anch'essa un prezzo all'opera di risanamento, che è riportato dalle cifre che ricordavo prima, ed è giusto che adesso, in un momento di inizio di segnali di ripresa, di speranza maggiore, anche la sanità abbia un segno «più» negli stanziamenti. È forse insufficiente, rispetto alle aspettative e alle attese, anche per la necessità di arrivare ad un nuovo contratto e alla risoluzione del problema del precariato, ma comunque un segno positivo.
Quando parliamo di costi standard, chi ci ascolta ha in mente i dibattiti televisivi e il costo delle siringhe, che non c'entra assolutamente niente, perché, in realtà, quello è un prezzo standard puramente indicativo. Non esiste nessun pezzo della pubblica amministrazione in Italia in cui i prezzi dell'acquisto dei singoli dispositivi siano noti come per la sanità. Adesso si va nel sito dell'Anac, prima si andava nel sito dell'Autorità sulla vigilanza sugli appalti, ma in ogni caso non conosciamo il prezzo unitario del sacco di cemento ma conosciamo il costo unitario delle quindici tipologie di siringhe. Il problema è come adoperiamo questo dato, perché se lo adoperiamo per dire che l'acquisto dei dispositivi medici viene ridotto uniformemente per tutti del 4 per cento, come abbiamo fatto in una delle ultime manovre, facciamo un cattivo servizio di quella informazione, quando invece noi dovremmo dire che è autorizzato l'acquisto in un range che sta tra il 10-15 per cento in più o in meno del prezzo indicato. Questo è il salto di qualità che dobbiamo fare, altrimenti stiamo solo punendo gli onesti, cioè quelli che hanno fatto una gara acquistando a un prezzo proprio al limite della possibilità (100 siringhe a 10 euro) e sono chiamati a tagliare del 4 per cento; chi invece ha acquistato con larghezza ha ancora dei margini per poter recuperare. Quindi, noi conosciamo qual è il prezzo dei dispositivi in sanità, conosciamo il prezzo dei farmaci, dobbiamo imparare a utilizzare queste informazioni. Diverso è il tema del costo dei servizi: quanto costa l'assistenza ospedaliera, quanto costa l'assistenza domiciliare. Qui c’è un termine di paragone tra le diverse regioni, anche se oggi – non è stato ricordato –, in realtà, il finanziamento del servizio sanitario nazionale fa perno sulla quota capitaria pesata, cioè su quanto ciascuno di noi vale – diciamo così –, dal punto di vista economico, nei confronti del sistema sanitario. Quindi, vorrei anche capire se ragionare di costi standard vuol dire buttare a mare il principio della quota capitaria, principio che le regioni del Sud da tempo chiedono che venga ridiscusso, in modo tale da tener conto non solo dell'età della popolazione ma, per esempio, di quanta popolazione è in condizioni di povertà. Ma forse bisognerebbe anche uscire dalla logica per la quale è solo il Sud quello con i piani di rientro e ricordarsi in questa sede che Piemonte e Liguria sono uscite dai piani di rientro proprio per le ragioni che sono state ricordate, cioè per aver avuto una cattiva amministrazione, che le ha portate in una fase di difficoltà.
Ma segnala anche il fatto che è possibile uscire dai piani di rientro, che questa possibilità sta aumentando, ma che noi dobbiamo insistere, continuare a tenere insieme la valutazione economica con l'effettivo rispetto dei livelli essenziali di assistenza dei servizi erogati, o quel piano di rientro sarà pagato soprattutto in una riduzione drastica dei servizi sanitari garantiti ai cittadini.
È per questo tema, quello dell'utilizzo attento delle risorse, per le difficoltà che abbiamo ma anche per senso di responsabilità, che nasce il decreto-legge sulla appropriatezza e la discussione che ne è seguita. Allora, appropriato è ciò che è giusto, ciò che va fatto a quel paziente in quel momento con le conoscenze scientifiche che sono note in quella fase: questo è appropriato. Ma non è detto che ciascun medico di famiglia conosca tutto di tutti, di tutte le nuove tecnologie e le nuove possibilità, e lo stesso vale per il medico ospedaliero: è quindi opportuno che gli specialisti e le migliori società scientifiche italiane dicano la propria su quelli che sono i comportamenti inappropriati; spesso spinti, magari sollecitati dal paziente stesso, che richiede un esame in più, come se ilcheck up complessivo potesse dare una risposta, o forse perché non soddisfatto della risposta che gli viene.
Allora io ho trovato, come facilmente si può fare, una serie di documenti della Società italiana per la radiologia medica (SIRM), che interviene sollecita per un utilizzo appropriato delle risonanze magnetiche. E questo è gran parte dei provvedimenti che riguardano le 208 prestazioni: non c'entra nulla, come invece si dice in qualche sito, la mammografia, ma riguarda altri temi, e li elencherò. Dice la Società italiana per la radiologia medica: «In occasione del consiglio direttivo sono state rese ufficiali le indicazioni per un corretto utilizzo di questa tecnologia». Sono venute dalle società scientifiche. Dove sta l'errore nell'applicazione e le reazioni che abbiamo avuto? Invece di un dialogo tra specialisti, tra medici di famiglia e medici specialisti, abbiamo avuto un'imposizione dall'alto, con minacce di punizione. Raramente, se non mai, in questo modo si ottiene quel cambiamento culturale che è necessario per garantire la vera, effettiva tenuta del sistema sanitario, che non deve aver paura della cura appropriata, ma deve aver paura invece della cura non appropriata, in eccesso o in mancanza, per garantire ancora l'universalità del servizio(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Mozione
Data:
Lunedì, 12 Ottobre, 2015
Nome:
Donata Lenzi