Dichiarazione di voto
Grazie, signor Presidente. È sicuramente utile che il Parlamento torni a discutere di questo argomento e dia ulteriori indirizzi al Governo sulle nomine nelle società pubbliche, ed è utile questa discussione, innanzitutto, se guardiamo alle dimensioni di questo fenomeno. Lo hanno ricordato praticamente tutti i colleghi e le colleghe che sono intervenuti: in Italia, secondo i dati dell'ultimo rapporto del Ministero dell'economia e delle finanze, nel 2012 esistevano oltre 8 mila società partecipate dalle pubbliche amministrazioni, dallo Stato, degli enti territoriali e da altri enti della pubblica amministrazione.
Nel 95 per cento dei casi sono società partecipate da comuni, province e regioni; per quasi metà, sono società controllate e non solo partecipate. Ora, negli ultimi venti anni abbiamo assistito ad un movimento divergente tra lo Stato e le amministrazioni locali. Lo Stato ha messo in atto il più grande processo di privatizzazione delle economie avanzate: dal 1995 al 2010 abbiamo venduto decine e decine di partecipazioni statali, con un incasso di quasi 100 miliardi di euro. E questo processo sta andando avanti, come dimostra, da ultimo, la quotazione in Borsa e la parziale privatizzazione di Poste Italiane.
Sul versante delle amministrazioni locali, invece, il movimento è stato di segno opposto: vi è stato un allargamento, un'estensione del novero e del numero delle società partecipate o controllate dagli enti territoriali. Su questo punto, dissento, però, da una serie di interventi che ho ascoltato anche in quest'Aula.
Attenzione, perché questa proliferazione di società partecipate dagli enti locali, nella stragrande maggioranza dei casi, non è il frutto della mente perversa di qualche sindaco: deriva dall'idea, egemone negli ultimi venti anni, che i servizi pubblici locali andassero esternalizzati e aziendalizzati sempre e comunque; deriva dal fatto che questa corrente di pensiero egemone ha influenzato la legislazione di questo Paese, a partire dalla legge n. 142 del 1990, dal Testo unico degli enti locali e dai provvedimenti che si sono via via succeduti; deriva dalla frammentazione del quadro amministrativo italiano di un Paese che ha 8.092 comuni, e ogni comune è stato chiamato ad esternalizzare i servizi, a costituire società e quant'altro è accaduto in questi ultimi venti anni.
Questa è la vera storia dell'allargamento a dismisura.. Questa, signor Presidente, è la vera storia della crescita, eccessiva sicuramente, delle società partecipate da parte degli enti territoriali. È chiaro che, da qualche anno, c’è una riflessione che va in direzione opposta e diversa. Il primo punto di intervento, come hanno ricordato i colleghi, e io condivido queste riflessioni, è quello oggi di una drastica riduzione di un numero di società partecipate che è cresciuto a dismisura in questi anni. Una serie di provvedimenti assunti dal 2006 in avanti, non da oggi, vanno esattamente in questa direzione e da ultimo vanno in questa direzione le misure contenute nella legge di stabilità per il 2015 e quanto riaffermato nel Documento di economia e finanza che abbiamo discusso e approvato questo anno in quest'Aula. Vanno in questa direzione anche alcune misure contenute nel disegno di legge stabilità per il 2016 che il Governo ha incardinato in Parlamento in questi giorni.
Ora, il tema specifico oggetto di queste mozioni, più che il ridimensionamento, è la trasparenza. La trasparenza è l'altro campo su cui è essenziale intervenire e lo è innanzitutto per un primo motivo di fondo: serve la trasparenza per attivare quel controllo diffuso dei cittadini che serve a tenere il fiato sul collo dell'opinione pubblica su chi fa troppe società, permette che vengano gestite male, permette che accumulino perdite e nel frattempo impone tasse ai cittadini che servono, in alcuni casi, solo per coprire questi disavanzi. Però, anche qui, dissento da interventi esasperatamente critici che ho ascoltato oggi. Attenzione non partiamo da zero, signor Presidente. Ancora una volta, una serie di provvedimenti negli ultimi anni hanno dettato regole molto stringenti per quanto riguarda le deleghe, i compensi, il numero dei componenti dei consigli di amministrazione delle società pubbliche e questo è avvenuto innanzitutto a livello centrale per quanto riguarda le società partecipate o controllate dallo Stato. Vi sono state le direttive Saccomanni del 2013 e da ultimo gli interventi che nel 2014 hanno fissato un tetto rigido di 240 mila euro ai compensi degli amministratori. Questo per dire, signor Presidente, che, a livello centrale, le regole ci sono e, semmai, il punto è che queste regole vengano sempre più implementate e attuate con il massimo rigore e trasparenza. É questo quello che noi chiediamo al Governo per quanto riguarda le società direttamente o indirettamente controllate dallo Stato. È diverso il ragionamento che dobbiamo fare a livello locale perché lì oggettivamente c’è un quadro più frastagliato. Negli anni sono state via, via, previste delle regole più rigorose e più stringenti, ma spesso queste regole vengono disattese, non vengono applicate, rimangono sulla carta, con i fenomeni degenerativi che periodicamente esplodono e indignano l'opinione pubblica. Allora su questo punto, su quel 95 per cento di società partecipate o controllate dagli enti territoriali, noi invitiamo il Governo a fare di più, ad andare avanti sulla strada imboccata da parecchi anni, ad andare avanti e ad accelerare, se necessario, con ulteriori provvedimenti di legge. Indichiamo criteri tutt'altro che fumosi, perché noi chiediamo che vengano pubblicate, a tutti i livelli, le posizioni in scadenza. Chiediamo al Governo di prevedere norme per istruttorie precise e trasparenti per la selezione delle candidature.
Chiediamo e impegniamo il Governo a pubblicare su Internet i curricula, i profili, i criteri, che vengono seguiti per la selezione dei candidati e chiediamo a tutte le amministrazione pubbliche coinvolte che quando è in gioco la riconferma o meno di un amministratore, il primo criterio da seguire sia la valutazione dei risultati e ottenuti. Questi sono per noi i punti centrali che, in gran parte, sono ormai operativi per quanto riguarda le partecipazioni dello Stato, lo sono solo in parte per la galassia delle società controllate o partecipate dagli enti territoriali.
Su questi punti, insieme al contenimento delle retribuzioni dei dirigenti, così come è stato fatto per la pubblica amministrazione, chiediamo con questa mozione il massimo impegno da parte del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Mozione
Data:
Mercoledì, 28 Ottobre, 2015
Nome:
Antonio Misiani