Grazie signora Presidente. Cosa c’è di così importante in questa mozione che intende impegnare il Governo a celebrare la figura di Grazia Deledda e a promuoverne la conoscenza nelle scuole ? ntanto, vorrei ricordare che Grazia Deledda – è stato già detto – è stato il primo premio Nobel della letteratura italiana donna e che questo anno ne ricorre l'ottantesimo anniversario della morte e il novantesimo dal conferimento del prestigioso riconoscimento mondiale. Nel 1871, quando ella nacque, Nuoro era il cuore genuino e selvaggio della Sardegna. La corrente elettrica vi arrivò nel 1914 e quando i primi lampioni si accesero, tra lo stupore generale, la popolazione si raccolse tutta nella via principale per seguirne l'evento. La vita era ancora quella di un'isola nell'isola e quel suo presente la Deledda raccontò fin da subito. Prima che una scrittrice è stata una grande artista e lo è stata per come ha condotto la sua vita e, dentro la sua vita, per come ha costruito la sua opera, perché raccontare il presente è forse la forma più complessa di letteratura e di arte in generale. Giovane donna barbaricina, decisa e anticonformista, Grazia si sente fin da subito diversa dalle sue coetanee. Una volta morto il padre, e nonostante l'opposizione della madre e delle zie, si guadagna, lei autodidatta, il diritto di seguire lezioni private, il diritto di leggere e di studiare. Ambiziosa e poetica, piena di talento, ma ribelle. Libera e indipendente nella Sardegna dei servi pastori e dei muretti a secco, in una famiglia dove le donne sono le figure forti, immutabili, glaciali, mentre gli uomini si lasciano trasportare dagli eventi, inizia così a scrivere la sua storia, contro ogni stereotipo, ma seguendo il suo istinto. E furono soprattutto le sue letture a renderla la grande scrittrice che fu, quelle che le permisero di conoscere il naturalismo francese e i grandi romanzieri russi. Giovanissima pubblicò le sue prime novelle, le prime sui giornali sardi, e poi, nonostante la condanna della sua comunità, i primi romanzi. Una domenica in chiesa, durante la messa, aveva solo 17 anni, venne ripresa pubblicamente dal prete Virdis che dal pulpito disse: farebbe bene a pregare chi invece si diletta nello scrivere per i giornali storie scostumate. Il richiamo era rivolto a Grazia, ma né la sua vocazione, né la sua volontà subirono arresti, anzi continuò a scrivere nonostante regole e codici non scritti imponessero le ragazze dell'epoca di non studiare e di sposarsi, di andare sulla via già battuta, invece di cercarsene una propria di strada. Eppure tanti talenti si esprimevano nella Nuoro di quegli anni chiamata non a caso la Atene sarda. Parlo di Francesco Ciusa, di Antonio Ballero, pittore letterato, di Giuseppe Biasi, pittore, di Sebastiano Satta, già citato, ma erano uomini. Solo a Roma, dove si trasferì dopo il matrimonio, Grazia trovò la dimensione che la Sardegna le negava. Ebbe modo di prendere parte a dibattiti letterari, di confrontarsi con altri autori di fama italiana o già internazionale. E quella fu una strada che la scrittrice si costruì da sola, pezzo per pezzo, promuovendosi come la migliore agente letteraria di se stessa. Importantissima, sotto questo punto di vista, la sua copiosa corrispondenza con letterati e critici quali Stanis Manca, Angelo De Gubernatis o Epaminonda Provaglio, solo per citarne alcuni, con una capillarità che ricorda molto il nostro tempo e non c’è dubbio infatti che fosse una donna capace di credere nella sua arte ed in qualche modo fu un'innovatrice nel comunicarla. Era questa la sua modernità, quella di una giovane donna di Sardegna, della Sardegna più antica, che intrecciò relazioni personali con i circoli letterari del continente, così come negli stessi anni faceva Virginia Woolf, perché l'animo delle donne costrette in un recinto è lo stesso anche a distanza di chilometri e in contesti del tutto diversi. Io non conosco la falsa modestia, scriveva nel maggio del 1893 a De Gubernatis, e in arte non ci deve essere modestia per chi vuole farsi avanti. La spinta all'emancipazione non conobbe in lei e non conosce barriere. Grazia cercò il suo obiettivo tra altri più facili e lo perseguì con una tenacia pari solo alla dedizione per la sua terra. Voleva raccontarla, la sua terra: come Omero fece per l'Atene degli eroi, così lei fece per la Sardegna e per la Barbagia, alzando un velo su un mondo comunque sconosciuto. Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità, ebbe a dire, ma perché amo immensamente il mio Paese. Narrare intera la vita e le passioni del mio popolo così diverso dagli altri, così vilipeso e dimenticato, e perciò più misero. Un mondo sconosciuto, dicevo, ma pieno di poesia malinconica.
Scriveva ancora: il cielo sembrava il mare, il vento era mio fratello, le nuvole i sogni che non potevano tradirmi, l'altura l'unica amica fedele. Il monte Ortobene, aggiungo io, era il suo personale Colle dell'infinito. Un racconto, quello di Grazia, che si svolge intorno al focolare dove si ascoltano le storie della vita, in un paesaggio poetico che racconta la preparazione del pane carasau che i pastori portavano con sé nelle lunghe settimane in cui non tornavano a casa; che racconta di una Sardegna immensa e innocente, separata da un mare malinconico, con parole che ci fanno quasi vedere il colore dell'aria in un afflato visionario coerente con la dimensione morale di quel mondo.
Se c’è una terra dove la natura diventa essenza mistica, regola per l'uomo, questa è tuttora la nostra isola. Non si deve pensare, tuttavia, è stato già detto, che Deledda sia stata una scrittrice di rottura e di rivoluzione. Nella sua opera non c’è nessuna volontà di mutamento delle condizioni date. Forse, invece, c’è la volontà di riaffermare un mondo di cui provava rispetto, senza mai perdere il senso delle proprie radici come quelle di un paesaggio poetico ed aspro, dagli ulivi secolari e dai forti graniti. Venne spesso osteggiata e la sua arte sbeffeggiata; non amata, comunque, da scrittori del calibro di Luigi Pirandello o Benedetto Croce. Tutto pur di rispedire l'opera di questa piccola donna, fiera e determinata, nel novero della narrativa del lirismo regionale.
Il suo talento e la sua forza, però, avevano già valicato mari e monti, facendone riconoscere l'opera dal consesso di Stoccolma, che nel 1926 le conferì il premio Nobel per la letteratura. L'unica donna italiana ad aver vinto il Nobel dopo Carducci e prima di Pirandello. Dopo di lei solo un'altra donna italiana, Rita Levi Montalcini. In conclusione, signor Presidente, è in questa storia di donna che sta il messaggio universale della sua opera, che oggi noi chiediamo, nell'80o anniversario dalla sua morte, che venga riconosciuta tra i grandi autori della nostra letteratura, il cui studio nelle scuole è irrinunciabile insieme a quello di altre donne insigni nel campo della letteratura, della cultura, delle scienze, dell'economia; che si individuino nel 90o anniversario del conferimento del premio Nobel e in collaborazione con le istituzioni culturali del Paese, con la regione Sardegna e i comuni del parco letterario Grazia Deledda opportune iniziative finalizzate a celebrarne la memoria e l'opera.
Le sue parole al discorso del conferimento del Nobel descrivono con chiarezza il senso della sua arte: quando cominciai a scrivere, a tredici anni, fui contrariata dai miei. Il filosofo ammonisce: se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti; se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora; se per la terza volta lo fa, lascialo in pace, perché è un poeta. Senza vanità, conclude Grazia, anche a me è capitato così. Avevo un irresistibile miraggio del mondo. E nelle sue parole si trova il messaggio universale della sua opera e la sua contemporaneità, nella forza del suo racconto e nel suo essere donna che resiste. E vogliamo farlo ancora oggi, a maggior ragione, che ricorre il 70o anniversario del diritto delle donne al voto. Una conquista di civiltà nata con la nostra Repubblica. E qui, Presidente, mi permetta di ricordare e rendere un tributo commosso a un'altra grande donna del nostro Paese, una delle madri della nostra Repubblica, Tina Anselmi, recentemente scomparsa (Applausi).
Dichiarazione di voto
Data:
Giovedì, 3 Novembre, 2016
Nome:
Caterina Pes