Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 28 Luglio, 2015
Nome: 
Stella Bianchi

 

Vai alla scheda della mozione

Grazie, Presidente. In effetti, finalmente, il Parlamento oggi si occupa di una questione molto importante e devo dirle, Presidente, che ci piacerebbe moltissimo sbagliarci. Ci piacerebbe davvero molto che il 2015 non sia destinato a diventare il più caldo anno da sempre, dall'inizio delle rilevazioni, da 136 anni a questa parte e che questo non sia destinato a succedere per la quattordicesima volta consecutiva. Ci piacerebbe anche molto che già non si fosse registrato un aumento della temperatura media globale di più 0,85 gradi e che già non stessimo registrando gli impatti molto drammatici, molto dolorosi, anche nel nostro Paese, ricordo da ultimo, e per tutte, la tragedia che c’è stata qualche giorno nella riviera del Brenta, in provincia di Venezia. Ci piacerebbe che non avessimo già superato le 400 parti per milione di CO2 in atmosfera, contro le 280 che c'erano nel periodo precedente alla rivoluzione industriale e che, invece, purtroppo la soglia critica è a 450 parti per milione di CO2. Quindi, ci piacerebbe davvero che questa differenza tra la soglia critica e quella che abbiamo già oltrepassato non sia così breve. Ancora, vorremmo tanto che con le politiche attuali non fossimo destinati ad avere degli aumenti, a fine secolo, tra i 3 e gli 8 gradi, e i 4 e i 5 gradi.
Ci piacerebbe sbagliarci, ma purtroppo, Presidente, non è così. Dobbiamo prendere atto del consenso unanime della scienza, del fatto che c’è un effetto riscaldamento globale che ha un impatto sullo variabilità naturale del clima. Sono d'accordo con il collega dell'NCD che è intervenuto prima: c’è, in effetti, un pensiero unico. C’è un pensiero unico della scienza: il 99 per cento degli scienziati dice che i cambiamenti climatici in atto sono dovuti all'attività umana ed essenzialmente all'uso di combustibili fossili, carbone e petrolio e gas per primi.
Quello che abbiamo messo in moto, per usare l'espressione, la descrizione, che ne ha dato James Hansen, che è direttore nella NASA del Goddard Institute for Space Studies è che: ciò che sta accadendo nella storia del clima è che abbiamo azionato il meccanismo al contrario e ad alta velocità, stiamo reimmettendo in atmosfera CO2, una decina di migliaia di volte più velocemente di quanto i processi naturali possono rimuovere. Allora, se è così, se abbiamo azionato noi il meccanismo al contrario che ci sta portando verso questa catastrofe, noi essere umani dobbiamo azionare e fermare questo meccanismo e lo possiamo fare fermando le emissioni di gas serra. Quindi, la prima cosa da fare, in assoluto, è quella di ridurre le emissioni di gas serra e dobbiamo riuscire a farlo in tempo utile. Il tempo in qualunque attività, ma qui in particolare, è una variabile fondamentale.
Un'azione forte presa, però, in ritardo, non avrebbe gli stessi effetti di un'azione forte presa in modo tempestivo, come dobbiamo fare. La priorità è ridurre le emissioni di gas serra e, in particolare, fermare il carbone. Il carbone è in assoluto il combustibile fossile più pericoloso. Quindi, dobbiamo fermare ogni nuova centrale a carbone e chiudere quelle esistenti nell'arco dei prossimi due decenni. Ma è importante che tutto questo avvenga in una cornice globale, non possiamo certo immaginare che un Paese da solo possa risolvere ciò che è una questione globale, che riguarda ognuno di noi, ma tutti i Paesi insieme. Per questo il vertice Parigi delle Nazioni Unite è una tappa così fondamentale. Lì a Parigi nel dicembre di quest'anno dovrà essere raggiunto un accordo globale vincolante di riduzione delle emissioni di gas serra che ci consenta di contenere riscaldamento globale entro la soglia di 2 gradi di aumento della temperatura media globale rispetto ai periodi precedenti alla rivoluzione industriale. Questa soglia dei 2 gradi, sono d'accordo con i colleghi che lo hanno sottolineato prima, non è una soglia che ci mette in sicurezza, è una soglia alla quale si associa, comunque, un forte livello di pericolosità, ma è la soglia oltre la quale scattano reazioni letteralmente catastrofiche che si autoalimentano. È la soglia oltre la quale gli scienziati non sono più in grado di prevedere che cosa succederebbe all'ambiente naturale nel quale viviamo ed è, quindi, quella alla quale assolutamente dobbiamo attestarci. Già molto è stato fatto dal Governo italiano. Mi spiace su questo dissentire con la collega Pellegrino di Sinistra Ecologia Libertà e con la collega Castiello di Forza l'Italia, ma sono i fatti che mi consentono di farlo. Nel semestre di Presidenza italiana, ottobre 2014 il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo ha adottato il pacchetto clima energia al 2030. Non era facile farlo, perché sappiamo tutti che nella UE a 28 ci sono forti resistenze sulle politiche climatiche e la Polonia innanzitutto che ha nel suo mix energetico una fortissima componente di carbone che, come dicevo, è la prima componente a dovere essere eliminata. Ma il Governo è riuscito, appunto, ad ottenere questo importante risultato: 40 per cento di emissioni di CO2 in meno al 2030, rispetto al 1990, almeno 27 per cento in più di rinnovabili e di efficienza energetica. Sottolineo «almeno», perché naturalmente ci auguriamo tutti che gli impegni possano essere superiori.
E l'impegno dell'Europa ha in qualche modo sospinto anche la Presidenza Obama o, per così dire, ha fatto buona compagnia agli impegni che finalmente il Presidente degli Stati Uniti nel suo secondo mandato sta prendendo nel contrasto ai cambiamenti climatici, fino ad arrivare ad un accordo storico con la Cina, nel novembre scorso, la Cina che finalmente passa dal considerarsi libero inquinatore, che ha diritto di farlo perché non l'ha fatto nei secoli precedenti, nonostante sia il primo emettitore al mondo. Ricordiamo che Stati Uniti e Cina insieme valgono il 47 per cento delle emissioni mondiali. Quindi, come dicevo, la Cina finalmente inizia a prendere impegni di riduzione delle emissioni ed è fondamentale che i due grandi emettitori questa volta siano della partita e non come ci è già successo in passato.
Dunque le mozioni essenzialmente hanno questo obiettivo, la nostra mozione essenzialmente ha questo obiettivo, quello di fare in modo che il Governo, che già si è impegnato nel semestre di Presidenza italiana del Consiglio europeo, continui nel suo impegno, insieme agli altri Paesi dell'Unione europea, per arrivare a Parigi ad un accordo globale vincolante, ambizioso, consistente, che sia effettivamente in grado di contenere il riscaldamento globale nella soglia dei 2 gradi, non dimenticandoci che quell'accordo va in vigore al 2020. Io capisco tutte le cautele del caso, ma questo lasso di tempo 2015-2020 non possiamo assolutamente permetterci di farlo passare senza che siano prese misure importanti di riduzione delle emissioni.
E poi abbiamo provato a delineare quello che dobbiamo fare per adattarci a quella che è certamente una grandissima minaccia, ma che è anche un'occasione, che ci dà una straordinaria opportunità di trasformare le nostre economie, di creare lavoro, di creare benessere, di ripensare il nostro modello di sviluppo. La prima cosa, oltre alla mitigazione, come dicevo, e riduzione delle emissioni di gas serra, è l'adattamento. Le nostre comunità devono diventare più sicure, i nostri territori devono diventare più sicuri e, quindi, deve essere approvata al più presto la strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici con il piano di attuazione che abbia risorse e interventi definiti. Dobbiamo avviare una revisione della strategia energetica nazionale. Non sfugge a nessuno di noi che quella strategia energetica nazionale va rivista alla luce degli obiettivi che decidiamo di darci: promuovere politiche industriali e incentivi per tecnologie e attività a bassissimo impatto di carbonio; cambiare l'organizzazione delle nostre città che devono diventare più intelligenti, più efficienti nell'uso delle risorse, resilienti e più in grado di reggere l'impatto dei cambiamenti climatici; mobilità sostenibile; l'agricoltura deve diventare una protagonista nella decarbonizzazione; istituire un servizio meteorologico; cooperazione allo sviluppo. Tutti elementi assolutamente importanti.
Infine, cosa che consideriamo di grandissima importanza, dobbiamo dare un prezzo al carbonio. L'economia deve ricevere un giusto segnale di prezzo. Se riusciamo a fare funzionare in sede europea il sistema ETS, benissimo, altrimenti iniziamo a riflettere di una vera e propria carbon tax. Le imprese devono sapere che inquinare costa loro moltissimo e devono scegliere tecnologie e attività a bassissimo impatto di carbonio.
Il clima, Presidente, riguarda ognuno di noi. È già così adesso. Ognuno di noi vive sulla propria pelle gli effetti e gli impatti dei cambiamenti climatici e terribile sarà l'impatto, il prezzo che le generazioni future, già la prossima, saranno costrette a pagare se non riusciremo ad agire in tempo. Il clima chiama in causa ognuno di noi e su questo di nuovo straordinario – lo ricordo anch'io come tutti abbiamo fatto – il messaggio che ci arriva da Papa Francesco con la sua enciclica «Laudato si’ », che chiama ognuno di noi a custodire il creato, anche per stringenti, innegabili ragioni di giustizia ambientale e di giustizia tra le generazioni.
Infine, Presidente, faccio mie le considerazioni sul realismo, a cui alcuni colleghi ci hanno richiamato. Il realismo è una qualità essenziale e dobbiamo averla, il realismo però quello che ci arriva dalla scienza, dalle leggi della geofisica che sono immutabili. Noi non possiamo non sapere quali sono gli effetti delle politiche che stiamo perseguendo. Naturalmente gli interventi dovranno tenere conto dei vincoli, delle politiche che sono concretamente perseguibili, ma dobbiamo sapere che quei vincoli sono però modificabili, perché siamo noi che poniamo i vincoli sociali, i vincoli politici, i vincoli economici.
Quello che non possiamo modificare sono le leggi della Terra. Allora, Presidente, concludo davvero. Abbiamo tutte le possibilità per vincere la sfida dei cambiamenti climatici e la tecnologia e l'innovazione ci aiuteranno a farlo. Quello che proprio non può mancarci è la volontà politica di vincere la sfida dei cambiamenti climatici. E per questo annuncio il voto favorevole del Partito Democratico alla mozione sul clima.