Data: 
Lunedì, 20 Luglio, 2015
Nome: 
Ermete Realacci

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Grazie, Presidente. Illustro una mozione – sono largamente d'accordo con le cose che ha detto la collega Pellegrino – che ha come prima firmataria la collega Stella Bianchi e non credo che sia utile qui ricordare l'importanza del tema. Diceva Bernard Shaw che i fatti sono argomenti testardi. Sarebbe fin troppo facile citare il caldo di questi giorni, ma sarebbe ancora una cosa sbagliata, perché quando parliamo di mutamenti climatici non parliamo solo di innalzamento della temperatura ma di uno sconvolgimento del clima. È vero, gli ultimi trent'anni sono stati i più caldi da 1.400 anni; il 2014 è stato l'anno più caldo da quando esistono le rilevazioni sulle temperature del pianeta, ma è anche vero che questi effetti hanno effetti più generali. Secondo il professore Maracchi, gli eventi meteorologici estremi sono aumentati del 900 per cento negli ultimi decenni. Recentemente abbiamo visto, per esempio, una tromba d'aria atipica, violenta, che ha colpito il Veneto; sappiamo che il nostro Paese è fragile ed è chiamato, come diceva anche la collega Pellegrino, a strategie particolarmente efficaci di adattamento, come si suole dire, perché, in ogni caso, dovremo fronteggiare alluvioni, piogge ed eventi meteorologici più estremi nel prossimo periodo. Il Mediterraneo è un'area sensibile, lo è dal punto di vista climatico. 
È un'area temperata, un'area in cui c’è molta acqua, e l'acqua, a volte, funge da amplificatore di questi fenomeni. Lo è dal punto di vista sociale, perché poi parte delle migrazioni che interessano il nostro continente sono figlie non solo di tensione e di guerra, di massacri, ma sono figlie anche di mutamenti climatici che spingono alla ricerca di speranza, popolazioni a cambiare. L'obiettivo della mozione, che, ripeto ha come prima firmataria la collega Bianchi, è quello di chiedere all'Italia di giocare un ruolo da protagonista alla COP21 di Parigi; un ruolo di punta perché quell'appuntamento non può andare perduto, il che significa fissare degli obiettivi ambiziosi ma anche degli obiettivi verificabili. Sappiamo che l'Europa si è data l'obiettivo di ridurre del 40 per cento le emissioni di CO2 entro il 2030 e, con un atto che è interessante dal punto di vista culturale ma che potrebbe essere anche un po’ generico, addirittura l'ultimo G7, che si è tenuto all'inizio di giugno in Germania, si è dato l'obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 entro la fine del secolo. Ma la fine del secolo è lontana, dobbiamo fissare degli obiettivi intermedi. Bisogna, per quanto riguarda il nostro Paese, fare anche i passi giusti, come, per esempio, adottare in via definitiva la strategia nazionale di adattamento; favorire il protagonismo – come chiediamo nella mozione – di sindaci, amministrazioni, comunità, su questo terreno; modificare il sistema fiscale – questo lo dico anche alla sottosegretaria Amici: la delega prevedeva che questo facesse parte dell'attività del Governo, ma per ora non è stato fatto; favorire forme di economia come l'economia circolare, la green economy, che vanno nella giusta direzione. 
Però lo voglio dire anche con franchezza che io riterrei sbagliato politicamente, antropologicamente se vogliamo, puntare su un misto fra allarmi, seppur molto fondati, come abbiamo visto, e una indicazione che assegna a una burocrazia tecnocratica il compito di decidere il da farsi. Anche in questo Parlamento, si è ricordato qualche settimana fa, un importante politico ambientalista, uno dei politici più originali che l'Italia abbia avuto, Alexander Langer, aveva sempre sostenuto (e io ero e sono d'accordo con lui) che la conversione ecologica o è desiderabile o perde. Allora dobbiamo capire quale è il valore d'uso di questa sfida, oltre la sua necessità, e il valore d'uso è elevatissimo. Mi limito a segnalare due terreni. Uno geopolitico. L'Europa è stata protagonista di questa sfida. Oggi abbiamo visto che si muovono anche USA e Cina e si muovono certo non perché sono animati da sensibilità superficiali, ma perché emergono i problemi. Addirittura la Cina che non è certo un modello dal punto di vista in generale delle politiche ambientali, lo scorso anno, un anno difficile economicamente per la Cina perché è cresciuta solo del 7 per cento, ha visto diminuire le sue emissioni dell'1 per cento, il che significa che anche in quel paese sono in atto delle politiche molto energiche da questo punto di vista. 
Però l'Europa è stata protagonista, anzi, se dovessi indicare un terreno su cui l'Europa ha rispettato le premesse della Costituzione europea che fu a suo tempo scritta, cioè quella di essere uno spazio privilegiato della speranza umana, è quello del clima, in cui se non ci fosse stata l'Europa non si sarebbe fatto praticamente niente. Devo dire che un'Europa protagonista, è tanto più importante perché abbiamo visto un'Europa strappata, invecchiata, ingrigita in tutta la vicenda greca. Ritrovare l'anima dell'Europa è fondamentale e questo è uno dei terreni in cui può accadere. 
Il secondo terreno è proprio quello dell'economia. Talvolta con posizioni anche a mio avviso sbagliate e retrò di una parte del sistema economico delle imprese, ma anche in generale dei pensatori dell’élite del nostro paese in particolare, dove questi sono temi troppo spesso sottovalutati a tutti i livelli, a cominciare da quello dell'informazione economica e politica, si tende a pensare che noi usciremo dalla crisi come ci siamo entrati. Una specie di ricetta come quella del grande Edoardo «ha da passà ’a nuttata». Non è così. Noi usciremo dalla crisi soltanto cambiando, individuando la direzione del cambiamento e sono in atto dei cambiamenti formidabili molto più forti di quelli che noi potevamo pensare. Chi ci avesse detto qualche decennio fa che una eclissi solare sarebbe stata da alcuni considerata un rischio per la produzione di energia elettrica, sarebbe stato guardato come uno sciocco. Hanno un po’ esagerato anche questa volta, per la verità, però questo è accaduto perché nel nostro paese oggi il 40 per cento dell'energia elettrica è prodotto da fonti rinnovabili, un obiettivo molto alto. È molto importante – questo lo dico anche al sottosegretario Amici – che il Governo nel rivedere errori che sono stati fatti di incentivazioni che hanno spinto più la finanza che non l'industria su questo terreno non commetta l'errore in una fase in cui questo settore è in formidabile sviluppo di far deperire le filiere nazionali. Mi riferisco anche agli incentivi sul fotovoltaico, sulle fonti rinnovabili, sul minieolico, perché continuare a incentivare la termovalorizzazione o incentivare quello che è l'effetto di una risposta a una crisi industriale, quello degli zuccherifici con i fondi che dovrebbero andare per una politica energetica basata sulle rinnovabili sarebbe un grave errore. L'Italia in molti di questi settori ha anche una forza in termini di industria e brevetti e su questo penso alla chimica verde, al solare termico a concentrazione, agli inverter, ma anche a tante iniziative minori. La scorsa settimana è stata inaugurato a Marina di Pisa un impianto per produrre energia dal moto ondoso, un impianto molto innovativo, ne verrà realizzato tra poco un altro, anche assieme ad ENEL green power alle Maldive. È un terreno in formidabile sviluppo. L'anno scorso erano installati nel solo campo del solare nel mondo 177 mila megawatt e si valuta che questo anno aumenteranno di 40 mila megawatt. Questo sta accadendo anche in paesi come i Paesi arabi in cui, come sappiamo (anche se anche loro hanno dei problemi tecnologici), l'insolazione è particolarmente forte. 
Questo cambiamento ha seppellito opzioni che molti anni fa sembravano fortissime. Pensate al nucleare, se l'ENEL avesse cominciato a costruire centrali nucleari anziché essere fermata dalla saggezza dei cittadini italiani sarebbe una bad company, perché il nucleare è un fallimento. Nelle scorse settimane vi è stato un ricorso dell'Austria contro la Gran Bretagna perché quest'ultima per costruire una centrale nucleare con tecnologia francese ha previsto un incentivo per 35 anni che farà pagare quell'energia il doppio, altro che energia a basso costo ! Oppure pensate al carbone, anche nel mio partito anni fa vi era chi riteneva che la centrale di Porto Tolle fosse indispensabile per l'Italia. La nuova dirigenza dell'ENEL, una delle più avanzate del mondo su questo terreno, non solo ha detto che non farà Porto Tolle, ma ha detto che chiuderà 22 centrali di vecchia concezione, quelle più inquinanti, praticamente quasi tutte le centrali a carbone di vecchia generazione. 
Dice un proverbio cinese: quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento. Ecco, noi vorremmo che l'Italia fosse dalla parte di quelli che costruiscono i mulini a vento. In questa direzione anche l'enciclica di Papa Francesco, un'enciclica molto innovativa che io penso in futuro sarà paragonata per importanza alla Rerum Novarum, secondo me può parlare italiano. In che senso ? Papa Francesco nella sua enciclica parla non solo di ambiente, ma parla di un'economia a misura d'uomo, parla di tanti altri squilibri che ci sono nel mondo. Mette assieme grandi temi e comportamenti. Nell'enciclica si parla del car sharing, delle raccolte differenziate. Questo tipo di economia assomiglia a larga parte dell'economia italiana, perché c’è un'innovazione legata ai temi ambientali che innerva la nostra economia anche senza le politiche. Secondo un'indagine fatta da Symbola e Unioncamere il 22 per cento delle imprese italiane hanno investito in green economy dall'inizio della crisi e queste imprese sono quelle che esportano il doppio, hanno prodotto il 40 per cento dei posti di lavoro lo scorso e innovano di più. Questo accade in tutti i settori, non solo quelli tradizionali. Per esempio, pochi sanno che noi, come Italia, siamo il Paese che recupera più materie prime in Europa. 
Il Presidente lo sa bene, siamo il Paese della terra dei fuochi, il Paese della Sicilia, una regione con un livello di gestione dei rifiuti inaccettabile, ma siamo anche il Paese che recupera più materia prima in Europa. Noi recuperiamo 24 milioni di tonnellate di materia prima all'anno, più dei tedeschi, che hanno un'economia più forte della nostra, perché i nostri cromosomi antichi, che passano per Brescia per i metalli, per Prato per gli stracci, per Lucca per le cartiere, e potremmo continuare, ci hanno abituato ad usare la nostra povertà per produrre innovazione e noi da questo recupero di materie prime risparmiamo 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all'anno. 
Questa innovazione attraversa tutti i settori in cui noi siamo forti. Vale per l'agricoltura che scommette sulla qualità, vale per le ceramiche che competono nel mondo perché sono più belle, ma anche perché hanno dimezzato i consumi di energia e di acqua e ridotto la produzione di rifiuti. Vale per le macchine agricole in cui in tanti segmenti siamo leader nel mondo anche perché le nostre macchine agricole consumano meno energia, meno acqua e meno prodotti chimici. Vale per le giostre, i bambini di Pechino, di Shanghai, di Copenaghen, di Coney Island, giocano su giostre italiane; le nostre giostre vincono non solo perché sono più belle, ma anche perché rispetto a quelle tedesche sono più leggere e consumano la metà dell'energia. Potremmo continuare praticamente in tutti i settori e questo oggi incrocia, torno a Langer, anche dei formidabili cambiamenti che ci sono nei comportamenti, perché noi siamo il Paese appunto della Sicilia sulla raccolta differenziata, ma siamo il Paese in cui in provincia di Treviso vi sono 100 comuni che realizzano l'85 per cento di raccolta differenziata e l'obiettivo oggi di rifiuti zero non è solo uno slogan, è un obiettivo che può essere praticato con le giuste politiche. Milano è nel mondo la città che ha il livello più alto di diffusione della raccolta dell'umido e i punti di eccellenza nel nostro Paese potrebbero continuare, soprattutto quando l'Italia fa l'Italia. Quando incrocia al tempo stesso innovazione, qualità, bellezza e quando si nutre della forza delle comunità. 
Diceva Cipolla che la missione dell'Italia è produrre all'ombra dei campanili cose che piacciono nel mondo. Dà anche alla decrescita il suo vero significato, decrescere non significa diminuzione dell'economia, perché se fosse così staremmo vincendo e in Grecia sarebbe un trionfo. C’è una decrescita positiva e possibile e parla di diminuzione del consumo di territorio, del consumo di energia e di materie prime. 
Questa si può fare se uno scommette su quella grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l'intelligenza umana, si può fare in Italia in maniera particolare perché l'Italia quando è forte, quando fa l'Italia, incrocia questo, come dice anche l'articolo 9 della nostra Costituzione, con la bellezza, con la cultura, con la qualità. È questa la forza dell'Italia nel mondo. Allora io penso che questa sfida va vista così, cioè non è un dover essere, non è solo un obbligo, è anche un obbligo per tutte le cose che si sono dette, ma è una straordinaria occasione per ripensare l'economia, per ripensare la società, per rendere protagonisti i cittadini e le comunità del futuro. Pensate ai cambiamenti che sono avvenuti per esempio sul car sharing, a Milano ci sono 120 mila persone che oggi usano il car sharing. Io ricordo che il primo tentativo di car sharing di Legambiente all'inizio del 2001-2002 era rappresentato da poche centinaia di eroi che per militanza lo usavano. Oggi questo significa tante cose, significa occasioni di lavoro, significa occasioni anche di cambiamento delle relazioni tra le persone, c’è una bellissima esperienza per esempio che è stata da poco avviata nelle Marche, Second life si chiama, in cui si stanno rigenerando gli elettrodomestici. Questo fa sì che persone che magari, siccome le riparazioni costano troppo, tenderebbero a comprare elettrodomestici di qualità più bassa, che non sono fatti in Italia, che vengono in genere dall'Est o addirittura dalla Cina, riutilizzando gli elettrodomestici, li pagano di meno, non hanno una garanzia, a volte questi elettrodomestici vengono recuperati in maniera tale da consumare anche meno energia e tutto questo settore ha una potenzialità mostruosa di produrre lavoro. Quando io penso ai ragionamenti che si fanno sull'IMU, vorrei ricordare che nel 2012, l'ultimo anno in cui si è pagata l'IMU sulla prima casa, l'IMU in media valeva 235 euro. Fra una casa costruita bene e una casa costruita male, passa una bolletta da 1.500-2.000 euro, ridurre di un terzo questa bolletta, è il doppio del risparmio dell'IMU ma produce un'enorme quantità di lavoro. Noi lo sappiamo, in Commissione ci abbiamo lavorato assieme, il credito di imposta dell’ecobonus l'anno scorso ha prodotto 28 miliardi di euro di investimenti e mobilitato complessivamente 350 mila posti di lavoro in un settore drammaticamente in crisi come l'edilizia, senza consumare territorio, producendo innovazione e qualità. Il Ministro Delrio si è impegnato a consolidare ed estendere l’ecobonus, allargandolo non solo al consolidamento antisismico ma anche per esempio all'amianto, perché se noi non incentiveremo in qualche maniera i cittadini a togliere l'amianto dai tetti, l'amianto resterà lì. Termino dicendo che tutto questo c’è dietro la nostra sfida alla COP 21, un'idea ambiziosa di Europa che faccia l'Europa, che non abbia quel volto arcigno e burocratico che tutti possiamo immaginare in questo momento con chi possa venire identificato, che scommetta sul futuro, che scommetta su una leadership nel mondo – che per ora ha, ma che non è detto conservi – in cui un'idea di futuro, una visione, tecnologie, innovazione, una forte economia aiuti nel mondo, si metta al servizio del mondo e dentro quest'Europa l'Italia può svolgere un ruolo di primo piano. Già lo svolge, lo svolge nei fatti con le sue imprese. C’è una bella frase che Clinton ha detto una volta sull'America e che secondo me vale per l'Italia ancora di più, Clinton una volta ha detto che non c'era nulla di sbagliato in America che non potesse essere corretto con quanto di giusto c'era in America. Questo vale per l'Italia ancora di più, l'Italia ha un mare di problemi, non stiamo qui ad elencarli, non sono solo il debito pubblico e l'illegalità, la corruzione, la burocrazia, il sud che perde contatto, tantissimi problemi, ma è un Paese formidabile se tira la rete dei suoi talenti. Non c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia, è una sfida ambiziosa e visionaria ma molto concreta, come quella dei mutamenti climatici, delle tecnologie, di un mondo a misura d'uomo. È una sfida che tira fuori il meglio dell'Italia ed è a questa Italia che noi vorremmo che andasse con un Governo ai massimi livelli alla COP 21 di Parigi.