Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 26 Settembre, 2016
Nome: 
Walter Verini

 Grazie, Presidente. Credo che sia una discussione molto importante quella che il Parlamento sta affrontando. I contenuti delle mozioni, a partire da quella, naturalmente, del mio gruppo, sono contenuti in larga parte condivisibili; e io voglio ringraziare, non formalmente, tutti coloro che ci hanno lavorato, in particolare il nostro Piergiorgio Carrescia, che, con impegno e anche con grande tenacia, ha elaborato una proposta di documento davvero efficace. Quella di un mese fa, poco più di un mese fa, è una tragedia che ancora sulla pelle di tutti noi ha provocato e sta continuando a provocare brividi, un dolore ancora vero, una ferita apertissima, drammaticamente aperta. 
La mia regione, l'Umbria, non ha avuto in quelle ore, direttamente, lì, in loco, delle vittime, e tuttavia alcuni umbri sono morti, perché si trovavano nelle zone laziali dove il terremoto ha provocato quasi 300 vittime. È stata colpita in Umbria soprattutto la zona della Valnerina, una zona che, con Norcia e altre frazioni, già ha conosciuto in passato la forza violenta e distruttrice dei terremoti. La mozione – lo ha detto bene Carrescia – che abbiamo presentato richiama alcuni obiettivi e impegni sui quali il Governo, fin dal primo momento, sta lavorando insieme ai comuni, insieme alle regioni. Però è giusto che anche il Parlamento faccia la sua parte, si pronunci, impegni il Governo, assuma le proprie responsabilità per le decisioni che dovremo o sostenere, per i provvedimenti che prenderà l'Esecutivo, o promuovere, per il lavoro di medio periodo che attende anche Camera e Senato. 
Quindi, è giusto che si discuta, è giusto che si approvino mozioni che possano definire quel percorso, dopo il superamento della fase emergenziale, per una ricostruzione che sia seria, trasparente: una ricostruzione, certo, edilizia, anche delle seconde case, ma anche e soprattutto, oltre che edilizia, economica, urbanistica, sociale, scolastica, culturale e turistica. Ma anche l'impegno che ci dobbiamo prendere è per trarre lezione da questa nuova tragedia, avviare quello che all'Italia è davvero sempre mancato: un serio piano di prevenzione, di messa in sicurezza del territorio, del patrimonio edilizio abitativo, dell'assetto idrogeologico, troppo spesso violentato da una sconsiderata politica di gestione e consumo del territorio, di costruzione senza regole, di uno sviluppo solo quantitativo, di uno sviluppo che troppo spesso, per dirla con Pasolini, non ha coinciso con il progresso. 
I punti fondamentali della nostra mozione sono già stati ricordati e riguardano, innanzitutto, tutti quei territori che sono stati colpiti quella terribile notte, a partire dalle zone di Amatrice, di Accumoli e di Arquata; anche la mia regione, dicevo, è stata colpita essenzialmente in quei comuni della Valnerina. 
La cosiddetta fase emergenziale si sta completando e anche questa terra attende con speranza la concretizzazione più rapida possibile di una ricostruzione che rispetti l'identità di quel territorio, che ridia al più presto tutte le risposte, fiscali, di sostegno finanziario all'attività economica, alle imprese, alle attività produttive, a quelle commerciali e turistiche che sono andate distrutte o che hanno subito gravi colpi. O la ricostruzione prevede l'insieme di questi aspetti o non sarebbe vera ricostruzione, ma, se si può dire avendo davanti agli occhi e nel cuore il dolore straziante di quelle comunità, noi crediamo che si possa avere fiducia. Lo diciamo per alcuni fatti: citavo l'impegno complessivo dello Stato, che è stato immediato. 

Fin dai minuti successivi, la macchina si è messa in moto: il Governo, con i suoi vertici, ha coordinato subito, sul campo, il lavoro immediato; così è stato per i presidenti delle regioni interessate, per i sindaci che si sono rimboccati le maniche. La Protezione civile ha svolto e sta svolgendo il suo lavoro con straordinaria capacità e tutte, tutte le forze dell'ordine e della sicurezza sono state davvero esemplari, compiendo il proprio dovere ben al di là e oltre il proprio dovere. Ed è giusto, naturalmente, citare in primis i vigili del fuoco, il cui intervento ha consentito di salvare tante persone e di prevenire ulteriori pericoli e danni dai crolli avvenuti in seguito al permanere angoscioso delle scosse in questo mese. 
Poi, citiamo i volontari che in centinaia sono accorsi da tutta Italia per solidarietà, per dare una mano senza chiedere niente, e la grande catena di solidarietà che in tutto il Paese si è consolidata, con tante iniziative per raccogliere fondi e altro materiale per le popolazioni, a partire dai bambini, che sono i primi a dover tornare a sorridere, e a partire dalle scuole, che sono tornate a funzionare. Concludendo, Presidente, la linea già avviata dal Governo a stretto contatto con le regioni e le autonomie locali è quella giusta: superamento dell'emergenza, anche di fronte alla stagione invernale, nessuno sradicamento. Ho riflettuto sulla volontà di quelle popolazioni, che dicono: «non ci mandate via, non ci sradicate». E non c’è solo un giusto e un legittimo attaccamento identitario alle proprie radici: c’è anche la volontà, gelosa e giusta, di tenere insieme quella coesione sociale che caratterizza quei borghi e quelle realtà di quell'Italia di mezzo operosa, serena, che ha problemi, perché ha molti problemi, ma che certamente ha nella coesione sociale uno dei propri capisaldi. 
La messa in opera di adeguate abitazioni provvisorie, la ricostruzione rapida e transitoria, il sostegno alle attività produttive, a partire da quelle agricole, zootecniche, economiche e sociali, e un impegno reale a fare tutto con trasparenza, efficienza, efficacia, evitando possibili rischi di infiltrazioni che bisogna sempre monitorare, infiltrazioni criminali, e sostenendo il lavoro, nel rispetto delle regole, delle imprese locali: ecco, questo insieme di cose, questo Stato presente, questa volontà di guardare anche oltre le emergenze, di investire sulla prevenzione, anche coinvolgendo il meglio della cultura urbanistica del nostro Paese in quel grande piano di messa in sicurezza del territorio, di prevenzione antisismica, rappresenta un segno concreto di voler trarre una lezione da questa nuova tragedia e dalle inadeguatezze, anche, che hanno caratterizzato il passato. 
Mi riferisco, in questo senso, anche alla mia regione: ho sentito qualche accenno, prima, in un intervento del rappresentante del MoVimento 5 Stelle, che mi pareva, francamente, campato in aria, perché, dopo i precedenti e drammatici terremoti che hanno riguardato l'Umbria, insomma, tutti hanno ammesso che la ricostruzione che c’è stata in Umbria è stata una ricostruzione seria, partecipata e trasparente, e, se non si sono ripetute in questa circostanza delle tragedie, è anche per il tipo di ricostruzione, intelligente e leggera, che ha prevenuto drammi che in passato si sono verificati o che si sono verificati adesso in altre regioni. Un'ultima cosa: fin qui il clima, a livello nazionale e tra le comunità, anche politiche, locali, è stato improntato a serietà e correttezza. 
Noi ci auguriamo davvero che si consolidi. Davanti a queste cose, davanti al dolore delle comunità, una classe dirigente non può, non deve litigare per meschine ragioni di parte, ma non può, né deve farlo neppure davanti all'impegno di prospettiva sia della ricostruzione delle zone terremotate che davanti a quello, di più lungo e impegnativo cimento, di ricostruire davvero un Paese che sia più sicuro e più vivibile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).