Data: 
Lunedì, 18 Gennaio, 2016
Nome: 
Donata Lenzi

Presidente, la mozione presentata in modo unitario ed unanime dal Parlamento, che solleva e presta attenzione al problema delle infezioni ospedaliere e della resistenza agli antibiotici, riguarda sicuramente un tema purtroppo non sufficientemente conosciuto al di fuori dell'ambito più strettamente sanitario. E aggiungendomi alle considerazioni dei colleghi, vorrei richiamare esplicitamente l'attenzione su tale punto, la necessità che ci sia una maggior consapevolezza all'interno dell'opinione pubblica di quali siano le conseguenze dell'abuso di antibiotici: presi per esempio, che so ?, per curare l'influenza, malattia di stagione che stiamo attraversando in questo momento, o – cosa ancor più grave – per curare un raffreddore. Si tratta di comportamenti che attengono non solo alla responsabilità prescrittiva del medico di famiglia, ma molto spesso a scelte ed atteggiamenti di ciascuno di noi. 
Vorrei ricordare che nel nostro Paese i degenti all'interno delle strutture ospedaliere possono ammalarsi di un'infezione presa all'interno dell'ospedale (cioè nel luogo dove sei andato per curarti, e mai ti verrebbe in mente che invece è un luogo dove ti puoi anche ammalare) in una percentuale che va, a seconda dei presidi, dal 5 all'8 per cento; ma anche il personale sanitario, medico ed infermieristico in primo luogo, ha più del 4 per cento di possibilità di prendere un'infezione all'interno della struttura in cui opera. 
Allora bene le osservazioni e le proposte che abbiamo inserito nelle mozioni, la necessità di una maggiore sorveglianza, una capacità di organizzazione, di monitoraggio degli eventi sentinella, una maggiore acquisizione di responsabilità, di capacità di intervento che fa capo non solo alle singole regioni, ma anche alla singola struttura ospedaliera; a maggior ragione, poi, una particolare attenzione da rivolgere alle terapie intensive. Seguendo però il filo logico della necessità di acquisire tutti una maggiore comprensione di questo problema, aggiungerei una cosa che nella mozione è scritta – e mi fa piacere ricordarla in Aula –, che attiene banalmente alla vita di tutti i giorni. Sono figlia di una mamma medico igienista, quindi con queste cose sono cresciuta, e in adolescenza ho attraversato anche il periodo in cui non ne volevo più sentir parlare; ma la regola numero 1 rimane lavarsi le mani ! Bene: regola numero 1, all'interno di tutti i luoghi pubblici e in particolar modo all'interno dei presidi ospedalieri.
Allora, è nelle campagne informative, che dovremmo andare a fare, va sottolineata un'attenzione a riprendere quegli atteggiamenti attenti, di base, fondamentali, anche all'interno del mondo sanitario, perché a volte anche i professionisti vanno un po’ di corsa e non tengono conto di quelle che sono le regole base non solo per prevenire queste gravi malattie ma proprio per prevenire l'ammalarsi in generale. 
Ecco questo richiederà – qui vedo presente il sottosegretario De Filippo – un intervento e immagino vi sia anche la piena disponibilità del Governo ad intervenire così come immagino vi sia da parte delle regioni. E sarebbe bene che ci sia anche – e lo dice la mozione – la possibilità di tenere informato il Parlamento su quello che avviene, proprio perché questa consapevolezza – e do conto e merito all'onorevole Capua di aver sollevato il problema – non si disperda in una seduta, ma rimanga all'attenzione di tutti.