Grazie, Presidente. Le mozioni in esame affrontano la stridente dualità, evidente nel nord del mondo e in Italia, per cui l'eccessivo utilizzo di antibiotici e la diffusione di tecniche di interventistica con utilizzo di cateteri, e in particolare di cateteri vascolari, contribuiscono all'incremento del rischio di infezioni nosocomiali e di malattie infettive da germi resistenti agli antibiotici. I germi diventano resistenti, oltre che per l'uso anomalo ed eccessivo del farmaco, per mutazioni genetiche e per la resistenza indotta da trasmissioni incrociate uomo-animale e interazioni con l'ambiente. Argomento da maneggiare con cura però quello dell'eccesso di terapia antibiotica e dell'antibiotico-resistenza per non rischiare l'effetto contrario e, cioè, l'identificazione mediatica dell'antibiotico con il male assoluto: un rischio piuttosto che un beneficio. Il rischio – ricordiamolo – è l'abuso di farmaci, il rischio – sottolineiamolo – è la terapia «fai da te». Chi frequenta gli ospedali sa riconoscere l'espressione preoccupata che si associa a nomi quali Pseudomonas,Klebsiella, legionella, agenti infettivi che già sono rischiosi per persone in buono stato di salute e che diventano potenzialmente letali per pazienti defedati. La sepsi generalizzata, che parte dal sistema respiratorio, dal sistema urinario o da qualsiasi altra porta d'ingresso, è una delle situazioni di emergenza.
La riorganizzazione del sistema ospedaliero ha, inoltre, selezionato una popolazione omogenea di pazienti a medio ed alto rischio, i meno difesi, quelli sottoposti ad interventi chirurgici o quelli con problemi medici acuti, in cui i cateteri venosi centrali, i cateteri urinari, i sondini, le ferite, la cute stessa rappresentano altrettante porte di ingresso delle infezioni. La sepsi è una delle situazioni di allarme altissimo per la prognosi del paziente, per il rischio e la responsabilità degli operatori e per il rischio della struttura. Il tetano contratto in sala operatoria, seppure è ormai evento avverso raro, rappresenta il paradosso per un luogo di cura.
Penso, nel quotidiano, alle difficoltà di sanificazione degli ambienti di degenza nel sospetto di una infezione, difficoltà amplificata quando l'ambiente è una rianimazione, è un'unità di stroke o una sezione di emodinamica, ambienti, nel contempo, delicati e complessi, per cui non ci sono tempi di pausa del lavoro, complicate dalla presenza promiscua di presìdi sterili monouso e riutilizzabili.
Prima di ragionare in termini di costi economici, si deve ragionare in rapporto alle persone: la stima della mortalità ricavata da molteplici, ma non completi, lavori epidemiologici è di 25-30 per cento dei pazienti che contraggono le infezioni, che, tradotto in numeri, corrisponde a 4.500-7 mila morti, di cui circa 1.400-2.100 morti evitabili. Morti che non si accettano in un sistema di cura moderno, in un sistema efficiente; morti che hanno costi altissimi morali per le famiglie che, oltre alla perdita, affrontano, poi, un non facile percorso risarcitorio e per gli operatori, il più delle volte, inconsapevoli corresponsabili e costi economici elevatissimi per il Sistema sanitario nazionale.
Appropriatezza, risk management, sicurezza, sistemi di sorveglianza, coerenza agli standard europei sono le parole chiave degli impegni richiesti, sono le stesse parole chiave che caratterizzano molti degli atti portati avanti in questa legislatura per quanto riguarda la sanità e, nell'imminenza, il rischio clinico. Temi apparentemente di nicchia, in realtà con effetti dirompenti sia sulle persone che sul rapporto di fiducia tra il paziente ed il sistema che ne deve tutelare la salute, la formazione professionale di tutte le figure operanti in ospedale, gli esercenti le professioni sanitarie, come tutto il personale di supporto.
Un'attenzione particolare deve riguardare i visitatori e la loro cultura sanitaria, con l'esortazione al consapevole rispetto delle regole, che precludono l'ingresso per visite ai pazienti ricoverati a visitatori a rischio di contagio attivo e passivo e ai bambini, anche in relazione alla documentata riduzione della copertura vaccinale.
Le nuove e più moderne progettualità in edilizia sanitaria si caratterizzano per percorsi separati per pazienti, visitatori, fornitori, personale tecnico-amministrativo. Sporco, pulito e sterile: sono azioni comuni quelle che contaminano, il contatto manuale, la scarsa attenzione alla sanificazione di strumenti riutilizzabili. I costi per elevare gli standard di qualità e la cultura dell'approccio alle infezioni ospedaliere, in realtà, sono investimenti con risparmio di rischio, di dolore e di danni.
La realizzazione degli impegni richiesti al Governo, in coerenza con le raccomandazioni del Consiglio europeo, consentiranno una conoscenza epidemiologica capillare del fenomeno in termini di morbilità, mortalità, ceppi resistenti e inefficienze strutturali. Un percorso condiviso con le regioni per la piena attuazione di un sistema di sorveglianza sui ceppi resistenti per elevare omogeneamente il livello di difesa e di consapevolezza. È necessario un adeguato Piano nazionale di prevenzione e controllo, con la collaborazione di esperti, che incida sul cambiamento della cultura e sull'approccio delle cure. Un'attenzione particolare va rivolta ai processi di umanizzazione ospedaliera, di cui è, sì, riconosciuta l'importanza, ma che non possono prescindere dalle precauzioni del rischio infettivo.
Va accelerato il percorso dell'attuazione degli standard ospedalieri, collocando tutto ciò che è di pertinenza territoriale fuori dagli ospedali e, in ogni caso, lontano dalle aree di degenza a rischio. Sarebbe auspicabile una riflessione sulla diffusione delle unità operative di malattie infettive e sul potenziamento dei settori di microbiologia e di patologia clinica.
Una mozione che rappresenta una sollecitazione a fare presto. La Klebsiella pneumoniae è definito batterio killer, ed è urgente sostenere ogni misura finalizzata al rafforzamento dei sistemi di difesa alle infezioni e che contribuisca ad allontanare il rischio di una possibile emergenza sanitaria, nel tempo che ci separa dalla disponibilità di farmaci efficaci, stimata tra i cinque e i dieci anni.
Questa constatazione ci fa sottolineare ancora una volta l'importanza della ricerca scientifica e farmacologica, al di là e senza dietrologie, ricerca che è speranza di salute, elemento indispensabile in un sistema ospedaliero moderno, efficiente ed efficace. I nostri ospedali sono luoghi di cura, spesso sono luoghi di guarigione, ma non possono e non devono essere trappole.
Per tutto questo, il Partito Democratico esprime il suo voto favorevole alla mozione Capua, Lenzi, Nizzi, Calabrò, Gigli, Locatelli ed altri, e alle altre in coerenza con il parere espresso dal Governo(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).