Data: 
Martedì, 3 Novembre, 2015
Nome: 
Gennaro Migliore

Grazie, signora Presidente, signori del Governo, colleghe e colleghi, mi lasci passare la battuta, collega Palmieri: noi in questa epoca digitale siamo spesso solo una sequenza di bit che fluttua nella rete; quindi, anche questa nostra voce non è ascoltata solo dai colleghi che sono qui presenti, ma probabilmente da una «camera virtuale» molto affollata, che si è affollata già nel corso dei mesi precedenti, perché il metodo che è stato scelto, quello della consultazione online e della partecipazione con l'ascolto di molti stakeholder, ha rappresentato una vera innovazione, che spero possa essere portata più in là anche su altri temi così rilevanti. 
Vorrei fare un ragionamento politico su questa mozione, perché ritengo che sia indispensabile raccontare anche agli altri colleghi e alle altre colleghe, e a chi non ha seguito direttamente i lavori, la qualità del lavoro svolto, che si è basato su alcuni metodi. Innanzitutto una buona pratica, cioè quella di mettere in condivisione gli elementi che dovevano essere discussi sulla base di un interesse generale, quello di approvare una mozione, e poi di trasformarla auspicabilmente in un nuovo quadro normativo. Poi una forte volontà: e qui vorrei ringraziare particolarmente la Presidente Laura Boldrini, la cui ferrea volontà nel portare avanti questo progetto ci ha condotti fin qui, anche sulla base di un metodo buono e innovativo, quello cioè di realizzare una commissione mista, affidata alla sapienza e alla capacità del professor Rodotà e coordinata anche operativamente – lasciatemelo dire – dall'eccezionale lavoro della dottoressa Masera. 
Questo è un elemento fondamentale per capire di che cosa stiamo parlando; anche perché il contesto internazionale, alla vigilia dell'Internet Forum che si terrà in Brasile, è maturo ormai per fare un passo di questo genere. È direi anche necessario, dopo ciò che è accaduto con il caso Snowden, piuttosto che con la sequenza sempre più incessante di minacce alle libertà individuali attraverso questo straordinario e potentissimo strumento che è Internet, soprattutto nei Paesi dove le libertà fondamentali sono minacciate. 
A questo proposito – e chiedo l'autorizzazione alla Presidenza di poterla anche simbolicamente e formalmente consegnare – nell'ultima riunione interparlamentare che si è tenuta a Ginevra è stata approvata all'unanimità una risoluzione che recita: «La democrazia nell'era digitale e la minaccia alla privacy e alle libertà individuali». Un documento importante non solo per i contenuti, molti dei quali sono stati già richiamati all'interno della nostra mozione, e poi perché ovviamente incita i Parlamenti a fare quello che noi stiamo facendo, ma perché è stato approvato in un contesto nel quale c'erano Paesi sul cui tasso democratico effettivamente è difficile non essere dubbiosi; e, quindi, è una buona pratica che indica anche una battaglia di carattere globale rispetto alla democrazia e ai diritti generali, rispetto ai quali non solo non dobbiamo e non possiamo fare un passo indietro, ma ritengo anche che l'Europa, con quel soft power che è sempre stata la caratteristica fondamentale anche di quella che viene sinteticamente chiamata la civiltà europea, debba dare il proprio contributo. 
Mi piace anche il fatto che sia una Carta dei diritti di Internet e non in Internet, perché Internet viene così considerato come un ambiente complesso, nel quale i diritti non sono solamente dei fruitori, degli utenti, ma della stessa struttura della rete. Ed è per questo motivo che io condivido quello che è stato l'accenno che tutti gli interventi prima di me hanno fatto, e che è stata l'occasione anche di un grande passo avanti che ciascuno di noi ha fatto. Lo voglio dire così: io dentro questa Commissione non ho dato più contributi di quelli che ho ricevuto. Ho più imparato, non solamente dai tecnici ma anche dai tecnici nostri colleghi parlamentari, Quintarelli, Coppola, e tutti gli altri che vi hanno partecipato; ma ho soprattutto riscoperto dei valori fondamentali, dei diritti, dei principi fondamentali rispetto ai quali la disumanizzazione della rete potrebbe essere invece fuorviante dal punto di vista anche di una discussione distratta. 
E qui c’è l'importanza di sottolineare il principio della neutralità della rete, che va difeso con un quadro normativo specifico. Perché la neutralità della rete, guardate, ha la stessa importanza che in altre latitudini ha il diritto alla privacy, all'oblio o alla propria identità digitale. 
Perché la neutralità della rete, come è stato spiegato anche dal collega del Movimento 5 Stelle prima e dai miei colleghi i cui interventi hanno preceduto il mio, è soprattutto un diritto rispetto al quale noi non dobbiamo fare nessun tipo di passo indietro. Siccome si interviene su diritti fondamentali non può essere l'authority ad avere il pallino della decisione. Lo voglio dire nel pieno rispetto delle autorità di garanzia, ma qui si stanno toccando diritti fondamentali ed è per questo che c’è bisogno di un intervento legislativo, anche dal punto di vista della coerenza costituzionale. Veniva prima richiamato l'intervento di Tim Berners-Lee che è stato alla base anche dell'approvazione di un emendamento in sede di Parlamento europeo, ma io voglio fare un esempio più terra terra: che cosa significa neutralità della rete, che cosa significa discriminare i pacchetti dei dati ? C’è un'altra rete fondamentale sulla quale basiamo la nostra esistenza ed è la rete elettrica. Se noi accettassimo il principio secondo cui ogni fornitore di servizi, il providernel caso della rete Internet e i gestori elettrici nel caso della rete elettrica, decidessero sulla base della loro remunerazione qual è il pacchetto di servizi, quindi quanto deve essere la banda in caso di Internet e quando deve essere il wattaggio nel caso della rete elettrica, noi potremmo avere delle discriminazioni molto evidenti, anche territoriali, in reti che possono essere di tutela dell'integrità e dell'interesse generale del Paese. Quindi noi dobbiamo immaginare, non come dicono i provider che entriamo in un'autostrada, dove pagato il casello chi ha la macchina più veloce arriva più lontano, ma essere in un sistema di effettiva eguaglianza non solo digitale, ma sostanziale, sui principi fondamentali – e mi avvio a concludere – nel quale il servizio erogato è anche un bene comune. 
Voglio concludere con una considerazione che non vale soltanto per i diritti collegati ad Internet, ma per tutti i diritti: acquistare un nuovo diritto non toglie niente a nessuno o, meglio, arricchisce tutti, e il fatto di avere nuovi diritti e la sensibilità, la pervicacia e l'interesse affinché il nostro Parlamento generi anche un'azione di promozione di questi diritti non può che inorgoglirci, anche perché questo lavoro lo abbiamo fatto tutti insieme.