Grazie, Presidente, dal 1o di aprile, le milizie dell'ISIS sono entrate nel campo profughi di Yarmouk e hanno portato distruzione, morte, violenze, atrocità. Tutti i giornali internazionali ci hanno illustrato e mostrato quanto sta accadendo, ma le testimonianze che ci sono state fornite da coloro che da questo campo sono riusciti a fuggire sono davvero oltre il disumano: questa è la definizione che ha dato l'ONU.
Si tratta di una situazione oltre il disumano, che rischia di assumere i caratteri di genocidio, di un autentico genocidio. Perché ? Perché nel campo di Yarmouk, che si trova a pochi chilometri a sud di Damasco, si trovano imprigionate, intrappolate, 18 mila persone e, tra queste persone, ben 3.500 bambini. Questi bambini sono condannati a patire la fame, la sete, sono privi di medicinali, non sono raggiungibili dagli aiuti umanitari, perché le strade per accedere a questo campo profughi vengono occupate dalle milizie dell'ISIS, che, nel campo, stanno perpetrando ogni forma di atrocità.
I pochi testimoni che sono riusciti a fuggire raccontano di teste mozzate per strada, di esecuzioni sommarie, di teste infilzate nelle inferriate. Un profugo palestinese scampato racconta di aver visto due ragazzi, giovani miliziani che giocavano a calcio con una testa mozzata, come se fosse un pallone da calcio. Credo che non ci sia bisogno di aggiungere molti altri commenti a queste atrocità. C’è un breve video che ha fatto il giro del mondo che ci mostra un pianista, un giovane pianista, che ha trascinato in mezzo alle macerie il suo pianoforte e che canta una canzone che dice io non so più il mio nome. Credo che questo racconti tutta l'atrocità di chi ha perso tutto, ha perso persino la propria identità, il proprio nome: io non so più che sono, io non so più neppure il mio nome.
Gli appelli sono ormai allo stremo delle possibilità di far scattare davvero delle misure efficaci per salvare la vita di questi bambini e delle loro famiglie, ovviamente. Se l'ONU ha definito questa situazione oltre il disumano, in realtà anche altri organismi, come ad esempio l'UNICEF, hanno lanciato un allarme altrettanto inquietante, dicendo che siamo di fronte a una nuova Srebrenica, cioè rischiamo ancora una volta di avere un eccidio che tiene intrappolati questi bambini e le loro famiglie e che non consente di uscire, perché se da un lato le milizie dell'ISIS stanno commettendo le atrocità di cui dicevo, dall'altro la Siria sta bombardando dall'alto questa popolazione. Quindi ci troviamo di fronte ad una situazione di intrappolamento tra due fuochi in cui non è possibile scappare, non è possibile scampare alla morte e in cui non possono entrare gli aiuti umanitari. La Croce rossa internazionale ha lanciato più volte – l'ultima ieri – i suoi appelli proprio per riuscire ad entrare. Stiamo parlando di una situazione in cui non c’è cibo, non c’è acqua, non ci sono medicinali e, come ci dice Save the chindren, i medici sono stati i primi ad essere uccisi e ad essere stati portati via, rapiti o uccisi. Mancano anche le strutture sanitarie, quindi abbiamo dei feriti che giacciono per strada e dei quali nessuno si può fare carico.
Da tutto questo deriva una complessità della situazione politica che non arresterà certamente la marcia dell'ISIS che è diretta a raggiungere Damasco e che non si curerà di quello che incontrerà: bambini, donne. Ci sono madri che si prostituiscono per procurare latte o pane ai loro figli. L'ISIS non si fermerà davanti a niente, perché la meta è ciò che è le interessa più di tutto.
Noi crediamo che sia stato quanto mai opportuno e importante l'intervento messo in atto dal Ministro degli esteri Gentiloni che ha stanziato un milione e mezzo di euro per questa situazione. In particolare, crediamo che sia molto utile avere individuato come bersaglio privilegiato di questo stanziamento proprio i bambini; infatti, di questo milione e mezzo, 500 mila euro sono andati all'UNICEF e milione di euro è andato all’ UNRWA, che è l'ente dell'ONU che segue i profughi palestinesi. Noi esprimiamo un grande apprezzamento e anzi la mozione nasce proprio da questo gesto del Ministro Gentiloni.
I profughi che ce l'hanno fatta raccontano queste testimonianze che, certamente, suscitano in tutti indignazione e scalpore, ma quello che a noi interessa è che questi drammi, anche se sono a pochi passi da noi, come del resto è accaduto per Srebrenica, siano vissuti come qualcosa di molto remoto, che non ci riguardi. È proprio per questo che, spesso, non ci facciamo carico, non assumiamo la responsabilità di quello che sta accadendo.
Il Ministro Gentiloni ha avuto un incontro, un vertice trilaterale con i Ministri di Egitto e Algeria per stabilire insieme come concorrere alla protezione umanitaria, aiutando a distribuire cibo, acqua potabile, medicinali e assistenza sanitaria di base, ma c’è bisogno anche di un'assistenza psicologica per questi bambini, perché i bambini e le famiglie che sono sottoposti a una sofferenza prolungata, qual è quella della permanenza in una situazione di guerra, sono sottoposti a uno stress e a un trauma che ha degli effetti immediati, ma che ha, anche, delle conseguenze durature, a volte indelebili, che durano per tutta la vita. Ora, non dimentichiamo che dei circa 20 milioni di rifugiati in tutto il mondo, la metà sono minorenni e il 13 per cento ha un'età inferiore ai cinque anni. Per questi bambini la sopravvivenza delle madri è l'unica garanzia della sopravvivenza stessa dei figli.
Ora, come molte ricerche confermano, i minori sono particolarmente vulnerabili in situazioni di guerra, non solo perché spesso sono il bersaglio privilegiato, nel senso che il nemico spesso colpisce i minori per indebolire la comunità di appartenenza; non solo, anche, perché i minori sono reclutati come bambini soldato e diventano, quindi, spesso, non solo vittime, ma autori loro stessi di violenza; ma altrettanto preoccupante è il fatto che il dolore dei bambini, la sofferenza, la violenza con cui sono a contatto viene minimizzata. Si ritiene, erroneamente, che i bambini dimentichino, che i bambini sappiano giocare anche, come vediamo in molte immagini, con gli spezzoni delle bombe esplose o con i proiettili che trovano nel campo. Ebbene sì, è vero, i bambini sanno giocare, ma non crediamo che dimentichino e, del resto, che traumi duraturi e a volte permanenti, indelebili, sussistano per tutta la vita in questi bambini ci viene confermato da molte ricerche che sono state fatte, però, ahinoi, solo recentemente. Abbiamo le prime ricerche, per esempio, fatte su coloro che sono stati bambini nei lager nazisti o su coloro che erano giovani o giovani adulti durante la seconda guerra mondiale.
Inoltre a questo aggiungiamo che gli adulti, i genitori, la collettività, spesso sono, essi stessi, così provati dal dolore, dalla sofferenza, dai lutti e dalle perdite che hanno esaurito la loro capacità di offrire affetto e protezione ai loro figli, perché essere testimoni, ogni giorno, della morte di qualcuno dei propri cari, ovviamente, indebolisce anche le risorse emotive dei genitori.
Ecco, allora la domanda è: che adulti diventeranno questi bambini che hanno vissuto queste deprivazioni, queste violenze e queste atrocità ? Io affido la risposta alle parole di una scrittrice profuga somala che si chiama Shirin Ramzanali Fazel che scrive: «Come vorrei tanto provare quel senso di leggerezza che di solito si prova dopo aver pianto ! È una sensazione che tutti noi ricordiamo ma che io non riesco a provare, malgrado pianga. Forse dipende dal fatto che il mio è un pianto senza lacrime. Io piango per la mia città che non esiste più, per un popolo che soffre, per una terra distrutta, per gli uomini impazziti, per gli animali morti. Io piango perché gli unici suoni che sento sono fischi di pallottole, scoppi di bombe e colpi di bazooka che si alternano a grida, singhiozzi, pianti e litanie di morte. Io piango perché non ho un futuro, io piango perché l'odore della morte mi fa paura, io piango perché non voglio che la mia speranza muoia». Chiediamo, dunque, che nel pensare e nel predisporre interventi umanitari in emergenza nei campi profughi si continui a prestare particolare attenzione a questa fascia di popolazione, cioè alla fascia dei minori, perché il loro trauma può avere effetti devastanti anche molti anni dopo, non solo minando in loro la possibilità di pensare a un futuro e di progettare un futuro, ma minando la fiducia stessa nell'umanità proprio a causa degli errori esperiti. Sono necessarie, quindi, azioni di prima accoglienza e cure efficaci, per i bambini e i loro genitori. Del resto, la vulnerabilità emotiva minorile si manifesta spesso proprio durante il periodo di accoglienza, attraverso ricordi, incubi angoscianti, e anche attraverso manifestazioni corporee e psicologiche. Anche in Italia, per esempio, sono note e in forte aumento le segnalazioni di casi di disagio, anche mentale, proprio nei richiedenti asilo e nei rifugiati provenienti dai territori, ad esempio, dei progetti dello SPRAR o dai centri di accoglienza governativi per richiedenti asilo, i CARA. Quindi, sono molto importanti i programmi di assistenza che si occupino dei traumi psichici dei bambini rifugiati e dei bambini profughi e delle gravi difficoltà che incontrano al momento di inserimento nelle famiglie o nelle comunità. Proprio per limitare queste sofferenze psicologiche dell'esposizione prolungata alla violenza, sofferenze che sono più gravi e indelebili di quelle fisiche, chiediamo in primo luogo che si intervenga con urgenza non solo attraverso gli ovvi ed indispensabili aiuti economici, alimentari e sanitari per le migliaia di bambini che vivono in queste condizioni, ma anche che si promuovano tutte le possibili azioni politiche per allontanare i bambini dalle zone di guerra e da queste condizioni che ne pregiudicano gravemente lo sviluppo e la sopravvivenza stessa.
Questo obiettivo può essere perseguito tramite l'attivazione immediata di un corridoio umanitario ONU a Yarmouk, per liberare almeno i bambini e mettendo in atto nel più breve tempo possibile tutte le azioni che rendono possibili gli immediati contatti con gli organismi internazionali e le associazioni che già operano in questo territorio, e quindi il Governo deve dare sviluppo immediato a quanto già affermato dal Ministro Gentiloni. Nella mozione chiediamo al Governo di valutare anche le modalità di accoglienza di questi bambini, come già è avvenuto per le esperienze positive dei bambini provenienti da Chernobyl, dalla Bielorussia e dalle zone contaminate, oppure dei bambini saharawi che sono stati ospitati. Devo dire che io stessa e altri colleghi abbiamo ricevuto in questi giorni delle attestazioni di famiglie che si sono già dichiarate disponibili ad ospitare i bambini provenienti da questa zona. Concludo, Presidente, citando Hannah Arendt, che dice che chi finge di non vedere o non vede è come se in qualche modo si sottraesse alla responsabilità di ciò che ha visto. Responsabilità viene dal verbo respondeo, quindi diamo una risposta; dare una risposta vuol dire assumere la responsabilità per ripristinare la dignità umana, civile e sociale di questi bambini.