Mozione
Data: 
Martedì, 27 Ottobre, 2015
Nome: 
Lia Quartapelle

Dichiarazione di voto
Grazie, Presidente. Discutiamo oggi di una mozione che tratta di come rilanciare le relazioni con l'Africa per affrontare le cause strutturali delle migrazioni. 
Nonostante alcune forze politiche abbiano, in questi mesi e anche oggi in Aula, utilizzato una retorica dell’«aiutiamoli a casa loro», salvo poi votare sempre contro qualsiasi proposta che renda più efficace la nostra politica estera e di cooperazione, non vorrei utilizzare questo intervento per fare polemica interna. Il tema della sfida di ripensare le relazioni con il continente africano è troppo cruciale per il nostro futuro per non provare a costruire una posizione comune di politica estera. 
L'errore più grave nel quale potremmo cadere è quello di leggere i nuovi epocali fenomeni che partono dall'Africa e giungono drammaticamente a noi con gli occhiali del passato. Per decenni, infatti, la politica ha concettualizzato il rapporto tra l'occidente e il continente africano riproponendo stancamente l'espressione utilizzata nelle cartine dell'impero romano per indicare le terre al di là del Sahara: «Da qui in poi ci sono solo i leoni». La rilevanza strategica dell'Africa è stata per lungo tempo ritenuta nulla e i fenomeni endogeni di transizione alla democrazia, i conflitti e le povertà sono stati letti come fenomeni che avvenivano secondo logiche oscure e talvolta feroci, ma sempre logiche marginali. 
Per questo, la geopolitica ha interagito con il continente africano come con un soggetto passivo, beneficiario di aiuto, vittima di depredazioni, bisognoso di missioni di pace, non come un insieme di Stati indipendenti, attori determinanti di dinamiche globali. Una lettura più complessa e profonda dell'Africa ha stentato e stenta ancora ad affermarsi anche da quando, a partire dagli anni Novanta, le situazioni dei 54 Stati che compongono il continente hanno cominciato a differenziarsi, con Paesi in evoluzione, sia politica, che economica, e altri che restavano veri e propri buchi neri. 
Persino in questo quadro in evoluzione, la quasi totalità dei Paesi del continente africano, fatta eccezione per il Sudafrica baciato dalla stella di Mandela, è rimasta ai margini della rilevanza internazionale. Ci sono voluti i grandi stravolgimenti delle Primavere arabe e la crisi economica che ha colpito le economie sviluppate per rilanciare la necessità di ricostruire un rapporto equilibrato tra Europa e Africa, tra Italia e continente nero. Da un lato, l'instabilità generata dalle rivolte arabe ha reso immediatamente evidente che i problemi di fragilità degli Stati africani, i fenomeni migratori che il continente sperimentava da decenni e i conflitti protratti che ci riguardano direttamente richiederanno un impegno non episodico, ma strategico, con l'obiettivo di affrontarne le cause strutturali e non solo gli effetti. Dall'altro lato, i tassi di crescita delle economie africane dell'ultimo decennio hanno evidenziato come non si possa prescindere da una più equilibrata integrazione di quei Paesi nell'economia globale, anche con l'obiettivo di affrontare le povertà e le debolezze economiche endemiche che in quelle terre permangono. 
In questo ripensamento l'Italia, a differenza di altri Paesi europei, si è distinta nell'ultimo decennio per capacità di impostare una relazione con il continente in un'ottica di partnership. Così si può leggere l'impegno di Romano Prodi come Presidente del Consiglio con il primo viaggio all'Unione africana nel 2007 e, poi, come inviato speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il finanziamento delle operazioni di peacekeeping. 
In questa legislatura, poi, si è dato un forte impulso a qualificare le relazioni tra Italia e Africa. Lo si è fatto grazie all'impegno politico italiano al più alto livello con i due viaggi africani del Presidente del Consiglio, un impegno che al momento non ha paragoni nello sforzo di altri Capi di Governo europei. Lo si è fatto portando finalmente a termine, dopo quattro legislature, la riforma della cooperazione internazionale, che ha l'obiettivo di rendere più efficace uno degli strumenti più importanti della nostra politica estera e, quindi, destinando, dopo almeno un decennio, un adeguato livello di risorse agli aiuti allo sviluppo. 
Queste azioni necessitano, però, di un quadro strategico da «legare» con l'impianto della legge n. 125 del 2014, per meglio orientare le azioni del nostro Governo verso l'Africa. È questo sostanzialmente che chiediamo nella mozione. Chiediamo che la strategia Italia-Africa aiuti ad orientare meglio la posizione del nostro Paese in tutte le sedi multilaterali, dalle Nazioni Unite all'Unione europea, al rapporto con l'Unione africana, in un'ottica di lungo periodo di sviluppo sostenibile e, quindi, con la necessaria attenzione alle misure di contrasto ai cambiamenti climatici, orientata anche a ridurre l'impatto dei fenomeni migratori. 
La timidezza europea di questi mesi nell'affrontare le migrazioni e le loro cause strutturali ha avuto e deve continuare ad avere un contraltare invece nelle proposte italiane. La geografia ci ha consegnato un ruolo di cardine tra Europa ed Africa e vogliamo che a questo destino geografico si associ la capacità di esprimere leadership politica. 
Come Paese vogliamo essere in prima linea per favorire nuove ed efficace azioni a partire dal prossimo summit a La Valletta volte a contrastare le ragioni di fondo delle migrazioni e a farne una leva per lo sviluppo. Si stima infatti che nel 2035 le giovani africane e i giovani africani che cercheranno di entrare nel mercato del lavoro supereranno quelli di tutto resto del mondo, un dato che fotografa in modo emblematico come il continente nero rappresenti una sfida complicatissima e una straordinaria opportunità per il mercato globale. 
Come vogliamo vincerla questa sfida ? Anzitutto dando seguito all'impegno di incrementare i fondi per la cooperazione internazionale allo sviluppo. Lo facciamo nella legge di stabilità 2016 con incrementi di 120 milioni di euro, di 200 milioni per il 2017 e di 300 milioni per il 2018 che propongono di offrire alla nuova agenzia gli strumenti necessari per lanciare progetti strategici a sostegno dei Paesi prioritari per l'Italia. Ho detto all'inizio che c’è una visione datata di una realtà continentale così ricca e complessa come quella africana. Ma voglio concludere rispolverando anche una sapienza antica che può suggerirci la giusta direzione. Plinio il Vecchio scriveva che c’è sempre qualcosa di nuovo che arriva dall'Africa. Sì, e non è solo le storie degli uomini, delle donne e dei bambini che vediamo sbarcare sulle nostre coste – sono stati 140 mila questo anno – ma anche la speranza di un continente vitale che cerca la sua via di sviluppo. Auspico che questa sapienza antica che è propria della nostra civiltà possa aiutarci a muovere verso un rilancio dei rapporti Italia-Africa secondo quanto proposto dalla mozione di maggioranza e dalle mozioni degli altri gruppi parlamentari sulle quali voteremo favorevolmente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).