Data: 
Lunedì, 19 Ottobre, 2015
Nome: 
Khalid Chaouki

Signor Presidente, noi rispetto a questa mozione presentata e sottoscritta anche dal Partito Democratico vogliamo ribadire innanzitutto che siamo nel solco di un percorso che ci vede oggi qui di fatto a parlare di cooperazione allo sviluppo e di sostegno a una maggiore cooperazione con i Paesi dell'Africa, avendo dalla nostra parte una legge sicuramente innovativa, la nuova legge sulla cooperazione internazionale, che di fatto – come è stato anche detto da chi mi ha preceduto – offre all'Italia strumenti innovativi, strumenti alla pari con gli altri Paesi europei e con i Paesi che più sono stati impegnati in questi anni sul fronte della cooperazione internazionale come quelli appunto di una maggiore trasparenza e di un coinvolgimento più diretto anche della società civile, del mondo del privato e per quello che riguarda l'Italia anche attraverso un tavolo che tiene al suo interno anche il ruolo dei privati, delle associazioni, delle ONG ma anche delle comunità straniere e che riconosce un principale ruolo e una funzione importante alla capacità di programmazione che fino ad ora forse mancava. Noi ovviamente abbiamo parlato spesso in questi anni, in questi ultimi mesi del dramma dell'immigrazione, in particolare dall'Africa, e non possiamo più considerare questo fenomeno come un fenomeno transitorio ma che ormai è un fenomeno che costituisce di fatto una realtà strutturale che riguarda non solo il nostro Paese ma tutta l'Europa. Allora proprio per questo serve un ragionamento come quello proposto da queste mozioni, che deve essere di carattere strategico, di medio e lungo termine e che abbia a cuore la soluzione delle radici dei problemi che poi spesse volte affrontiamo a lungo termine, quindi attraverso che quello che è lo scenario drammatico dei barconi e delle tragedie in mare e di chi riesce a salvarsi venendo accolto dal nostro Paese e dall'Europa. Allora è molto importante in quest'ottica prevenire e cercare di proporre delle soluzioni ai problemi che sono alla base di questi flussi e questo deve avvenire innanzitutto con un approccio totalmente diverso, cercando di costruire un rapporto di piena fiducia, di piena cooperazione e di pieno dialogo e lavorando insieme con i Paesi innanzitutto africani, coinvolgendo l'Unione africana, come di fatto il Governo italiano ha già iniziato a fare, e cercando di ragionare in un'ottica di promozione di uno sviluppo, uno sviluppo locale economico e sociale che aiuti quei Paesi a riuscire sempre più a camminare con le loro gambe; ma soprattutto che possa in questo impegno sul tema della crescita dei Paesi di partenza dei migranti offrire occasioni di reale cooperazione, di reale dialogo e – perché no – anche occasione di sviluppo e di promozione della nostra economia nazionale e di progetti di scambio anche sul tema della cooperazione scientifica, dello scambio fra i più giovani: ciò al fine di offrire ovviamente occasione di crescita economica, ma soprattutto di maggiore conoscenza culturale e di rottura anche di tanti pregiudizi e stereotipi reciproci. Allora, grazie al lavoro di questi ultimi due anni e anche all'impegno del Governo italiano in sede europea sicuramente noi possiamo e oggi chiedo al Governo un impegno maggiore in questa direzione. 
In particolare, penso all'esigenza di trovare davvero dei canali più immediati e più diretti e dei tavoli anche più concreti di progettazione comune e di impegni comuni, coinvolgendo anche le imprese italiane – perché no ? – che sono già impegnate in molti casi in quei Paesi ad avere una maggiore attenzione rispetto al tema dello sviluppo locale, al tema della sostenibilità ambientale, al tema del coinvolgimento e della formazione delle nuove generazioni di quei Paesi, cambiando anche approccio rispetto ad altre potenze mondiali, come veniva citato prima, come succede purtroppo in alcuni Paesi africani con quella che è ormai la grande «invasione» della Cina, ma non solo della Cina. 
Il nostro Paese ha in qualche modo nel suo DNA una capacità di dialogo che ha già dimostrato nella storia, più o meno lontana, dei rapporti con il Mediterraneo, con il Nord Africa, ma anche con i Paesi subsahariani e con il Corno d'Africa e quindi noi abbiamo anche forse oggi una capacità di mettere la nostra storia e la capacità tutta italiana di mediare con questi Paesi e di dialogare senza pregiudizi e di farci anche in qualche modo ben accettare da questi Paesi e – perché no ? – di diventare anche in qualche modo la punta di un modello diverso e alternativo di cooperazione anche per gli altri Paesi europei. 
L'Africa – come è noto – possiede enormi risorse naturali e umane che ne fanno di fatto il bacino di sviluppo potenzialmente più grande dell'intero pianeta. Dobbiamo uscire da una visione che accosta l'Africa solo con i drammi della miseria, della fame e delle malattie incurabili. C’è oggi un'altra Africa che invece diventerà e sarà sempre più un elemento di sviluppo, di sperimentazione e di ricerca, che noi abbiamo il dovere di accompagnare e di sostenere, ma anche di vedere come nostro futuro partner. 
È allo sviluppo di questo incredibile bacino che noi dobbiamo lavorare, se vogliamo evitare altre future crisi nel continente africano, che inevitabilmente poi si ripercuoteranno sull'Italia e sull'Europa. Non possiamo più, come in passato, avere la visione corta e non renderci conto che poi gli effetti dei drammi che apparentemente sembrano lontani da noi, in realtà – come dimostra la crisi siriana e la crisi del Corno d'Africa e quello che purtroppo continua ad avvenire in Somalia, in Sudan e in altri Paesi – di fatto alla lunga arrivano anche da noi, nell'era della globalizzazione, nella quale si muovono con rapidità le merci, i soldi, ma anche i flussi umani in fuga ovviamente da quelle tragedie. 
Allora, è molto importante – e mi avvio alla conclusione – che in quest'ottica il nostro Governo rafforzi ancora di più quello che già di fatto è un percorso avviato. L'impegno del Governo, ricordato dal Presidente Renzi, è quello di riuscire a recuperare il grave ritardo che abbiamo avuto sul tema della cooperazione ed è previsto nella legge di stabilità l'aumento dei fondi per la cooperazione internazionale, soprattutto per quello che riguarda l'Africa e l'impegno che il Presidente Renzi ha assunto nella conferenza di Addis Abeba e nell'Assemblea Generale dell'ONU, a New York, ossia lo stanziamento di 121 milioni in più nel 2016, passando così da 297 milioni a 418 e il fatto che questo contributo salirà a 260 milioni in più nel 2017 permetterà finalmente all'Italia di proseguire nel cammino per raggiungere l'obiettivo dello 0,7 per cento del nostro prodotto interno lordo nella cooperazione. 
Allora, in questo contesto di impegno del nostro Governo e del nostro sistema Paese, crediamo che questa mozione non possa che rafforzare questa prospettiva e ridare finalmente al nostro Paese nelle sedi internazionali l'orgoglio di un Paese che non solo ha una storia di amicizia e di vicinanza a questi Paesi, ma che – oltre ad aver anticipato tutti i Paesi europei nel salvare vite umane, con la coraggiosa operazione di Mare nostrum e con l'obiettivo finalmente raggiunto di portare le navi europee nel Mediterraneo per salvare quelle vite – non si accontenta solo di salvare quelle vite e di accoglierle in modo dignitoso in Europa. Il nostro obiettivo ora deve diventare quello di cercare di far sì che quelle persone non siano costrette a scappare dai loro Paesi d'origine e quindi di portare in quei Paesi le condizioni di sviluppo e di crescita che saranno importanti per quei cittadini, per quei futuri cittadini del mondo, ma soprattutto per un modello di rapporto tra Nord e Sud del mondo. Non devono più vederci semplicemente come Paesi che cercano di sfruttare le risorse, soprattutto in Africa, ma con cui possano costruire finalmente un dialogo alla pari, che porti allo sviluppo quei Paesi, ma anche tutto il nostro globo.