Grazie, Presidente. Nel nostro Paese, ancora segnato da una situazione di scarsa crescita e di difficile congiuntura economica, noi oggi ancora registriamo numeri preoccupanti sul fronte occupazionale, soprattutto quello giovanile. Ma, più in generale, si evidenziano situazioni critiche nell'ambito della tutela complessiva del lavoro. Il provvedimento del Jobs Act aveva l'ambizione e l'obiettivo di ridisegnare la materia del mercato del lavoro, con lo scopo di sostenere il lavoro stabile, attraverso consistenti incentivi, assegnati dalla legge di stabilità del 2015, alle imprese che assumevano con contratto a tempo indeterminato. La legge di stabilità del 2016 confermava gli incentivi, ma decurtandoli del 60 per cento e questo ha praticamente provocato un crollo delle assunzioni, pur con un saldo positivo di 65.989, ma con un decremento del 90 per cento rispetto al 2015.
Certo, sappiamo bene che, pur essendo stati importanti gli incentivi, un contributo valido per quanto riguarda la stabilizzazione di tanti lavoratori precari, per stimolare l'occupazione occorrono, senz'altro, anche investimenti, una vera e propria ripresa economica, un aumento dei consumi interni.
I temi del lavoro e delle tutele e sono stati affrontati recentemente dalla CGIL attraverso una raccolta di firme importante a sostegno di tre referendum che in pratica riguardano la disciplina del lavoro accessorio, la responsabilità solidale degli appalti e la disciplina delle tutele in caso di licenziamento. La Corte costituzionale ha reso ammissibile i due quesiti sul lavoro con voucher e sulla responsabilità solidale, mentre ha dichiarato inammissibile quello sulla tutela dei licenziamenti.
Per quanto riguarda i voucher, il consuntivo 2016 è pari a 134 milioni di buoni venduti, con una crescita del 23 per cento rispetto all'anno precedente. I numeri parlano chiaro e mettono in evidenza in modo innegabile che le scelte legislative compiute nel tempo dai Governi che si sono succeduti (Berlusconi e Monti, in particolare) hanno portato ad una deformazione dell'originale finalità dell'istituto, che era quella di inquadrare e legittimare dal punto di vista normativo le prestazioni di lavoro occasionali, cioè non ripetitive nel tempo, e accessorie, diverse da quelle proprie dell'impresa, che per la gran parte venivano retribuite in modo illegale. L'ampiamento del campo di applicazione della tipologia del committente è, quindi, senza alcun dubbio uno dei motivi di questa esplosione del ricorso ai voucher.
Certo, sappiamo bene che le statistiche rilevano che solo lo 0,23 per cento del costo del lavoro dipendente nel settore privato è corrisposto tramite buoni lavoro, che oltre il 50 per cento dei percettori ha solamente riscosso, in questo modo, meno di 200 euro all'anno e che soltanto il 2,2 per cento ha percepito cifre nette superiori a 2.250 euro, ben inferiore al tetto massimo di 7 mila euro definito dalla della legge. Negli anni, infatti, è aumentata la platea dei percettori di voucher, mentre l'importo medio incassato, di poco inferiore a 500 euro all'anno, è rimasto pressoché costante.
Numeri modesti, che in quanto tali non parrebbero giustificare alcun intervento correttivo. Ma non è così e sono sempre i dati a darcene una testimonianza reale: oltre il 50 per cento dei voucher venduti nel 2016, circa 73 milioni, ha riguardato prestazioni effettuate in attività a cui la riforma del 2012 ha esteso il cambio di applicazione: industria, edilizia, trasporti. Tra questi, circa 21 milioni riguardano il settore del turismo, 18,4 il commercio, 14,9 i servizi, evidenziando un vero e proprio effetto di sostituzione, per lo meno in questi settori, rispetto ai tradizionali contratti di lavoro subordinato, sia a tempo determinato, che indeterminato. Da quasi un anno ormai la Commissione lavoro della Camera dei Deputati si sta occupando di questa problematica, con un duplice obiettivo: porre un limite alle forme di abuso e riportare il lavoro occasionale alla sua originaria finalità. Opportunamente è intervenuto il Governo che, con il decreto legislativo n. 185 del 2016, ha esteso le forme di tracciabilità già previste per il lavoro a chiamata anche ai voucher: chi ne fa uso, almeno 60 minuti prima della prestazione, dovrà darne comunicazione alla Direzione territoriale del lavoro, via sms o posta elettronica certificata. Questa misura introdotta ha un impatto positivo, che però non ancora consente di risolvere alla radice il problema del loro abuso e dell'uso improprio. Tutti i gruppi parlamentari in Commissione hanno presentato proposte di riforma, la gran parte delle quali convergenti sul testo già depositato nel febbraio 2016 dal presidente Cesare Damiano, che propone riportare l'originario impianto normativo alla «legge Biagi», la n. 276 del 2003. Anche per quanto riguarda la materia della responsabilità solidale, che trova una definizione a partire dall'articolo 1636 del codice civile abbiamo riscontrato diversi interventi, dal decreto n. 276 del 2003 alla legge n. 29 del 2012, successivamente nel 2013 e nel 2014, interventi che hanno ridotto i diritti e le tutele di tutti i lavoratori soggetti a cambio d'appalto. Anche su questa materia è già stata depositata una proposta di legge che tende a rivedere la normativa ed offre maggiori garanzie ai lavoratori, sollecitando anche la pubblica amministrazione ad escludere dalle gare d'appalto quelle imprese condannate in via definitiva per violazione delle disposizioni in materia di responsabilità solidale.
Inoltre, pur non essendo stato sottoposto a referendum, il tema della tutela in casi di licenziamento, merita particolare attenzione, anche a fronte della nuova normativa prevista dal Jobs Act. I recenti dati dell'INPS ci consegnano un aumento del 4 per cento rispetto al 2015, mentre si registra una crescita più sostenuta, pari al 27 per cento, per i licenziamenti disciplinari, mentre un dato positivo è quello relativo alle dimissioni, calate del 13,5 per cento, probabilmente a seguito della nuova normativa sulle dimissioni in bianco di cui siamo stati anche fortemente sostenitori. Penso che sia necessario e utile un ulteriore approfondimento su questi numeri anche con dati disaggregati, che ci consentano di capire meglio il fenomeno. Infine, il lavoro nella nostra Costituzione non è solo uno dei principi fondamentali, ma è uno dei principi fondanti e il lavoro è il collante che tiene insieme il Paese e che sostiene la coesione sociale, elemento indispensabile per lo sviluppo positivo del nostro Paese, sviluppo e crescita che non possono però trovare fondamento nella corsa al ribasso del costo del lavoro e alle tutele, ma in quegli elementi che tendono alla stabilità e alla qualità del lavoro. Allora, occorre incrementare, rafforzare e migliorare le politiche attive del lavoro, occorre dare un'attenzione alla durata degli ammortizzatori sociali, in un tempo in cui sono ancora tante le crisi aziendali. Per questi motivi e per questi obiettivi chiediamo un impegno al Governo, lo chiediamo nella mozione che sarà depositata domani, un impegno al Governo nel proseguire il monitoraggio previsto dall'articolo 1 del Jobs Act per un costante confronto con il Parlamento, ma soprattutto per confermare le opportune iniziative sulle materie, in tema di stabilità e di qualità del lavoro. Abbiamo interventi già depositati su cui è già aperta la discussione, chiediamo un'attenzione particolare al Governo per raggiungere questi obiettivi.
Discussione sulle linee generali
Data:
Lunedì, 23 Gennaio, 2017
Nome:
Patrizia Maestri