Presidente, cari colleghi, in questa discussione sulle linee generali come gruppo del PD preannunziamo la sottoscrizione della mozione con primo firmatario Cicchitto, già illustrata dal collega Alli. Ma mi permetterete di rispondere ad alcune osservazioni non con spirito di delegittimazione, come spesso avviene e fa parte della propaganda in quest'Aula, ma con un ragionamento che, secondo me, deve legare tutti i presentatori delle mozioni a quello che è l'interesse superiore non dei partiti ma del nostro Paese vale a dire il fatto che i rapporti internazionali e il multilateralismo caotico che viviamo da un po'di anni a questa parte fanno sì che rispondere ai tanti conflitti con la politica estera diventa sempre più complicato. Per questo alcuni toni usati in questo atto dai tre presentatori della mozione – lo dico con molto rispetto perché sono mozioni che, nel caso vi fossero degli accorgimenti, accoglierebbero anche il senso di un lavoro comune – destano in noi alcune perplessità già espresse in una mozione discussa a giugno in un dibattito che facemmo in questa Camera e in molti dibattiti fatti in Commissione Affari esteri.
Il primo punto, caro Presidente e cari colleghi – lo dico tramite lei, Presidente, all'onorevole Di Stefano che non vedo più in aula – è il seguente: il legame tra la vicenda ucraina e la vicenda che, nel quadro mediorientale tra Siria fino alla nostra Libia, quella più vicina, si dipana nella cosiddetta coalizione internazionale contro il terrorismo, è un legame che nemmeno la diplomazia russa fa. Cioè questo automatismo di dire sanzioni versus coalizione internazionale è un qualcosa che sta più nelle dichiarazioni dei colleghi disattenti di questo momento che non nella realtà della politica internazionale che segue una propria complessità. Non c’è mai stato alcun autorevole esponente del Governo russo che ha sottoposto questo automatismo, che io reputo un errore per la politica internazionale di un grande Paese dentro il contesto europeo. Vediamo i fatti. Noi assistiamo ad un conflitto in Ucraina che nasce nella grave crisi del 2013, che segue alla rottura sul versante della nascita euroasiatica o dell'associazione all'Unione europea: il Presidente dell'epoca Yanukovich del partito delle regioni scappò, il Paese entrò in grande turbolenza, c'erano nell’élite, nelle classi dirigenti e nella piazza due opinioni differenti sul futuro del Paese e, lungo quel confine tra Unione europea, a cui molti aspiravano, e unione doganale euroasiatica, verso cui Yanukovich e il partito delle regioni spingevano perché l'Ucraina vi aderisse, il Paese è entrato in una grande guerra civile. Ma, signori, stiamo parlando di una guerra civile. Infatti nel 2014 ci sono stati cinquemila morti, c’è stata la creazione e lo sviluppo di grandi ferite e grandi sofferenze che non costituiscono solo un fattore diplomatico e un contesto di difficoltà: è una guerra che si è sviluppata durante il 2014 e ha portato nell'autunno del 2014 al lancio di negoziati. Ricordo a tutti, ai disattenti, che fu proprio l'Italia nel contesto del vertice Asem, quando già la Russia era stata espulsa dal G8, a riportare la Russia al tavolo: era il vertice di Asem di Milano in cui la Russia riaprì alla presenza a un dibattito fino arrivare poi all'Accordo di Minsk 2, firmato in Bielorussia, in cui si ponevano undici punti per sancire quella che è una pacificazione. Una parte dell'Ucraina era sotto occupazione di mezzi pesanti, la Crimea con il referendum del 2014 viene portata dentro l'unione eurasiatica doganale, quindi dentro la Russia, e ci troviamo in questo contesto, dal 2013-2014 fino ad oggi, di fronte ad un conflitto armato che ha prodotto morti, che ha prodotto, caro onorevole Pini, ciò a cui lei giustamente si riferiva: la violazione del Trattato di Helsinki di più di vent'anni fa cioè l'insindacabilità, l'impossibilità di violare i confini o di cambiare i confini senza l'accordo tra le parti. Dunque, questo è il contesto della guerra in cui ci troviamo. Ripeto che si tratta di una guerra perché vi sono stati molti morti, tra cui anche un nostro connazionale, che meritano rispetto. Stiamo parlando di una vicenda che ha necessità di essere superata attraverso gli undici punti dell'Accordo di Minsk al quale le parti devono riferirsi: non parlo solo della Federazione russa e del sostegno alle forze insorgenti dell'est Ucraina ma anche del Governo e della Presidenza ucraina che devono portare avanti delle riforme istituzionali che permetterebbero la facilitazione dell'approccio di Minsk, per addivenire a tale superamento. Tuttavia, cari colleghi, non confondiamo le due ipotesi perché, se la difficoltà della politica estera in cui ci troviamo oggi fa sì che il rapporto nell'ambito multilaterale deve essere sensibilmente prodotto anche con atti concreti, la confusione e la tendenza a mettere tutte le vicende in un calderone non credo ci aiutino. Vengo al punto che da ultimo l'onorevole Bergamini ha sollevato tramite lei, Presidente. L'onorevole Bergamini ripete Pratica di Mare 2002. Ricordo che in quegli anni la Russia veniva dall'ispirazione, che prima era di Gorbaciov e poi di Eltsin, della comune casa europea.
Si trattava dell'idea che l'Europa si potesse formare – anche la Presidenza e la Commissione di Romano Prodi andavano in questo contesto – in un clima di grande collaborazione, che superasse i conflitti e che portasse a partnership per la pace. Tanto tempo è passato e io vorrei che sincronizzaste un attimo gli orologi. Lo dico anche con molto rispetto a chi oggi in queste Aule si erge quasi a difensore dell'occidentalismo e poi non legge nemmeno quello che è il dibattito politico russo alla Duma e tante espressioni, anche della Presidenza russa, su che cos’è l'Occidente oggi, cioè un qualcosa di flebile e debole, a cui nella Presidenza, soprattutto nel terzo mandato della Presidenza Putin, si risponde con violenza verbale e violenza in quelli che sono i valori che molti di voi vorrebbero difendere.
Allora, per non fare confusione, per non mettere nello stesso calderone, per conoscere anche qual è la verità di quelli che sono i rapporti politici tra i Paesi, noi dobbiamo continuare con un orientamento di politica estera – che da Pratica di Mare in poi io credo rimanga sempre dentro l'alleanza europea e dentro i rapporti transatlantici, come giustamente sostiene nella sua mozione l'onorevole Gianluca Pini – di grande rispetto e relazione. Lo abbiamo fatto al vertice dell'assemblea, lo abbiamo continuato a fare fino a domenica scorsa, convocando a Roma sulla Libia, sull'altro terreno a cui verrò da qui a poco, tutti i maggiori protagonisti. Ma mettere insieme tutto, cercando quasi di fare uno spot pubblicitario per un passato che non ritornerà più, significa non guardare a quella che oggi è la difficoltà in cui noi ci troviamo, cioè un multilateralismo squilibrato, dove anche i toni di un antiamericanismo di vent'anni fa non sono realistici, non solo perché non li condividiamo dal punto di vista valoriale, ma perché non sussistono nella realtà dei fatti. Basti sempre pensare che, un giorno, molti criticano la subordinazione agli interessi degli Stati Uniti e, il giorno dopo, contestano il fatto che gli Stati Uniti non siano presenti in Medio Oriente.
Allora, per fare ordine, con molto rispetto e dialogo rispetto alle mozioni presentate, io dico che se partiamo dallo stesso assioma di tutta la diplomazia internazionale, russa inclusa, in cui le due vicende non sono materia di scambio, se facciamo un ragionamento sulla politica estera italiana e europea, forse qualche passo in avanti tutti insieme si può produrre. È vero noi al Coreper abbiamo sollevato il tema: è giusto che il Consiglio europeo discuta la decisione sulle sanzioni alla Russia ? È giusto discutere in quel contesto, cioè nell'applicazione di Minsk 2, che noi vogliamo venga realizzata al più breve possibile, perché quello è l'unico canale per superare una crisi. Se poi vogliamo parlare di Medio Oriente, coalizione internazionale, Libia e Siria, i canali sono un po’ – se me lo permettete con molta modestia – non confusi come sono stati esposti in quest'Aula.
Signori, sulla Siria c’è un grande dibattito. Domenica, per chi non lo conoscesse, è stato approvato in Consiglio di sicurezza un atto importante, una nuova risoluzione sottoscritta dalle maggiori potenze del Consiglio di sicurezza e l'Italia era presente. Sulla Siria si è avviata un'idea di transizione politica, ma è l'idea che l'Italia aveva da tempo. Infatti non ci siamo mai schierati con gli oppositori di Assad, che si sono poi rilevati, tempo passando, temibili e soprattutto dei soggetti politici che non rappresentano e non possono rappresentare il futuro alla Siria. Ma allo stesso tempo permettete all'Italia di aver ragione a non essere entrati nell'asse che lega Russia, Iran e forze sciite, che stanno difendendo il regime di Assad, sostenendo che Assad è il futuro del Paese. Questo, se qualcuno lo vuole fare legittimamente, lo facesse, ma non è la nostra posizione. Così come la nostra posizione è sempre stata – e mi avvio alla conclusione Presidente – per quanto riguarda la Siria, per quanto riguarda la coalizione anti-ISIS, per quanto riguarda la coalizione per fermare il conflitto politico civile in Libia, costruire dei tavoli di multilateralismo. Ma il multilateralismo – sto per concludere – che valga per tutti i conflitti, che valga seguendo le regole del diritto internazionale e che valga seguendo i diritti e le libertà da rappresentare e non riguardi una propaganda che spesso ci lascia un po’. Le chiedo scusa e, quindi, preannuncio il sostegno alla mozione e spero che nel dibattito, anche in via di discussione delle mozioni, si possa ritrovare con accorgimenti uno spirito unitario e non propagandistico.
Data:
Lunedì, 21 Dicembre, 2015
Nome:
Vincenzo Amendola