Presidente, inizio con una citazione di William Gladstone, un ex Primo Ministro britannico, che diceva che l'indispensabile presupposto per una buona politica estera è quello di avere un buon governo in patria.
Noi viviamo in un tempo in cui l'ordine internazionale sta cambiando e ci rendiamo conto che la citazione di Gladstone vale anche a rovescio. Ormai avere una seria politica estera è la chiave indispensabile per continuare a esprimere azioni di governo in patria. L'attacco all'equilibrio internazionale, alle regole che reggono la convivenza tra Stati, la costituzione di poli di influenza alternativi, è infatti un elemento che sempre più preoccupa governi e cittadini. La dimensione internazionale è tornata ad essere prepotente protagonista delle vicende nazionali, un fattore che determina lo spazio entro il quale i governi riescono a far sentire sicuri i loro cittadini e che delimita il raggio di azione delle politiche messe in campo dagli esecutivi.
In questo senso la mozione che discutiamo oggi, relativamente al ruolo che la Federazione Russa ha sullo scenario internazionale e quindi alle sanzioni decise nei confronti della Russia per le violazioni del diritto internazionale nei confronti dell'Ucraina, ha al centro un elemento delicatissimo e cruciale dell'ordine internazionale, quello appunto del rapporto con la Russia, un rapporto che non riguarda solo il confine est dell'Unione Europea, ma che riguarda più in generale l'assetto della stabilità internazionale che va strutturandosi in questi mesi. Oggi parliamo di un tema così importante per l'ordine internazionale ed è per questo che è cruciale non creare disordine anche nel nostro dibattito. In questo senso, guardando a quanto contenuto nelle mozioni di oggi non dobbiamo confondere due questioni: da un lato c’è la violazione della legalità internazionale, quella nei confronti dell'integrità territoriale dell'Ucraina, che va punita sulla base di sanzioni finché non saranno rispettati i termini dell'accordo di Minsk, come stiamo facendo appunto in seno all'Unione europea e in accordo con gli alleati americani; dall'altro lato c’è la questione della lotta al terrorismo internazionale. La stessa Russia non ha mai inteso collegare diplomaticamente politicamente le due questioni, e farlo in quest'Aula rischierebbe di essere un boomerang per la costruzione di un ordine internazionale stabile, perché confondere le due questioni, barattare la soluzione di un problema con l'altro, non risolve nessuna delle due.
Un altro degli elementi di instabilità globale è che continuamente viene messo in discussione in varie parti del mondo il cardine dell'ordine internazionale così come lo conosciamo, ovvero il ruolo degli Stati nazione. In questo senso, bisogna continuare a sanzionare chi, come anche la Russia con l'invasione della Crimea e con il sostegno ai ribelli filorussi del Donbass ha messo in discussione il principio della sovranità inviolabile degli Stati, a partire dalla loro integrità territoriale. Finché i termini degli accordi di Minsk non saranno rispettati, finché l'Ucraina non sarà garantita nella sua propria sovranità territoriale, bisogna mantenere unità nella risposta degli Stati europei a queste violazioni e bisogna fare in modo che il nostro Governo, per quanto possibile, mitighi gli effetti delle sanzioni su alcuni settori della nostra economia.
Al tempo stesso, però, va chiarito che per combattere il terrorismo servono coalizioni più ampie possibile. Il terrorismo di matrice islamista, che sta creandosi una sua base territoriale nel cosiddetto Daesh, è un male assoluto e come tale va combattuto. Questo lo si fa costruendo ampi schieramenti di alleati e nessuno scambio nella partecipazione alla coalizione contro Daesh è possibile. Sarebbe un segnale sbagliatissimo a livello di minaccia costituito da Daesh, sottoporre la partecipazione alla lotta contro il terrorismo a quello che avviene in altri teatri. Se Daesh è nemico assoluto va combattuto senza riserve, senza che la lotta contro di esso sia oggetto di scambio. Per questo fa bene il Governo italiano a mantenere un dialogo con la Russia sulle vicende del Mediterraneo, sul contrasto contro il terrorismo, dialogo che tra l'altro ha portato sia all'avvio dei colloqui a Vienna sulla Siria, sia all'accordo sulla Libia del 17 dicembre scorso. Al tempo stesso è giusto chiedere che non vi sia un rinnovo automatico delle sanzioni contro la Russia, ribadendo, però, che il rinnovo delle sanzioni contro la Russia è legato all'attuazione completa degli accordi di Minsk, perché l'ordine internazionale si costruisce e si mantiene con serietà ed impegno. Per questo voteremo a favore della mozione di maggioranza.
Dichiarazione di voto
Data:
Lunedì, 21 Dicembre, 2015
Nome:
Lia Quartapelle Procopio