Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 17 Maggio, 2016
Nome: 
Marco Miccoli

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Grazie Presidente. Sono stati citati molti dati, però basterebbe uscire qua fuori oggi a Montecitorio, dove stanno manifestando i lavoratori dell'IBM, e accorgersi, guardandoli in faccia, che cosa significa il dramma dei lavoratori che superano i cinquant'anni. Sì perché nel 1950 una persona aveva il suo primo impiego tra i 15 e i 18 anni, per poi smettere entro i 60 anni. Oggi si tende a entrare nel mercato del lavoro tra i 25 e i 30 anni, per uscirne verso i sessantacinque, settanta. Il risultato in un Paese come il nostro, tra i più vecchi e longevi del mondo, è che 7 milioni di lavoratori, circa il 30 per cento della popolazione attiva, ha più di 50 anni e molti dei disoccupati, il 6 per cento della fascia d'età over 50, si trovano a rimettersi in gioco cercando di convincere le aziende che non è la data di nascita quello che conta. Il tutto mentre gli Stati europei stanno attraversando un periodo di transizione demografica che pone al centro il rapido e progressivo invecchiamento della popolazione e di conseguenza la necessità di promuovere iniziative a favore della qualità della vita e del benessere delle persone più mature per garantire un invecchiamento attivo della forza lavoro. Qui da noi, in Italia, se nel 2013 si contavano 17 milioni di individui over 50, si prevede che nel 2033 saranno 22,5 i milioni di persone che superano i cinquant'anni. 
Non c’è dubbio che per oltre un secolo il sistema di tutele sociali che avevamo, che sono state ritagliate su rischi prevedibili delle singole fasi nel corso della vita, gioventù, maturità vecchiaia, ha fino a poco tempo fa svolto efficacemente il suo ruolo, anche rafforzato da quella stupenda stagione di lotte che ha portato ulteriori benefici ai lavoratori e ai pensionati, quella lotte che si sono svolte negli anni Sessanta e Settanta e che costruirono quel modello di welfare. Nella situazione attuale, però, ci si è caratterizzati da condizioni di minore stabilità e da ingressi più tardivi nell'occupazione regolare. La questione è divenuta quella di trovare nuove combinazioni tra flessibilità e sicurezza che consentano alle imprese di valorizzare le risorse possedute, coniugando le proprie esigenze di sviluppo con le esigenze individuali di protezione e di promozione sociale di lavoratori che in esse operano. La crisi e la conseguente crescita della disoccupazione nelle fasce più adulte della popolazione, è un fenomeno che si è diffuso, anche a livello nazionale, negli ultimi anni, e l'esito di quella crisi, in attesa di processi di riconversione all'interno dei settori in difficoltà, ha generato l'espulsione dal mercato di lavoro di un'ampia fascia di lavoratori cosiddetti maturi, i quali trovano oggi grande difficoltà di reinserimento. Si tratta generalmente di lavoratori che in possesso di esperienza di lavoro polivalenti maturate nel contesto di imprese medio-piccole o artigiane, sono arrivati alla soglia dei cinquant'anni d'età, a volte senza contratti di lavoro regolarizzati, oppure non sono mai entrati stabilmente nel mercato del lavoro, o ancora di persone la cui domanda di servizio si attiva in rapporto ad eventi di perdita di lavoro connessi a crisi aziendali o di settore che interessano anche fasce di professionalità con responsabilità gestionale o dirigenziali ed il cui sviluppo è strettamente connesso con le caratteristiche del mercato del lavoro locale, nonché alla capacità di gestione del sistema degli ammortizzatori sociali. Si tratta di effetti che risultano dilatati dall'innalzamento dell'età pensionabile prevista dagli interventi legislativi degli ultimi anni, è stato ricordato in tutti gli interventi, quelli che riguardano la «legge Fornero». L'allungamento della vita media, e i continui cambiamenti legislativi inerenti l'età pensionabile, hanno reso sempre più centrale il tema dell'invecchiamento della popolazione del lavoro. 
I dati dimostrano che il tasso di inattività nella classe di età dai 55 ai 64 anni, seppure in costante calo nell'ultimo decennio, conferma la bassa partecipazione al mercato del lavoro di questa fascia di popolazione. Insomma, se perdi il lavoro a quell'età, prevale la sfiducia, si avverte uno stato di abbandono da parte delle istituzioni nazionali e locali. È quindi necessario un ripensamento, un ripensamento complessivo della logica della modalità di inclusione delle persone anziane nel mercato del lavoro. È un ripensamento necessario per rendere lavoratrici e lavoratori giovani e meno giovani complementari e non antagonisti. La valorizzazione del lavoro delle classi di età mature e anziane è il focus di riferimento principale da sviluppare con attenzione, sia a livello delle politiche pubbliche o di sistema, sia a quello delle linee d'azione nell'ambito di organizzazioni private e pubbliche. La capacità di non appiattire, ma anzi di valorizzare il contributo delle donne e degli uomini dei giovani e degli anziani, di chi possiede competenze, abilità e cultura diverse, può consentire nel contesto attuale, e sempre di più in futuro, all'impresa di fare un reale balzo in avanti, in particolare di guadagnare un vantaggio competitivo sul mercato e di adattarsi ad anticipare i cambiamenti demografici in atto e cioè di garantire la creazione di un clima di reciproco scambio di collaborazione che incoraggia le persone a rimanere nelle aziende e a crescere. 
Lo dicevamo prima è importante anche lavoro che si è fatto questi anni. Una prima risposta è stata la legge n. 92 del 2012 che appunto si riferisce agli incentivi all'occupazione proprio di lavoratori ultracinquantenni. C’è stato poi il decreto n. 22 del 2015 che ha previsto il cosiddetto contratto di collocazione. In tale prospettiva un ruolo strategico viene riconosciuto ai servizi per il lavoro quali strutture deputate alla gestione di azioni e di interventi di politica attiva e passiva, orientate a rispondere alle nuove domande sociali connesse al prolungamento della vita lavorativa. A tal fine è volta la riforma delle politiche attive del lavoro portata avanti da questo Governo, attraverso la promozione di un collocamento tra le misure di sostegno al reddito della persona occupata o disoccupata, e misure volte al suo reinserimento nel tessuto produttivo, anche attraverso la conclusione di accordi per la ricollocazione, grazie al ruolo dell'Agenzia nazionale per le politiche del lavoro, istituita appunto col decreto legislativo n. 150 del 2015 che dovrà affrontare il sollecito funzionamento operativo. Parimenti un ruolo centrale potrà essere svolto dei Fondi di solidarietà così come dal decreto legislativo n. 148 del 2015, con la finalità di assicurare a tutti i lavoratori e alle lavoratrici una tutela in costanza di rapporto nei casi di riduzione o sospensione dell'attività lavorativa per le cause previste dalla normativa in materia di cassaintegrazione guadagni ordinaria o in cassa integrazione guadagni straordinaria, nonché in particolare dalla previsione di assegni straordinari per il sostegno al reddito riconosciuti nel quadro dei processi di agevolazione all'esodo per coloro che raggiungono i requisiti previsti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato nei successivi cinque anni e poi contribuire al finanziamento dei programmi formativi dei Fondi europei. Da ultimo la legge n. 208 del 2015 ha introdotto per il settore privato una specifica disciplina transitoria relativa a una fattispecie di trasformazione da tempo pieno a tempo parziale del rapporto di lavoro subordinato per i lavoratori a cui mancano tre anni alla pensione, i quali potranno scegliere di passare al part-time mantenendo lo stipendio pari a circa il 65 per cento rispetto a quello percepito fino a quel momento, senza alcuna penalizzazione sulle pensioni. 
È quindi è importante che il Governo si impegni ancora e con questa mozione chiediamo alcuni di questi impegni, su cui ovviamente è puntata l'attenzione (e noi accogliamo con favore le aperture fatte sul DEF). Vogliamo ricordare in virtù di questo, che il Partito Democratico in Commissione lavoro ha presentato le proposte di legge per la flessibilità delle pensioni in uscita che sono al vaglio di una discussione, di un iter che abbiamo intrapreso. Abbiamo accolto con favore anche le dichiarazioni del Premier qualche giorno fa, però non deve venire meno l'impegno a proseguire nell'azione e nella sperimentazione di azioni a sostegno di modalità di impiego flessibile dei lavoratori ultracinquantenni che prevedono forme di scambio di generazionale delle competenza senza penalizzazioni, sia per i giovani, sia per i lavoratori più anziani. È necessario, quindi, che il Governo favorisca, per quanto di propria competenza, anche attraverso specifiche misure di sostegno fiscale o contributivo, l'adozione di formule organizzative dell'impresa e di gestione del personale d'intesa con le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, volte a riconosce e a valorizzare la professionalità dei lavoratori ultracinquantenni. 
Lo scorso anno, in proposito, alla STMicroelectronics, ad esempio, si sono create le quote d'argento, ovvero una fetta di nuovi posti di lavoro riservati agli over 50. Su 400 nuove assunzioni effettuate dall'azienda, il 10 per cento ha riguardato lavoratori, appunto, over 50. Sarebbe, quindi, giusto e necessario monitorare gli effetti dei diversi strumenti legislativi adottati finora per il sostegno all'occupazione di lavoratori over 50, anche al fine di un più efficace coordinamento e ridefinizione degli interventi esistenti. E, infine, procedere con la massima sollecitudine al perfezionamento del processo di costituzione dell'Agenzia nazionale per le politiche attive, delineando specifiche linee di azione rivolte all'orientamento e al sostegno nella ricerca di nuova occupazione proprio per quei lavoratori over 50, anche attraverso la definizione di appositi percorsi formativi volti a moltiplicare le occasioni di apprendimento e di qualificazione anche in età adulta. 
Tali, quindi, sono i provvedimenti che chiediamo al Governo di mettere in campo per favorire la difesa del lavoro, l'inserimento dei lavoratori cosiddetti maturi e per far sì, appunto, che questi lavoratori – come quelli qua oggi, dell'IBM, fuori Montecitorio – si sentano meno soli e meno abbandonati dalle nostre istituzioni.