Grazie, signor Presidente. Il sistema degli enti territoriali è interessato da un processo di riforma profondo. Da una parte, la legge n. 56 del 2014, la riforma Delrio, ha trasformato le province in enti di area vasta di secondo livello, ha istituito le città metropolitane e ha innovato la normativa per le unioni e le fusioni di comuni. Dall'altra parte, il decreto legislativo n. 118 del 2011 ha radicalmente cambiato la disciplina della contabilità degli enti locali secondo criteri di armonizzazione tra i diversi enti della pubblica amministrazione e questa nuova contabilità va a regime, per tutti gli enti locali, da quest'anno. Ulteriori misure riguardanti le autonomie locali sono, infine, contenute nel disegno di legge delega di riforma della pubblica amministrazione attualmente in discussione in Senato.
La legge di stabilità 2015, a sua volta, ha previsto ulteriori importanti interventi sul sistema degli enti territoriali. Il più importante è il contributo alla manovra di finanza pubblica che è stato richiesto a comuni, province, città metropolitane e regioni, che, come ricordato nella nostra mozione, ammonta a 6 miliardi e 200 milioni di euro nel 2015, che salgono a 7 miliardi e 200 milioni di euro nel 2016 e a 8 miliardi e 200 milioni di euro dal 2017 in avanti. Sommando a queste cifre il fondo crediti di dubbia esigibilità, che vale ulteriori 1 miliardo e 900 milioni di euro di riduzione di spesa, dagli enti territoriali viene, nel 2015, un terzo delle risorse complessivamente reperite con la legge di stabilità e, tra queste, quasi metà delle riduzioni di spesa.
È un'azione di contenimento della spesa corrente molto forte, quella che è stata richiesta agli enti territoriali con la legge di stabilità. La legge di stabilità, peraltro, ha ampliato gli spazi per la spesa di investimento degli enti locali, perché il Patto di stabilità è stato allentato per 2 miliardi e 900 milioni di euro a decorrere dal 2015, il limite massimo degli interessi passivi è salito dall'8 al 10 per cento delle entrate correnti ed è stato esteso al 2015 il Patto verticale incentivato: quindi, restrizione sul versante della spesa corrente e più spazi di investimento per gli enti territoriali.
Il combinato disposto di queste scelte ha lasciato aperti dei nodi importanti, che rischiano di condizionare negativamente il processo di riforma a cui facevo riferimento all'inizio. E mi riferisco, in primo luogo, all'attuazione della riforma Delrio, della legge n. 56 del 2014, per quanto riguarda specificamente province e città metropolitane.
Signor Presidente, i numeri di SOSE, che ha stimato in questi giorni la spesa efficientata per le funzioni fondamentali e la capacità fiscale standard di province e città metropolitane, ci dicono che il taglio assorbibile, senza intaccare l'esercizio delle funzioni fondamentali stabilite dalla «legge Delrio», è di 684 milioni di euro per province, città metropolitane e regioni a statuto ordinario. Il taglio effettivamente richiesto dalla legge di stabilità a questi enti locali è di 900 milioni di euro per il 2015, che salgono a un miliardo e 800 milioni di euro nel 2016 e 2 miliardi e 700 milioni di euro nel 2017. E questi numeri ci dicono che province e città metropolitane, da una parte, rischiano di non avere risorse sufficienti per esercitare le funzioni fondamentali che la «legge Delrio» attribuisce loro e, dall'altra, a causa del ritardo nell'attuazione della legge n. 56 del 2014, continuano ancora oggi a pagare funzioni e personale che competerebbero ad altri enti della pubblica amministrazione e dal 2016, poiché i tagli aumentano, questa condizione rischia di complicarsi ulteriormente.
Per questo, signor Presidente, io credo che sia utile, come ha proposto l'Unione delle province italiane nel corso delle audizioni sul DEF, che le Commissioni bilancio di Camera e Senato analizzino questa situazione, la situazione che emergerà dai rendiconti del 2014 di province e città metropolitane. È utile che il Parlamento verifichi l'effettiva sostenibilità della manovra 2016-2017 a carico di province e città metropolitane, sollecitando, se necessario, il Governo a ripensarla.
Nell'immediato, la nostra mozione impegna il Governo ad adottare, con la massima sollecitudine, alcune iniziative per affrontare queste criticità: la possibilità di rinegoziare i mutui di province e città metropolitane, superando il legame con l'approvazione dei bilanci, utilizzando gli spazi ottenuti a copertura delle spese correnti; la revisione delle sanzioni del Patto di stabilità interno, stabilite nell'intesa Stato-autonomie locali del 19 febbraio. Signor Presidente, se si applicasse la normativa vigente, le attuali sanzioni costringerebbero le province a versare allo Stato ulteriori 400 milioni di euro ed è evidente che bisogna intervenire per ridurre di molto questa cifra, recependo l'intesa Stato-autonomie, che rimodula le sanzioni dal Patto. Bisogna escludere dalle sanzioni le proroghe dei contratti a tempo determinato di province e città metropolitane.
Sempre in nome dell'eccezionalità della situazione, di questa delicata fase di transizione nell'attuazione della legge n. 56 del 2014, noi invitiamo il Governo a valutare l'opportunità di consentire a province e città metropolitane di non approvare il bilancio pluriennale, limitandosi al solo bilancio di previsione 2015. E invitiamo il Governo a valutare l'opportunità di permettere a province e città metropolitane di illustrare nel bilancio spese per funzioni fondamentali distinte dalle spese per funzioni non fondamentali, per fare chiarezza e trasparenza su ciò che è derivante dalla riforma Delrio e ciò che, invece, riguarda le funzioni che vanno riallocate ad altri enti. Chiediamo al Governo di valutare l'opportunità di permettere a province e città metropolitane di applicare a preventivo l'avanzo di amministrazione per conseguire gli equilibri.
Sono misure di emergenza, naturalmente, dettate dalle criticità a cui facevo riferimento in precedenza. La riforma Delrio è un pezzo importante dell'ampio disegno di riforme strutturali messo in campo da questo Governo.
L'attuazione compiuta di questa riforma, che vive un momento difficile, è legata alla possibilità delle province e delle città metropolitane di fare i bilanci per il 2015 e queste misure possono sicuramente aiutare a raggiungere questo obiettivo.
Un'ulteriore serie di criticità riguarda i comuni e le regioni. Nell'immediato chiediamo che nel provvedimento urgente sollecitato al Governo venga inserito il recepimento dell'intesa cui facevo riferimento in precedenza, quella del 19 febbraio, che cambia non solo le sanzioni, ma soprattutto i criteri di determinazione degli obiettivi del Patto di stabilità interno, secondo le linee guida che venivano ricordate nell'intervento dell'onorevole Melilla. Chiediamo di rinnovare almeno parzialmente gli stanziamenti già previsti nel 2014 per gestire il passaggio IMU-TASI per 1.800 comuni che rischiano di non avere risorse sufficienti per chiudere i loro bilanci. Rimane aperto il nodo dei meccanismi di perequazione dell'IMU agricola, una vicenda travagliata che abbiamo affrontato anche all'inizio del 2015. Riteniamo utile garantire la necessaria gradualità e flessibilità della fase di avvio a regime dell'armonizzazione contabile. Non l'abbiamo scritto nella nostra mozione, però ci tengo ad evidenziarlo al Viceministro Morando, come hanno fatto altri colleghi prima di me quanto segue. Il 2015 è un anno di adempimenti straordinari per gli enti locali, perché entra a regime la nuova contabilità, con il riaccertamento straordinario dei residui, ci sono una serie di adempimenti previsti dalla legge di stabilità 2015 – e penso allo split payment e al reverse charge –, che sono particolarmente complessi per gli uffici dei comuni: un rinvio breve del termine di approvazione dei rendiconti aiuterebbe sicuramente gli enti locali ad affrontare meglio questi adempimenti molto importanti.
Ultimo punto, ma non meno importante, è quello contenuto nella nostra mozione sull'attuazione del recepimento dell'intesa della conferenza Stato-regioni del 26 febbraio 2015 per quanto riguarda l'implementazione della parte della manovra 2015 riguardante il comparto delle regioni.
Ora tutti questi nodi, signor Presidente, rendono necessaria l'emanazione da parte del Governo di uno specifico decreto-legge. Questo è il senso e l'obiettivo primo della nostra mozione. È necessario un provvedimento urgente per permettere agli enti locali di avere un quadro di regole certe per predisporre i bilanci di previsione per l'anno in corso. Poi, è evidente che, al di là delle misure di urgenza che sollecitiamo al Governo, noi poniamo una questione di più ampio respiro, in relazione alla quale è in atto un confronto tra il Governo e la rappresentanza degli enti locali.
Nella prospettiva della legge di stabilità 2016 ci sono una serie di questioni rilevanti, strutturali su cui noi riteniamo opportuno concentrare da subito l'attenzione del Governo nel confronto con gli enti territoriali. Primo punto è la revisione della fiscalità comunale, che è un tema che opportunamente non è stato affrontato nella legge di stabilità 2015, ma oggi è maturo per essere sistematicamente normato nella legge di stabilità per il 2016, e questo vuol dire la local tax per accorpare IMU, TASI e i tributi minori dei comuni, ma soprattutto un intervento per semplificare la vita dei contribuenti che con la TASI hanno avuto a che fare con migliaia di combinazioni possibili tra aliquote e detrazioni e su questo bisogna intervenire.
La local tax deve essere l'occasione per redistribuire il carico fiscale sugli immobili. Segnalo due temi su cui è utile e opportuno focalizzare l'attenzione: gli immobili strumentali all'attività delle imprese, perché il passaggio dalla vecchia ICI all'IMU ha aumentato notevolissimamente il carico fiscale sugli immobili delle imprese e sulle abitazioni affittate, che oggi hanno lo stesso trattamento fiscale di quelle sfitte e forse, invece, sarebbe utile una differenziazione, agevolando le abitazioni affittate, con particolare riferimento a quelle affittate a canone concordato.
Il secondo punto è l'introduzione del principio di equilibrio di bilancio previsto dalla legge n. 243 del 2012.
L'equilibrio di bilancio è partito nel 2015, come è noto, per le regioni e dovrebbe partire dal 2016 per il comparto degli enti locali; noi invitiamo il Governo ad una riflessione sull'effettiva funzionalità degli otto obiettivi, tra cassa e competenza, previsti per gli enti locali dalla legge n. 243 del 2012.
Forse – è un tema che lascio alla discussione con il Governo – sarebbe preferibile ipotizzare soluzioni più semplici, pur nel rigore necessario dei conti pubblici, a carico degli enti locali, per evitare che il superamento giusto del Patto di stabilità interno non si traduca in realtà in un ulteriore complicazione per la vita degli amministratori locali.
Il terzo punto è la questione del ripensamento dei criteri di alimentazione e riparto del Fondo di solidarietà comunale, signor Viceministro. Nel 2015, a causa del taglio del Fondo di solidarietà comunale disposto della legge di stabilità, l'ammontare del fondo scenderà a 3,7 miliardi di euro, come è noto, a fronte di 4,3 miliardi di gettito IMU «canalizzato» per alimentare il fondo stesso. Per la prima volta, nell'anno in corso, la perequazione dei comuni diventa integralmente orizzontale, cioè lo Stato non ci mette più soldi, ma il Fondo di solidarietà comunale è integralmente finanziato con risorse dei comuni stessi (il 38,22 per cento del gettito IMU). Per la prima volta i comuni sono finanziatori netti dello Stato centrale, perché i 4,3 miliardi di IMU destinati al finanziamento del fondo sono superiori ai 3,7 miliardi effettivamente utilizzati.
Questi due elementi sono oggettivamente dei punti di riflessione. Io credo, noi crediamo che sia utile una riflessione sulle modalità di alimentazione del Fondo di solidarietà comunale, ritornando ai criteri di perequazione verticale previsti dalla legge n. 42 del 2009 e dalla legge delega che ha avviato il federalismo fiscale nel nostro Paese; crediamo che sia necessaria un'ulteriore valutazione sui criteri di riparto. Quest'anno, il 20 per cento del fondo è ripartito in relazione a capacità fiscali standard e fabbisogni standard: questa percentuale va sicuramente ampliata, immaginando un percorso per arrivare al 100 per cento di utilizzo delle capacità fiscali standard e dei fabbisogni standard nella ripartizione delle risorse del Fondo di solidarietà comunale. È chiaro, però, che anche i criteri di calcolo dei fabbisogni standard hanno bisogno di un progressivo affinamento. I numeri resi noti pochi giorni fa, specialmente per i piccoli comuni montani, sono un elemento di riflessione, ma altri sicuramente emergeranno da una valutazione sufficientemente analitica della ripartizione, peraltro di una quota del 20 per cento, come previsto dall'attuale normativa.
L'obiettivo di queste proposte che sottoponiamo all'attenzione del Governo è quello di definire entro il 2015 un assetto stabile della finanza locale nel nostro Paese. Noi veniamo da anni estremamente travagliati: il tira e molla sull'abolizione dell'IMU sulla prima casa e il suo ripristino; l'introduzione al posto dell'ICI dell'IMU. Sono anni che hanno stravolto, per molti aspetti, l'assetto della finanza comunale, per non parlare dell'ambizioso e profondo processo di riforma delle province.
Nel 2015 possiamo e dobbiamo raggiungere l'obiettivo di consentire agli enti locali di avere a che fare con un quadro stabile e di avere, per la prima volta da parecchi anni, la possibilità di una reale autonomia e una possibilità effettiva di programmazione della spesa e di rilancio degli investimenti. Ciò perché, se c’è un obiettivo che dobbiamo darci con le nuove regole di finanza pubblica rivolte agli enti locali, è quello di rilanciare investimenti, che in questi anni sono caduti in ragione delle regole assurde del Patto di stabilità interno e che noi, invece, abbiamo il dovere di rilanciare come parte di un progetto più complessivo di rilancio dell'economia del nostro Paese.
Questi, signor Presidente, sono i punti fondamentali della mozione che abbiamo presentato, confidiamo in questo senso nell'attenzione e nella disponibilità al confronto che il Governo ha sempre dimostrato su questi temi.
Mozione
Data:
Martedì, 21 Aprile, 2015
Nome:
Antonio Misiani