Illustrazione
Data: 
Lunedì, 11 Maggio, 2015
Nome: 
Emanuele Cani

Vai alla scheda della mozione

 

Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghe e colleghi, colgo con soddisfazione il fatto che questa importante mozione sulla Sardegna sia oggi all'ordine del giorno di questo Parlamento. È bene ricordare che dall'avvio della legislatura molti dei temi che oggi tratteremo sono stati oggetto di numerosi atti parlamentari proposti dai deputati del Partito Democratico e non solo. Allo stesso tempo, molti di questi temi hanno costituito e tuttora costituiscono oggetto di interesse del Governo nazionale e di continua interlocuzione dello stesso con il governo della regione Sardegna. 
Prima di entrare nel merito della mozione è bene ricordare alcuni dati assolutamente preoccupanti che riguardano la nostra isola. È una regione – è stato già detto da altri colleghi che mi hanno preceduto – purtroppo sempre più povera. Nel 2013 il PIL della Sardegna è diminuito del 4, 4 per cento; negli anni della crisi tra il 2007 e il 2013 abbiamo perso il 13 per cento del prodotto. Nello stesso periodo abbiamo perso 43 mila posti di lavoro e anche la disoccupazione giovanile, nell'isola, è risultata ben più alta della media nazionale, con il 54,2 per cento. In Sardegna si sono registrati 10 milioni di ore di cassa integrazione nella manifattura, il calo dei consumi è stato del 2 per cento, l'aumento delle famiglie che si trovano in una condizione di povertà relativa è del 24,8 per cento, cioè ben una famiglia su quattro. Oltre alla desertificazione produttiva industriale si registra anche quella umana, la Sardegna è, infatti, sempre di più, una terra di emigrazione e lo è da troppo tempo, dove i giovani fanno la fila per staccare un biglietto di sola andata verso il resto d'Italia e il mondo. 
Fatta questa premessa va rimarcato, però, come la questione Sardegna sia strettamente legata al tema della sua insularità. Per un verso, evidenziando le problematiche derivanti da questa condizione, con evidenti e noti costi aggiuntivi per la popolazione, e per l'altro sottolineando l'esigenza di cogliere le opportunità che possono derivare da questo stato, in particolare vista la centralità della Sardegna nel mediterraneo e le connesse potenzialità che dalla stessa potrebbero derivare per la costruzione di serie e lungimiranti politiche euromediterranee. 
Entrando nel merito della mozione, mi sembra ovvio partire dal tema della specificità della nostra isola. È anche di questi mesi il dibattito sulle regioni a statuto speciale, sull'opportunità che il nostro sistema costituzionale ne riveda ruolo, prerogative e poteri. Come è noto, la riforma del titolo V della nostra Carta costituzionale ha quasi annullato la specificità e la specialità delle regioni, allineando, di fatto, le autonome a quelle ordinarie. Oggi, quella specialità quasi non esiste, se non nella compensazione di una serie di spese e trasferimenti che ancora non sono sufficienti ad assicurare la parità di condizioni tra tutte le regioni italiane. Nel caso della Sardegna, la regione gestisce con proprio bilancio senza alcun fondo statale tutto il Servizio sanitario regionale, il trasporto pubblico locale e la continuità territoriale aerea.
Mi pare opportuno rimarcare anche in questa sede, con forza, che la presenza di regioni a statuto speciale sia ancora utile al Paese e non può essere messa assolutamente in discussione, con il rischio di rompere la coesione territoriale e il principio di solidarietà nazionale. A fronte delle cose dette, chiediamo con questa mozione un impegno a questo Parlamento e al Governo nazionale su punti chiari che riteniamo indispensabili se risolti, per un vero rilancio sociale ed economico della nostra isola. Primo punto: la cosiddetta vertenza entrate, di cui tanto si è parlato. Secondo l'articolo 8 dello Statuto della regione Sardegna – legge di rango costituzionale – la regione sarda ha diritto a una parte delle entrate tributarie statali riscosse in Sardegna. Tra queste, ad esempio, i 7 decimi dell'IRPEF e analoghe percentuali di altre imposte, soprattutto indirette, tra cui IVA e accise varie. Lo scorso 1o aprile è stato fatto un primo importante passo avanti: alla Regione sono stati versati i primi 300 milioni di euro, primo acconto del credito che la Regione vanta nei confronti dello Stato. Si tratta, però, solo di un anticipo, giacché all'appello mancano altre ingenti risorse del credito complessivo vantato dalla Sardegna nei confronti dello Stato. Seconda questione: annoso problema del costo energetico. È noto che il territorio regionale, per esigenze di consumo non proprie, stia sempre più diventando una grande piattaforma di produzione di energia attraverso la costruzione di impianti fotovoltaici ed eolici e lo scavo di pozzi marini per la ricerca del gas naturale. Nonostante ciò, purtroppo, la questione del costo dell'energia per i sardi e le imprese dell'isola non ha beneficiano assolutamente di questo aspetto. Resta quindi un problema irrisolto, che compromette pesantemente lo sviluppo economico dell'isola. In questo scenario non è più accettabile il dover ricorrere a estenuanti battaglie per il riconoscimento del regime di essenzialità per gli impianti di produzione sardi, in particolare per quello di Ottana, per esempio, oppure per il riconoscimento di vari regimi di interrompibilità, senza i quali non sarebbe neanche immaginabile una qualsiasi produzione industriale in Sardegna (vedi uno dei casi più noti, quello dell'Alcoa, a cui altri colleghi, prima di me, hanno fatto riferimento). 
Detto ciò, alla luce dell'uscita dal progetto Galsi non è più rinviabile la convocazione di un tavolo tecnico e istituzionale che acceleri la metanizzazione dell'isola, che veda l'attuazione privilegiata sia nei tempi sia nelle risorse dell'attuazione di tutte le direttive dell'Unione europea in materia di infrastrutture e di stoccaggio del GNL. Vanno definite procedure chiare, rapide e semplificate per l'autorizzazione di impianti di stoccaggio del GNL, non solo a terra ma anche nelle aree portuali e per le tecnologie navali di trasporto, utili ad una quanto più veloce dotazione infrastrutturale che consenta l'uso del GNL nell'isola, fatto che darebbe sicuramente un contributo essenziale alla soluzione del problema energetico. Altra questione importane è quella dei trasporti – cui qualche collega ha fatto riferimento –, vero motore di sviluppo non solo per la Sardegna ma per l'intero Pianeta. Muoversi nel rispetto e nella possibilità di farlo è un fatto assolutamente essenziale per i cittadini che abitano in qualsiasi luogo. Sono evidenti le criticità relative al sistema dei trasporti da e per l'isola, specialmente sul versante della continuità aerea e marittima. Malgrado gli innegabili passi in avanti – questo è giusto precisarlo – compiuti in questi ultimi anni, si pone l'esigenza di disegnare una Sardegna più coesa al suo interno e più vicina al resto del continente. Va quindi promossa una continuità territoriale aerea e marittima in grado di garantire la concorrenza e il miglior servizio per i cittadini sardi e non sardi. In particolare, va sostenuta e favorita, l'iniziativa parlamentare, che il gruppo parlamentare del Partito Democratico si è impegnato a mettere in atto, di approvazione di una nuova legge sulla continuità territoriale marittima, ovvero è assolutamente indispensabile concordare con la regione Sardegna la redazione di norme di attuazione dello Statuto speciale in materia di trasporto marittimo.
Veniamo ora ad un altro tema abbastanza delicato, quello delle cosiddette servitù militari. Altra questione irrisolta è quella, appunto, delle servitù militari nazionali, come si è detto tante volte, il 65 per cento delle quali grava sulla Sardegna. È necessario un equilibrio poiché, come ha ricordato il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, in audizione presso la IV Commissione permanente della Camera dei deputati, si tratta di numeri significativi: 30 mila ettari, di cui 13 mila con limitazioni totali, impegnate dal Demanio militare, a cui si devono aggiungere gli spazi aerei e circa 80 chilometri di costa. 
Da tempo, è richiesta una riqualificazione della presenza militare, alleggerendo il territorio dal carico dal carico delle servitù nel rispetto assoluto – è giusto ribadirlo – della difesa nazionale. Si tratta di prestare una fattiva attenzione alla tutela del territorio a mezzo di bonifiche, del riconoscimento del diritto di fruire, ove possibile, anche a fini turistici, delle aree costiere attualmente occupate dalle basi militari, nonché dell'investimento di risorse della difesa in ricerca tecnologica applicata anche al campo civile, per un rapporto sostenibile tra presenza militare e contributo allo sviluppo economico del territorio in termini dinamici e non assistenziali. 
Va detto con chiarezza. Le grandi vertenze, le grandi vertenze industriali vanno risolte. La Sardegna ha bisogno di un sistema industriale moderno. Devono essere chiuse in tempi rapidi crisi industriali ormai aperte da troppo tempo. In particolare, le grandi vertenze del Sulcis, che riguardano gli stabilimenti dell'Alcoa e dell'Eurallumina, per citare solo i più importanti. Nell'area di Ottana si è prodotto un deserto industriale non più accettabile e stesso ragionamento vale per l'area industriale di Porto Torres che va assolutamente rilanciata. È di queste ore, anche in questo Parlamento, nelle Commissioni la necessità che il Governo nazionale vari un vero e proprio piano di politica industriale che in tutto il Paese, con tutto il Paese, deve obbligatoriamente coinvolgere anche la Regione Sardegna. 
È assolutamente importante, è stato già detto e lo ribadisco, colmare il deficit infrastrutturale in Sardegna: è un atto dovuto. Va favorito il superamento del deficit infrastrutturale della Sardegna, assegnando alla Regione risorse statali e comunitarie aggiuntive e con specifica destinazione, fra le altre, per le aree interne ancora più deboli, per interventi volti a superare il deficit stesso, l'inefficienza dei servizi scolastici e sanitari, le problematiche legate all'abbandono del territorio. 
Altro tema molto sentito a cui tengo molto, considerando anche il territorio da cui provengo, è quello degli ammortizzatori sociali, vera piaga per i cittadini della Sardegna. Abbiamo voluto evidenziare in questa mozione anche questo annoso problema, quello del sistema degli ammortizzatori sociali, assolutamente inadeguato a sostenere il fabbisogno dei troppi cittadini sardi che a causa della crisi e della chiusura di importanti presidi industriali hanno perso il lavoro. Sull'argomento abbiamo però presentato, come deputati del Partito Democratico, una apposita mozione che spero venga calendarizzata in tempi brevi e discussa da questo Parlamento. 
Infine – e mi avvio a concludere –, abbiamo voluto evidenziare una questione precisa nell'ambito di tutta una serie di punti di carattere generale che abbiamo affrontato, che offende i sardi e l'intero paese mi riferisco al mancato svolgimento del G8 a La Maddalena, un caso emblematico di cattiva amministrazione cui è necessario porre rimedio con la conclusione delle bonifiche marine e di superficie e il subentro della Regione nella proprietà, ancora in capo alla protezione civile, per far partire, dopo ben sette anni, la conversione dell'economia dell'isola da militare a turistica. Sarebbe un grande segnale di attenzione da parte del Governo nazionale che sono convinto recepirà questa nostra sollecitazione in tempi rapidi.
In conclusione, credo di interpretare l'opinione di tutti i colleghi deputati che hanno sottoscritto questa mozione del Partito Democratico, nell'esprimere soddisfazione per il lavoro fatto, in questa occasione, non solo dal gruppo del Partito Democratico di cui faccio parte, ma da tutti i deputati della Sardegna che con le loro mozioni e con il conseguente dibattito hanno posto e stanno ponendo al centro i grandi temi che ci riguardano, con serietà e maturità. 
Auspico che la giusta disponibilità del Governo, su cui non dubito, possa aiutare a costruire tutti insieme un buon documento che, se approvato da questo Parlamento, segnerà certamente un passaggio importante nell'interesse dei sardi e della Sardegna.