Presidente, colleghi, in pochi hanno scritto nel nostro Paese di un episodio avvenuto dopo l'attentato di Parigi. Il Presidente della Repubblica francese decretò un minuto di silenzio in tutte le scuole francesi e, purtroppo, in molte scuole ci furono casi di bambini che non vollero osservare quel minuto di silenzio. Questa mozione che esaminiamo oggi non può essere spiegata meglio che raccontando questo episodio e il valore profondo che è in questa, purtroppo incredibile, occasione.
Io credo che non bisogna mettere in alternativa la parte di contrasto al terrorismo che si esegue con le forze di polizia e con le scelte che abbiamo fatto e questa parte, altrettanto necessaria, di contrasto culturale a un fenomeno molto serio. E credo che l'iniziativa del collega Dambruoso, seguita anche dall'onorevole Fiano e da altri colleghi, sia un interessante punto di partenza.
In Germania si è approvata una legge che ha come centro gli enti locali e che lavora, appunto, sul contrasto della radicalizzazione. Lì non si pensa soltanto alle scuole, si pensa molto anche alla vita nei quartieri. Questo fenomeno in Italia, anche per l'esiguità della casistica, ancora è meno diffuso, ma sta dando risultati molto positivi.
In Francia, il Presidente della Repubblica ha incaricato un prefetto importante di coordinare il lavoro sulla deradicalizzazione. È stato fatto anche un manuale. Il centro di quell'iniziativa legislativa sono le prefetture. In Italia, abbiamo deciso di partire dalla scuola e mi pare un fatto molto positivo, anche perché affonda, a mio avviso, di più le radici nel merito di ciò di cui ci stiamo occupando.
Vedete, il fenomeno dei foreign fighters non è un fenomeno recente. I foreign fighters c'erano anche durante tutta la fase della guerra in Afghanistan, ma erano figure molto diverse. Si trattava di persone mature, avevano una trentina d'anni d'età, erano fortemente islamizzate e la loro islamizzazione era avvenuta nelle scuole coraniche e nelle moschee. Era un fenomeno, fra virgolette, più di élite, meno diffuso, meno compenetrato con la natura sociale dell'Occidente.
Oggi siamo di fronte a un fenomeno terribilmente diverso perché i foreign fighters, che sono più numerosi e si sono sviluppati più rapidamente, hanno un'età che sta fra i 16 e i 25 anni e spesso hanno un'islamizzazione molto approssimativa. C’è stato un caso di un ragazzo inglese, arrestato poco tempo fa, che aveva in tasca il bignami del giovane islamico, cioè stava apprendendo le nozioni per le quali andava a combattere in una maniera furtiva e occasionale. Mentre, invece, questi nuoviforeign fighters sono foreign fighters che si nutrono della rete, che spesso incrociano, perché è così, lo si vede nelle indagini, la loro militanza islamica con altri fenomeni di ribellismo. Sono attratti da entrambi. Affondano di più le radici nell'Occidente. È un motivo in più per capire che oggi qualsiasi misura di contrasto più energica non funziona se non c’è anche un contrasto ideale, se insieme non si affermano i motivi e i valori della democrazia.
Vedete, lo Stato Islamico ha scompaginato il quadro dei movimenti radicali perché a movimenti che vivevano nell'astrazione – si deve pensare alle immagini di Bin Laden in quelle montagne con il mitra accanto –, ma che erano più un richiamo internazionalista della jihad, ha unito il miraggio costante di uno Stato che si crea, che chiama le persone ad andare là, che è un miraggio costante della lotta radicale e della jihad. In questo momento, questo faro è evidente che parla globalmente e parla anche all'Occidente, affondando le radici, come dice nelle sue prediche violente Al-Suri, nelle contraddizioni sociali dell'Europa e anche in quelle di tutto l'Occidente.
Per contrastare questo, noi dobbiamo aprire questo nuovo capitolo; lo facciamo con questa mozione e io credo che dovremmo farlo anche con atti legislativi del Governo per i quali il Partito Democratico è profondamente a disposizione. Ma non bisogna farsi illusioni: non ci sono scorciatoie demagogiche, non ci può essere la predica di nessuno. Nessuno può approfittarsi dell'essere insidioso di questo messaggio. Bisogna farsi carico di questo problema con serietà e senza cedere alla demagogia.
In conclusione, se uno legge «Dabiq», la rivista dello Stato Islamico, e vede questi bambini vestiti di nero che fanno le esecuzioni, che studiano il modo in cui si crea lo Stato della sharia, non c’è una risposta, se non quella di affermare che l'Occidente combatte il terrorismo e lo combatte anche nel contrasto di ogni forma di nichilismo, senza accettare mai che un omosessuale venga gettato dal terzo piano di un palazzo o che si possa mostrare un'esecuzione in piazza e qualcuno possa vederci motivo di riscatto.
È una battaglia profonda che noi abbiamo cominciato a combattere con il decreto antiterrorismo e della quale il Partito Democratico vuole essere protagonista fino in fondo e cercherà di farlo insieme agli altri perché questo è un tema che deve unire il Paese e che deve avere nell'Italia un Paese del quale si è fieri nella lotta al terrorismo.
Dichiarazione di voto
Data:
Mercoledì, 17 Giugno, 2015
Nome:
Andrea Manciulli