Signor Presidente, membri del Governo, onorevoli colleghi, ogni anno si verificano sulle nostre strade più di 175 mila incidenti: incidenti dove perdono la vita oltre 3300 persone e dove si soccorrono oltre 250 mila feriti; un terzo delle vittime muore per colpa di chi decide di mettersi alla guida in stato di ebbrezza, sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e a causa di gravi distrazioni; oltre il 40 per cento delle vittime sono ragazzi. Questi sono i numeri di una guerra silenziosa che ogni giorno nel nostro Paese porta dolore e sofferenza nelle case di tante famiglie.
Il nostro ruolo di legislatori ci impone di non voltare la faccia dall'altra parte. È giunto il momento di dire con determinazione che la irresponsabilità non è tollerabile quando si mette a rischio la vita di persone innocenti. Quello che oggi votiamo, nero su bianco, è che bisogna guidare con coscienza e prudenza. Chi si assume la responsabilità di fare il contrario, non potrà cavarsela con una pacca sulla spalla e tornare a casa con la propria auto.
L'entità delle pene e il rigore delle norme processuali previste con la legge che oggi vogliamo approvare hanno proprio questo significato. Noi sappiamo che la pena, oltre ad avere in sé una finalità rieducativa, ha preminenti funzioni deterrenti, proporzionate alla gravità della condotta e alle sue conseguenze. La giustizia ha come orizzonte anche il grado di disapprovazione sociale per il reato punito, insomma deve comminare una sanzione giusta e adeguata a chi ha commesso reati gravi che hanno turbato la coscienza collettiva, con l'effetto che la pena possa essere anche deterrente e dissuasiva rispetto a tali condotte.
La percezione comune è, invece, quella che la pena per tali reati risulta inadeguata, talmente esigua al punto che la giurisprudenza ha tentato di reinterpretare le condotte e ricondurle nel solco del dolo eventuale e quindi dall'omicidio volontario. Tali tentativi, però, come era prevedibile, sono naufragati innanzi alla Corte di cassazione, che ha ricordato a tutti che il dolo eventuale ricorre solo quando il reo abbia accettato il rischio che si realizzi in concreto un evento diverso direttamente non voluto: cosa che, nei reati di cui stiamo parlando, non esiste o è praticamente impossibile da provare.
Il numero degli incidenti, dei feriti e dei morti, la superficialità, il senso di irresponsabilità con la quale troppi si mettono alla guida dei veicoli e che innegabilmente sono causa della grande parte dei sinistri, richiedeva un segnale forte. Questa norma invia un messaggio chiaro: non è un esempio da imitare, non è alla moda bere e lanciarsi in auto a pazza velocità. Da oggi, chi lo farà, causando incidenti e morti, ne pagherà care le conseguenze.
Per questi motivi, il reato doveva trovare una sua autonoma configurazione e le pene un deciso aggravamento. Le vite innocenti spezzate dai pirati della strada, che, ubriachi, confondono le strade con un circuito di Formula 1, ci ricordano che a chi muore non viene data la possibilità di una prova d'appello, non è concessa la possibilità di rialzarsi e tornare a casa dei propri cari.
Con la legge che oggi intendiamo approvare, in caso di omicidio, chi si metterà alla guida ubriaco o sotto l'effetto di droghe, sarà punito da otto a dodici anni di carcere, e se a morire saranno più persone, la pena potrà arrivare sino a diciotto anni. Si sconterà una pena da cinque a dieci anni di carcere in caso di morte provocata a causa di sorpasso in curva, di passaggio con il rosso o guida contromano. Chi ometterà di prestare i soccorsi e si darà alla fuga vedrà la sua pena aumentata da un terzo a due terzi. Se a commettere il reato sarà una persona senza patente o con patente sospesa o revocata, le pene saranno aumentate, saranno raddoppiati i termini di prescrizione del reato e sarà possibile, per il PM, adottare oralmente e coattivamente il prelievo di campioni biologici. Chi uccide, quando è alla guida ubriaco o sotto l'effetto di droghe, non potrà quindi godere della sospensione condizionale della pena e per lui sarà impossibile sperare nella prescrizione del reato.
Ma, allo stesso tempo, è una legge che sa graduare le pene in ragione della conseguenza dei comportamenti: in caso di omicidio colposo non aggravato e di lesioni, le pene saranno più miti, ma non irrilevanti. Questi comportamenti criminali, onorevoli colleghi, devono essere combattuti anche con la prevenzione della legge, e la legge ha certamente un forte contenuto di deterrenza quando disciplina la revoca, il ritiro della patente e termini molto più lunghi per ottenere un nuovo permesso di guida. Nei casi più gravi, chi uccide non potrà, dopo poco tempo, tornare alla guida della propria auto: dovranno passare almeno quindici anni, che diventeranno trenta nel caso di fuga o di omissione di soccorso.
Votiamo una norma di civiltà, un patto di convivenza tra cittadini a cui si chiede anche in questo ambito di rispettare le regole. Questa legge, al pari di altre che abbiamo recentemente approvato, ci riallinea alle più moderne e severe legislazioni in vigore in altri Paesi, che, da un lato, come noi, hanno ritenuto necessario prevedere un reato specifico di omicidio stradale e, dall'altro, hanno previsto pene elevate, adeguate alla gravità del reato commesso: la Francia sanziona ipotesi gravi di omicidio con una pena base di dieci anni di carcere; il Regno Unito sanziona l'omicidio stradale con pena sino a quattordici anni di carcere; gli Stati Uniti prevedono pene che arrivano a venti e talvolta a trenta anni di carcere. Pertanto, la risposta italiana non costituisce un esempio isolato di rigore e severità.
Durante i vari passaggi parlamentari della proposta di legge, e anche oggi, abbiamo assistito a discussioni in punta di diritto, abbiamo ascoltato dissertazioni e distinguo che non tengono conto della dimensione e della gravità del fenomeno. Forza Italia, durante il dibattito, ha testualmente citato in quest'Aula il caso della sfortuna di una mamma che, per la fretta di andare a prendere il figlio a scuola, uccide perché passa con il rosso o perché fa un sorpasso azzardato. Questa non è sfortuna, onorevoli colleghi, questa è incoscienza !
Il MoVimento 5 Stelle ha sostenuto che non era necessario istituire un reato specifico. Il Parlamento decise anni fa un aggravamento del reato di omicidio colposo, quando questo fosse stato commesso in stato di ubriachezza e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. I risultati sono sotto i nostri occhi: assolutamente deludenti. Ci sono giuristi e magistrati in prima linea, come Valter Giovannini, procuratore aggiunto della
Procura di Bologna, che da tempo chiedono al Parlamento di creare una nuova fattispecie penale, perché ciò avrebbe aumentato di molto l'impatto mediatico che oggettivamente l'aggravante non aveva avuto. Il MoVimento 5 Stelle ritiene, inoltre, che sia una bizzarra discriminazione, la previsione di una pena più grave per il caso di omicidio per mano di un ubriaco, rispetto al caso di omicidio dovuto al comportamento distratto di un guidatore: forse bisognerebbe rispolverare i manuali di diritto penale, perché diverso è il grado della colpa e diversa è l'entità della pena.
Il MoVimento 5 Stelle e Forza Italia vorrebbero assumersi la responsabilità di governare il Paese, ma di fronte a scelte come questa spesso decidono di rinviare: favorevoli sì, ma non oggi ! Così come è avvenuto recentemente per la legge anticorruzione, il voto di scambio elettorale politico-mafioso e l'antiterrorismo, dove hanno votato contro o si sono astenuti: favorevoli sì, ma non oggi !
Il Partito Democratico non si sottrae alla propria responsabilità nei confronti del Paese: l'omicidio stradale sarà legge. Il Parlamento è sovrano, ma non approvare la proposta di legge in via definitiva oggi, dopo mesi di discussione, è stato un errore. Siamo certi che il Senato farà presto a consegnare questa legge al Paese.
La legge che approviamo oggi rappresenta un segnale fortissimo della politica nei confronti di chi incredibilmente continua a ignorare le più elementari regole di prudenza e rispetto verso il prossimo. Questa legge rende onore alle battaglie delle associazioni e delle famiglie che sulla strada hanno perso i loro cari, le quali non hanno mai chiesto vendetta, ma giustizia e pene esemplari che potessero rappresentare anche un deterrente. Certo, non potremo restituire la vita a quanti sono morti sulla strada, ma votando questa legge forse potremo evitare altre lacrime e altra sofferenza.
Per tutte queste ragioni, annuncio il voto favorevole e convinto del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).