Data: 
Mercoledì, 3 Giugno, 2015
Nome: 
Irene Manzi

A.C. 1092-B

 

Signor Presidente, onorevole sottosegretario, onorevoli colleghi, la breve ma intensa vicenda umana di Giuseppe Di Vagno, la sua entusiastica adesione all'idea di politica come servizio reso alla collettività, come strumento di maturazione civile della persona umana costituisce ancora oggi uno straordinario esempio, soprattutto per le giovani generazioni, a non svilire la politica a puro pragmatismo e calcolo di carriera. Giuseppe Di Vagno cadde per affermare i suoi ideali di democrazia, di libertà, di giustizia, di solidarietà, di pace, valori oggi divenuti patrimonio comune di tutti gli italiani, anche grazie al sacrificio estremo di coloro che, come lui, non si piegarono di fronte alla violenza di un'ideologia liberticida. Con queste parole l'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel settembre 2006 ricordava l'85o anniversario della morte del deputato socialista Giuseppe Di Vagno, eletto alla Camera dei Deputati alle elezioni politiche del 1921 e barbaramente assassinato il 21 settembre di quello stesso anno, a 32 anni, da una squadra fascista. Il primo parlamentare vittima della violenza politica e fisica del fascismo, prima ancora della presa del potere da parte di Mussolini, in quella difficile fase della storia politica del nostro Paese successiva alla conclusione della Prima guerra mondiale. Oggi torna in Aula, come ricordava il relatore Di Lello, dopo l'approvazione con modiche al Senato nel novembre dello scorso anno, la proposta di legge dedicata alla memoria del deputato socialista, caduto per mano della violenza fascista tre anni prima della morte di Giacomo Matteotti. Due figure legate dalla storia, quelle di Matteotti e di Di Vagno, unite dalla comune appartenenza socialista, quel socialismo che significava lotta ed impegno per i diritti e la libertà, per il lavoro e per la dignità, accomunate da una morte violenta e tragica, frutto ed espressione della violenza come strumento di lotta politica ed eliminazione dell'avversario, una violenza premonitrice dei caratteri del futuro regime, quella subita da Di Vagno, prima ancora della marcia su Roma, inquadrata all'interno di quei tragici eventi che, dal 1919 fino al 1922, insanguinarono il nostro Paese. Torna dunque in Aula il provvedimento che prevede l'istituzione di un Premio alla memoria del politico ucciso e un contributo a favore della Fondazione. In questi anni la Fondazione Di Vagno, che ha sede a Conversano, ha concretamente operato per conservare e diffondere la memoria del deputato pugliese, dedicandosi in particolare all'indagine della figura politica di Di Vagno e degli atti del processo a carico dei suoi assassini, esplorando a fondo il mondo del socialismo pugliese del Novecento. 
Un'attività molto fertile, che ha consentito in questi anni la costituzione di un archivio storico e di una biblioteca, dedicati alla storia dei partiti e dei movimenti politici, per i quali la legge oggi in esame stanzia uno specifico contributo una tantum diretto alla sua riorganizzazione, alla informatizzazione e alla permanente apertura al pubblico. Qualcosa dunque di prezioso ed importante per la comunità locale e per gli studiosi, ancora più importante se si considera che essa si colloca nel Mezzogiorno, dove purtroppo poche sono le istituzioni culturali dedicate alla storia e alla memoria politica e molto in realtà sarebbe il lavoro da fare. 
Mi auguro, allora, che proprio per questo, non ci sia solo un dibattito intorno all'entità delle risorse finanziarie stanziate all'interno di questa legge, come purtroppo gli emendamenti presentati da alcune forze politiche, tanto alla Camera in prima lettura, quanto al Senato, in seconda lettura, starebbero ad indicare. In realtà, non è solo una questione di trattative sulle cifre, riducendo per emendamento o eliminando del tutto l'ammontare delle risorse stanziate. Sarebbe abbastanza riduttivo, in realtà, limitare soltanto a questo il senso del provvedimento che oggi discutiamo in Aula. 
Si è evidenziato, spesso, da parte di qualcuno, che, in un periodo di crisi come l'attuale, non si potrebbe sostenere un impegno finanziario simile (stiamo parlando di circa 140 mila euro, 100 mila euro per il riordino della biblioteca e 40 mila euro per l'assegnazione del premio biennale). Non è solo questione risorse finanziarie e non mi limiterei a discutere se siano tante o poche le risorse stanziate con questa legge. La questione reale che dovremmo porci ogni qualvolta riflettiamo su un investimento pubblico, ancor più quando lo caliamo in un contesto come questo di natura culturale, è quella se esso sia più o meno utile, più o meno opportuno e in grado di favorire effetti e ricadute positive sulla comunità e sui soggetti che ne sono destinatari. 
È questa allora la chiave interpretativa con la quale, come Partito Democratico, leggiamo in questo provvedimento e leggiamo la necessità o meno di un provvedimento, perché è questo che sorregge il lavoro fatto intorno alla legge Di Vagno. Il fatto di voler recuperare e rendere moderno e permanentemente fruibile un archivio storico collocato nel Mezzogiorno e, quindi, di favorire un investimento significativo su un patrimonio storico importante per il Paese per noi ha una finalità pubblica. Proprio per questo, questo provvedimento va sostenuto ed è motivato. 
Una cosa è pubblica perché è sentita da tutti, perché si avverte la necessità di farsene carico. Ed è questo allora il metro con cui noi giudichiamo questa legge, non altri: il fatto che intendiamo farci carico di un patrimonio storico, della storia e della memoria politica, perché lo riteniamo meritevole ed utile per una comunità. Infatti, pensiamo che, nei momenti di crisi e di difficoltà, come quello attuale che stiamo vivendo, di crisi economica, di identità e di comprensione del senso del nostro tempo, investimenti come questo rappresentino un elemento determinante per far riemergere un senso e uno spirito di comunità. Lo abbiamo rimarcato più volte in quest'Aula, in questo biennio, in più di un provvedimento che vi è giunto. 
Ed allora facciamo sì che questo sia oggi il tema oggetto del dibattito. Valorizziamo il sostegno, dato con il premio ai giovani ricercatori che potranno prendervi parte. Ricordiamo i temi oggetto del premio: il socialismo, i cambiamenti politici e istituzionali del Mezzogiorno, i conflitti sociali e le lotte politiche, lo studio del fenomeno della violenza politica, temi che prendono spunto dall'esperienza politica umana e parlamentare di Giuseppe Di Vagno e che sono ancora profondamente attuali nel presente che stiamo vivendo. Allora, questo è il tema – penso – che dovrebbe essere oggetto oggi del nostro dibattito. 
Si tratta di un provvedimento a sostegno della memoria di fatti non troppo lontani nel tempo, di un omicidio politico che dovrebbe farci riflettere su una cosa: sul fatto che il confronto politico, la contrapposizione ideale, possa arrivare a trasformarsi in violenza e sopraffazione, a strumento di lotta politica. Un tema che, se pensate, ha attraversato e continua ad attraversare la storia del nostro Paese, che vede e ha visto idee politiche, a volte anche positive ed emancipative, trasformate in dogmi indiscutibili da affermare con qualunque mezzo, gli avversari trasformati in nemici, il confronto che diventa aggressione verbale violenta. Temi, quindi, profondamente attuali, su cui penso che, come forze politiche che siedono all'interno di questa istituzione, dovremmo essere chiamati a tenere ben alta la nostra attenzione e il nostro impegno.