Data: 
Mercoledì, 3 Giugno, 2015
Nome: 
Laura Coccia

A.C. 1092-B

 

 Signor Presidente, siamo qui oggi nuovamente per parlare del premio Di Vagno ed è un'occasione molto importante per ricordare il valore della memoria, ma soprattutto il valore di chi studia affinché gli altri possano ricordare. In questi giorni di campagna elettorale molto accesa, spesso si è sentito alzare degli steccati tra noi e loro. Noi intesi come popolo, tra virgolette, civile e perfetto e gli altri, intesi come un nemico, non bene identificato, ma comunque un altro che era al di fuori della comunità, come se noi potessimo essere considerati perfetti, mentre gli altri dei soggetti che ci vengono contro, ci tolgono la nostra tranquillità. Ecco, se noi studiassimo un pochino di più la nostra storia, scopriremmo, ad esempio, che la nostra è una penisola che protende verso sud, che si immerge nel Mediterraneo, che ne è al centro e, standone al centro, è stata per secoli il punto di approdo e di passaggio di tantissime culture che hanno influenzato non solo i nostri usi e i nostri costumi, ma anche il nostro vocabolario: parole come algebra derivano dall'arabo. E non dobbiamo nascondercelo, perché questa è la nostra storia e la nostra cultura. E allora è importantissimo istituire un premio per i giovani ricercatori che vanno ad investigare su quelli che sono stati i fenomeni di violenza, di cui è stato vittima Di Vagno, che forse per primo ha subito il prezzo della violenza politica, di chi ha tentato di imporre con la forza un'idea, un principio, che in quegli anni aveva trovato terreno fertile, troppo fertile, e che poi il nostro Paese ha pagato con il sangue. Ecco, Di Vagno, Matteotti e tutti gli altri, penso anche a Gobetti, ai confinati, a chi in quegli anni, tra gli anni Venti e gli anni Trenta, aveva tentato di urlare e di opporsi con tutta la forza ad una violenza di chi voleva descriverci come il popolo che doveva andarsi a conquistare lo spazio al sole. 
Il popolo che, dopo la conquista della Libia, doveva continuare ad espandersi ancora, perché non bastava mai. Questo voler espandersi, questo voler portare un'idea colma di violenza ha portato il nostro Paese alle conseguenze che sappiamo. Quindi, far sì, partendo, appunto, dal Sud, di garantire ai nostri giovani un piccolo sostegno per continuare ad investigare, a scrivere, a scoprire e per andare a capire anche quali sono stati i meccanismi e perché quell'idea di violenza ha pervaso per venti anni il nostro Paese, è una cosa fondamentale, così come fondamentale e importante è poter restituire la biblioteca, così come i fondi, allo studio di tutti. 
Infatti, la storia non è solamente degli storici e non è solamente degli appassionati: la storia è qualcosa che invade e influenza le nostre vite tutti i giorni, e la cultura dovrebbe essere più valorizzata. Io, che ho avuto la fortuna, l'opportunità di andare in Germania a studiare, visitare gli archivi, fare ricerca – è il mio lavoro fuori di qui – ho trovato la possibilità di andare ad investigare proprio nelle pagine anche più buie della storia, non solo tedesca, ma europea. 
E, allora, dare la possibilità, dare un contributo ai nostri giovani, che, molto spesso, portano avanti questi studi con le proprie forze, con i propri mezzi, dargli un incentivo e dare anche la possibilità alla biblioteca e ai fondi di svilupparsi, di essere aperti e di mantenere viva la cultura, è sicuramente un qualcosa di molto importante. Quindi, ben venga questo premio e mi auguro che non vi siano modifiche, affinché il testo possa entrare subito in vigore.