Signora Presidente, onorevoli colleghi, guardate, la questione italiana dei finanziamenti pubblici all'editoria torna ciclicamente nel nostro dibattito e torna quando si parla poi di crisi di giornali, dell'avvento del digitale, dell'innovazione tecnologica, della crisi della piccola e media editoria. Con questa proposta di legge che, ci tengo a ribadire come ha già ben fatto il relatore Rampi, esce dal Comitato ristretto della Commissione cultura con un accordo raggiunto sull'unificazione di due testi dopo un dibattito serio, approfondito e, se mi permettete, molto molto proficuo a mio giudizio. Vuole riformare e innovare la nostra editoria e la nostra informazione, quindi riformare e innovare. La si vuole riformare e innovare partendo da quell'articolo 21 della Costituzione, che non ci dimentichiamo e che abbiamo ben scolpito, che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero, principio fondante della tutela del pluralismo informativo che già abbiamo ricordato nelle nostre discussioni in Commissione e quest'opera riformatrice non può non avere consapevolezza però anche della lunga crisi – almeno sette-otto anni – che questo settore ha attraversato e che ha profondamente segnato il mercato, così come anche però delle profonde trasformazioni che l'avvento dell'innovazione tecnologica e del mondo digitale stanno continuamente portando in ogni momento. Ecco, signora Presidente, in questi anni, il dibattito su questi temi, a cominciare dall'innovazione tecnologica, purtroppo è stato troppo spesso contraddistinto da contrapposte tifoserie; quelli della carta stampata, da una parte, contro quelli del web, dall'altra, con poca lungimiranza, così come l'altro dibattito in cui ci siamo invischiati, sempre in questi anni, quello più complesso, ma altrettanto a mio parere sbagliato, di un web cattivo, contro un web buono. Non esiste un webcattivo, né un web buono; esiste un web con tutto quello che questo sta portando in termini di progresso tecnologico, di disintermediazione, in termini di maggiore accesso alle informazioni, in termini di cambiamento dell'apprendimento, così come del linguaggio e delle relazioni sociali ed economiche. Ma mi fermo qui perché questo argomento, per quanto mi riguarda di assoluto fascino, ci porterebbe troppo lontano.
Noi però oggi dobbiamo affrontare la sfida di questi cambiamenti ed essere bravi a leggere i dati, a cogliere i segnali di cambiamento e non averne paura. I dati della lettura, per esempio, parlano di un calo degli acquisti, di libri e di giornali – sono fonti AIE, ma di quest'anno – ma non di perdita di lettori; si consumano più informazioni oggi e in questo il digitale rappresenta però una grande occasione che, come dicevo, dobbiamo cogliere. Tenere tutto questo a cornice, come orizzonte verso cui muoversi, credo sia molto importante e credo che, leggendo la proposta di legge oggi in esame, troviamo un punto iniziale da cui partire, che rappresenta un po'questo punto iniziale, che è quello dell'articolo 1, dell'istituzione del Fondo per il pluralismo e l'innovazione, un Fondo finalizzato ad assicurare la piena attuazione dei princìpi proprio di quell'articolo 21, di cui parlavo prima, della Costituzione, in materia di diritti di libertà, di indipendenza e di pluralismo dell'informazione, un Fondo con risorse certe, finanziato annualmente.
La proposta – lo ricordo – inizialmente non era così, l'abbiamo modificata, abbiamo ritenuto più congruo farla uscire e finanziarla annualmente. Nel Fondo confluiscono le risorse, come ricordava Rampi, ordinarie oggi stanziate per l'editoria e per le emittenze radiotelevisive e una quota, fino a 100 milioni di euro, dei maggiori ricavi stimati, che deriva dal canone tv nella bolletta elettrica.
Ricordo però ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che la genialità che ci siamo inventati, così come è stato poco fa detto – è quella di diminuire il canone, da 113 a 100 euro annui, ed è anche quella di intervenire sull'evasione, che oggi è al 26-27-28 per cento. Quindi, questa è la genialata, di intervenire sull'evasione del canone del servizio pubblico. Per quanto riguarda i proventi, poi, ricordo che sempre nel Fondo confluiscono i proventi delle sanzioni amministrative comminate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per la violazione degli obblighi in materia di programmazione, pubblicità e contenuti radiotelevisivi e le somme derivanti dal gettito di un contributo di solidarietà, pari allo 0,1 per cento; anche questo è un tema che abbiamo affrontato nel comitato ristretto e che abbiamo ritenuto importante inserire in questa proposta di legge, dopo una discussione, ripeto molto proficua che abbiamo fatto. Il Fondo viene ripartito tra editoria e settore radiotelevisivo. Con lo stesso decreto, infatti, si provvede inoltre alla ripartizione delle risorse per l'editoria, tra le diverse misure di sostegno finanziabili, cioè il contributo diretto, il sostegno all'innovazione delle imprese editrici e delle reti di vendita, incentivi alle start-up e sostegno ai processi di ristrutturazione e riorganizzazione delle imprese.
Il progetto di legge, poi – come diceva Rampi – prevede una serie di deleghe al Governo. Sulla materia della scelta delle deleghe non ci torno su; credo che il ragionamento spiegato dal collega Rampi sia quello più importante, la logica che ci sta dietro. Le deleghe le abbiamo previste infatti per riordinare la disciplina del contributo diretto ai giornali e poi per accompagnare – altro tema di cui abbiamo discusso molto – il processo di informatizzazione e di liberalizzazione della rete di distribuzione e vendita dei giornali, sostenendo in particolar modo, gli edicolanti e le edicole, nella possibilità di gestire in modo più equilibrato e paritario il rapporto con i distributori e di ampliare la loro capacità reddituale attraverso l'offerta di altri beni e servizi.
Per quanto concerne poi la revisione della disciplina dei contributi, resta sostanzialmente confermato l'impianto iniziale, che vede come destinatari dei contributi le imprese editrici, costituite come cooperative giornalistiche, e gli enti no profit, che esercitano un'attività informativa autonoma e indipendente di carattere generale. Quindi, ci tengo a sottolinearlo: dopo anni di confusione, credo che qui ci sia una grande chiarezza per quanto riguarda i soggetti che possono accedere ai contributi, criteri chiari, semplici e trasparenti, ben lontani da quelle discussioni appunto in cui si parla di «amici degli amici»; qui c’è una scelta netta, di chiarezza, di semplicità e di trasparenza e, con riferimento anche poi ai requisiti per accedere ai contributi, anche qui, si è fatta una scelta di chiarezza e di trasparenza.
La delega infatti per accedere ai contributi prevede l'obbligo di avere l'edizione digitale, la riduzione a due anni dell'attuale limite temporale di anzianità di cinque anni di costituzione dell'impresa e di edizione della testata e, nel nuovo testo, viene indicato tra i requisiti anche l'adempimento degli obblighi derivanti dall'applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro, altro tema su cui abbiamo discusso molto.
Per quanto riguarda i criteri del calcolo del contributo, la delega prevede il superamento dell'attuale distinzione tra testata nazionale e testata locale, e una graduazione del contributo in funzione del numero di copie annue vendute, con una valorizzazione delle voci di costo, legata alla trasformazione digitale dell'offerta e del modello imprenditoriale, anche mediante la previsione di un aumento delle relative quote di rimborso e, fermo restando – riteniamo – che il contributo non potrà superare il 50 per cento dei ricavi dell'impresa, proprio appunto per intervenire in maniera chiara, semplice e trasparente.
Per finire, sempre nell'ottica di andare a guardare in avanti e per quanto concerne gli investimenti in innovazione digitale, la delega prevede che il Governo introduca specifici incentivi per gli investimenti in piattaforme digitali avanzate, comuni a più imprese editoriali autonome e indipendenti. Con i decreti delegati sarà inoltre disciplinata la concessione di finanziamenti da assegnare mediante bandi annuali a progetti innovativi presentati da imprese editoriali di nuova costituzione, cioè le cosiddette start-up.
Altro capitolo importante – ci ritorno su anche se l'ho citato prima – è quello delle edicole. Il principio su cui ci si è mossi è quello dell'accompagnamento, del processo di progressiva liberalizzazione della vendita dei prodotti editoriali, tenendo però a mente i cambiamenti di cui parlavo all'inizio del mio intervento. Si dovrà favorire l'adeguamento della rete alle mutate condizioni, alle mutate abitudini dei lettori, mitigando però gli effetti negativi di breve termine, tenendo però la prospettiva verso cui si va. Si dovrà promuovere, di concerto con le regioni, un regime di piena liberalizzazione degli orari di apertura dei punti vendita e la rimozione degli ostacoli che attualmente limitano la possibilità di ampliare l'assortimento dei punti vendita all'intermediazione di altri beni e servizi.
Ecco, tutto questo credo che sia un intervento ormai necessario per dare tutti gli strumenti giusti per affrontare il mercato del futuro, perché questo dobbiamo essere in grado di fare, come classe dirigente: progettare la società del futuro e, in nessun altro settore, più di questo – credo – ci possiamo permettere di farlo.
Discussione sulle linee generali
Data:
Lunedì, 22 Febbraio, 2016
Nome:
Lorenza Bonaccorsi