Grazie, signora Presidente. La discussione generale sul pluralismo dell'informazione e sulle deleghe al Governo per il sostegno pubblico all'editoria consente una riflessione più generale sulle comunità italiane nel mondo e desidero ringraziare, a questo proposito, il relatore Rampi e la VII Commissione per aver prestato attenzione, in un provvedimento così complesso che riguarda il tema generale del pluralismo dell'informazione e della libertà di stampa e ovviamente dei contributi e degli incentivi all'innovazione, a tutto il settore dell'editoria e di aver trovato uno spazio adeguato per una discussione anche sull'emendamento presentato dai deputati eletti all'estero. Una riflessione – dicevo – che lega il tema dell'innovazione e della pluralità dell'informazione alla storia dell'emigrazione, alla presenza italiana nel mondo, ai processi di integrazione e alla partecipazione sociale e civile che possono essere favoriti con la presenza di altre lingue e culture anche nei media. Una discussione, questa, rilevante anche nell'Italia di oggi e per l'Italia di oggi, che sicuramente ha riguardato gli italiani nel mondo.
L'emendamento presentato dagli eletti all'estero del PD prova quindi a legare stampa quotidiana e periodici nel mondo, in una sfida sempre più globale verso l'innovazione. L'editoria di lingua italiana nel mondo è stata per lunghi anni l'unico strumento di informazione, comunicazione, formazione e diffusione di lingua e cultura, su cui tanti nostri connazionali hanno costruito la loro dimensione di vita.
Oggi proponiamo che questa storia, insieme a quella delle nuove migrazioni, entri ad esempio nelle scuole e contribuisca a formare le nuove generazioni – è oggetto di una nostra proposta di legge –, proponiamo ad esempio di raccontare questa storia nel nuovo Museo dell'emigrazione, che sta nascendo all'interno del Museo del mare a Genova, iniziativa del Governo che sosteniamo e che vorremmo vedere ampliata con il tema dell'immigrazione in Italia e soprattutto con una rete di collegamento tra le realtà museali dell'emigrazione in Italia e nel mondo. Oggi chiediamo, in sostanza, in questo provvedimento, che la stampa italiana all'estero, che è stata per molti anni il veicolo con il quale raccontare l'Italia e anche capire le nostre comunità nel mondo, mantenga il suo ruolo nella dimensione nazionale del Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione.
Le testate storiche dell'emigrazione hanno attraversato la storia, rispecchiando la stessa evoluzione della società italiana, nonché la formazione e le trasformazioni che lo Stato nazionale ha subito nel corso del tempo. Questo ruolo, del resto, è stato riconosciuto da tempo con l'attribuzione di contributi regolati da leggi, decreti e regolamenti, sia per quanto riguarda i quotidiani italiani, editi e diffusi all'estero, che per la stampa periodica italiana.
Il settore della stampa italiana all'estero non è residuale, ma è un settore in piena transizione. Non a caso, il periodo nel quale le testate italiane all'estero nascono e si diffondono è quello risorgimentale, ad opera soprattutto della diaspora di liberali, mazziniani e garibaldini che furono costretti a lasciare il Paese per evitare le repressioni poliziesche. Una più forte presenza, una presenza più capillare di questa esperienza è poi nel passaggio dai temi patriottici e risorgimentali a quelli prevalentemente di natura sociale che si sono avuti con l'emigrazione di massa. La funzione assolta da questa miriade di pubblicazioni fu molto importante sotto due profili: quello di aprire spazi di riconoscimento e di affermazione delle nostre comunità nelle realtà di insediamento, nelle quali spesso dovevano fronteggiare spirito di avversione e atteggiamenti xenofobi di alcune componenti locali, e quello di favorire la progressiva italianizzazione dei nostri immigrati, che erano partiti con un bagaglio culturale localistico povero, se non alieno da una formazione nazionale.
La diffusione e la funzione dei periodici italiani nel secondo dopoguerra sono cambiate in relazione ai mutamenti che hanno interessato i nuovi flussi di emigrazione italiana; il loro numero si è asciugato, soprattutto nelle aree come quelle transoceaniche di tradizionale immigrazione e il loro ruolo si è adattato ai tempi e ai nuovi contesti. Negli USA e nei Paesi sudamericani, ad esempio, essi hanno avuto e hanno soprattutto la funzione di tenere aperto il dialogo con le nuove generazioni, di conservare la lingua italiana, di tenere aperti i ponti con l'Italia, favorendone l'internazionalizzazione, di dare le informazioni utili all'esercizio politico della cittadinanza.
Nelle nuove realtà di immigrazione, sia transoceaniche, come Canada e Australia, che europee, essi hanno tutelato le nostre nascenti comunità, dando loro voce, e ne hanno alimentato l'identità, anche al fine di evitare l'assimilazione e di favorire positivi confronti interculturali. Sono indiscutibili quindi i vantaggi che al nostro Paese derivano dalla presenza di alcuni strumenti informativi e di opinione all'estero. Su alcuni piani molto importanti, quello della formazione e della promozione della lingua e della cultura italiana, quello del sostegno all'internazionalizzazione, quello del miglioramento dell'immagine dell'Italia nel mondo, quello della trasmissione di informazioni necessarie per l'esercizio dei diritti civili e di cittadinanza di una comunità che assomma 5 milioni di persone, quello delle relazioni interculturali, quello della promozione del turismo di ritorno. Un'altra pagina ad aprire è quella che riguarda l'irruzione del web nella comunicazione e delle potenzialità da sfruttare per una forte articolazione e per una estesa capillarizzazione dell'attività informativa, nonché per uno sviluppo delle interattività. La nuova legge contiene queste aperture, promettenti in questo senso, che dovrebbero tradursi in modo coerente nella ripartizione delle risorse e nella finalizzazione degli incentivi.
Una considerazione non meno attenta merita infine il fenomeno delle nuove mobilità, verso le quali la comunicazione digitale può essere di grande aiuto, per fare in modo che l'Italia non perda i contatti con le persone che ne sono partecipi e, sia pure da lontano, possa cogliere le potenzialità derivanti dalla loro più alta formazione e professionalità, evitando una perdita secca di energie dannosa per lo sviluppo del Paese.
Quotidiani come America oggi, il Corriere canadese, La Voce d'Italia, in Venezuela, Gente d'Italia, in Uruguay, La Voce del popolo a Fiume, bisettimanali come Il Globo e La Fiamma in Australia, settimanali come Cittadino canadese, Il Corriere di Tunisi, Tribuna italiana e La Voce in Argentina, Il Corriere d'Italia, in Germania, Il Corriere degli italiani e La Pagina, in Svizzera, mensili come Il Nuovo Paese e Il Progresso Italo-Australiano, in Australia, Comunità in Brasile e i tanti periodici editi in Italia e all'estero, con le centinaia di emittenti radiofoniche e televisive, ogni giorno, nel mondo, raccontano l'Italia, l'Europa, le proprie comunità e società locali in lingua italiana ed oggi anche nelle lingue di quei Paesi, parlando di cultura, sport, made in Italy, politica.
In sede di audizione con la FUSIE, Federazione unitaria della stampa italiana all'estero, la principale realtà rappresentativa delle numerose testate in lingua italiana edita all'estero e per l'estero, in sede di Comitato per gli italiani nel mondo e per l'internazionalizzazione della Commissione Affari esteri della Camera, ci è stato fornito un quadro della presenza nel mondo.
Nei cinque continenti, gli associati, tra quotidiani, settimanali e periodici vari, offrono una diffusione annua di milioni di copie e si rivolgono a 5 milioni di cittadini italiani residenti all'estero, oltre che ai circa 70 milioni di oriundi e discendenti di italiani. L'adesione alla FUSIE è stata estesa alle emittenti radiofoniche e televisive e ai giornali telematici on-line. In conclusione, Presidente, la proposta di legge delega su riordino e ridefinizione del sostegno all'editoria istituisce un Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, e l'emendamento che è stato approvato consentirà ai media editi e diffusi all'estero, o editi in Italia e diffusi prevalentemente all'estero, di accedere al Fondo.
I decreti legislativi attuativi della delega avranno il compito di definire, in maniera precisa, i soggetti che potranno accedere al fondo, le modalità per accedervi, i criteri di base e la dotazione di bilancio del Fondo stesso per ciascuna delle categorie.
La presenza italiana nel mondo è stata caratterizzata da una forte ed articolata presenza dell'editoria in lingua italiana, una presenza storica che oggi, anche nel contesto delle sfide globali, deve poter trovare nuovi spazi di presenza culturale e linguistica e nuovi modi di diffusione. La sfida dell'innovazione, quindi, è rivolta a tutti noi ma soprattutto agli editori, che potranno sviluppare un piano per la ridefinizione delle strutture, dei processi e dei modelli imprenditoriali che producono, diffondendo l'informazione e arricchendo il panorama dell'informazione pluralista e indipendente.
Nei prossimi mesi dovremo impegnarci per seguire l'evoluzione della discussione sui decreti legislativi, per garantire che al settore dell'editoria di lingua italiana nel mondo venga assegnata un'adeguata dotazione di risorse, per garantire che i criteri di valutazione rispondano alla specificità dell'informazione oltre confine e per assicurare che anche per l'editoria edita all'estero vi sia certezza delle risorse per un piano pluriennale, tempestività nell'erogazione dei contributi e massima trasparenza sui criteri per accedervi, oltre alla necessaria trasparenza e ai criteri per assicurarla.
Presidente, le battaglie per l'integrazione nei Paesi di residenza, la lotta per la sopravvivenza del settore dell'editoria, le nuove forme di comunicazione e le sfide presentate dall'era digitale hanno semmai rafforzato la necessità di una interpretazione della realtà con una lettura plurale ed originale dei fatti, della storia e della vita. Si tratta di quel mondo «glocal», come lo definiamo noi, globale e locale, che vive le contraddizioni della nostra epoca da comunità di italiani nel mondo.
Discussione sulle linee generali
Data:
Lunedì, 22 Febbraio, 2016
Nome:
Marco Fedi