Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 27 Gennaio, 2026
Nome: 
Lia Quartapelle

A.C. 1579-A

 

Grazie, Presidente. Ho ascoltato la storia dei piccoli martiri della strage di Gorla tanti anni fa, forse 30, dalla voce di un operaio in pensione con uno straordinario talento da cantastorie, Antonio Bozzetti. Forse la Sottosegretaria Frassinetti si ricorda di lui.

Bozzetti raccontava di come quel 20 ottobre del 1944 corse e corse dalla vicina fabbrica “Magnaghi”, dove lavorava, quando avvenne il bombardamento e corse fino alla scuola di Gorla e di come, insieme a tanti altri, cercò di tirare fuori dalle macerie i bambini e gli insegnanti lì sotto. Era allora ed è ancora oggi un racconto non facile da ascoltare. Era una storia - e lo è ancora oggi - fatta di fatti complicati, di come in guerra non sempre i buoni fanno azioni buone e di come si possono fare errori tragici, occultare la verità o ignorarla, sommando alla tragedia anche i torti di un mancato riconoscimento dell'errore.

Tant'è che le condoglianze delle autorità americane per questa strage sono arrivate solo 75 anni dopo la strage. Non era facile ammettere che l'esercito americano, che pure lavorava per la liberazione del nostro Paese, avesse sganciato 80 tonnellate di esplosivo sui quartieri di Gorla e di Precotto, a Milano, centrando, tra gli altri edifici, anche la scuola elementare “Francesco Crispi”. Anche per questa ragione quella storia è rimasta per molti anni una storia scomoda e nascosta tra gli abitanti di Gorla, dentro un quartiere. All'epoca io ascoltai quel racconto perché era servita la tigna e la capacità artistica di Massimo De Vita e del Teatro Officina per andare a recuperarla tra le tante memorie del quartiere. E, poi, quella storia restava nascosta per il pudore del quartiere, quella era una storia terribilmente dolorosa per le famiglie delle 198 vittime, 184 bambini e 14 insegnanti. La storia di Gorla è la storia dei fratelli e delle sorelle rimasti sotto le macerie e di sorelle e fratelli che, sì, sono sopravvissuti, ma da quel giorno vissero per tutta la loro vita con il peso di essere vivi, magari, per una coincidenza o, magari, per un minuto. Fratelli e sorelle che non hanno mai smesso di tramandare il ricordo di quel giorno. La storia di Gorla è la storia delle madri che persero i loro figli, quelle madri per le quali in italiano non c'è un termine con cui chiamarle perché non si può definire l'indicibile, una perdita contro natura, che non è descrivibile da una sola parola.

Ed è la storia del loro dolore, un dolore così grande che, come poi tanti, tanti, anni dopo hanno raccontato Silvia Nucini e Mario Calabresi nel documentario Finché sono al mondo, aveva fatto consigliare di allontanare i bambini sopravvissuti dal quartiere per qualche mese dopo la strage, perché i loro giochi e le loro voci risultavano intollerabili ai genitori che in quel bombardamento avevano perso tutto. Oggi è un giorno particolare perché votiamo una legge all'unanimità per ricordare la strage dei piccoli martiri di Gorla, ma è anche una giornata particolare perché in tutta Europa si ricorda l'errore più grande, quello della Shoah.

Ricordare oggi, proprio oggi, i martiri di Gorla è molto simbolico. Qualcuno lo ha detto prima: in un certo senso è un risarcimento, una ricucitura della memoria, fatta anche grazie alla visita del Presidente della Repubblica, Mattarella, a Milano in occasione dell'80° anniversario della strage.

Come Partito Democratico abbiamo voluto contribuire a questo ricordo che rende onore alla memoria di un quartiere, di una città e abbiamo voluto estendere il ricordo di questa legge a tutte le piccole vittime della guerra. Come Parlamento, con la legge di oggi, proseguiamo il lavoro di memoria fatto dalle famiglie delle vittime che ci hanno, più e più volte, detto che ricordare quell'orrore restituisce la materialità della guerra e allarga lo sguardo a quello che succede sotto le macerie e le tende a Gaza, nei rifugi a Kharkiv, in cui i bambini fanno scuola ormai da 4 anni, e nei lontani angoli dell'Africa dove tanti bambini ancora oggi soffrono gli errori e gli orrori di una guerra con cui non hanno niente a che fare e di cui sono semplicemente vittime.