A.C. 68-B ed abbinate
Signora Presidente. Onorevole colleghi, in Italia negli ultimi anni i processi di ecoinnovazione, cosiddetti «green», hanno mostrato un significativo trend di crescita compiendo notevoli progressi nel miglioramento dell'efficienza energetica, nel campo delle energie rinnovabili, nel riciclo dei materiali, nella biotecnologia industriale, pensiamo solo a tutto il tema della chimica verde, nell'edilizia sostenibile, nei sistemi tecnologici per le smart cities e nella diffusione delle simbiosi industriali.
Questi investimenti in tecnologie innovative hanno consentito di raggiungere risultati importanti, sia in termini di riduzione complessiva delle emissioni inquinanti, sia di crescita della competitività dell'impresa e di sviluppo di nuovi prodotti. La creazione di un quadro di regole certo e stabile nel tempo, una governance istituzionale delle politiche ambientali industriali in grado di assicurare l'integrazione delle decisioni, i meccanismi che devano incentivare condotte virtuose sotto il profilo ambientale, anziché basarsi su divieti e limiti assoluti e, una questione fondamentale, l'assicurare l'uniformità delle regole su tutto il territorio nazionale, diventano aspetti quindi sempre più indispensabili per il modello di sviluppo che vorremmo nel Paese.
Non vi è dubbio che le imprese virtuose in Italia oggi sono la stragrande maggioranza, ma si trovano spesso a dover competere con altre che si insinuano nelle carenze normative e lucrano risparmiando sugli investimenti indispensabili per non impattare sull'ambiente. Nuove sfide abbiamo di fronte, quella della lotta ai cambiamenti climatici, di cui tra breve il Governo dovrà presentare la sua strategia per il rispetto dei recenti accordi di Parigi, e quella dell'economia circolare. In questi giorni il Parlamento europeo ha chiamato a licenziare una serie di provvedimenti fondamentali al riguardo. Questo sarà il contesto all'interno del quale le nostre imprese dovranno competere e possibilmente affermarsi sui mercati interni e internazionali. L'introduzione dei reati ambientali nel codice penale, la legge n.68, e la riforma del sistema delle agenzie ambientali che oggi ci apprestiamo ad approvare, sono due leggi di iniziativa parlamentare, di cui come Partito Democratico siamo stati ispiratori, oltre che anche attenti analisti delle norme e degli articolati che vi sono all'interno, che insieme ai numerosi provvedimenti di semplificazione dei percorsi autorizzativi, costituiscono oggi un quadro normativo moderno e più tutelante per l'impresa di qualità che fanno appunto dell'innovazione e della legalità la base delle loro scelte strategiche. Queste norme hanno anche l'obiettivo di dare una concreta risposta alla crescente preoccupazione dei cittadini riguardo al tema «ambiente e salute». Conoscenza, trasparenza, professionalità, indipendenza, sono caratteristiche fondamentali per far sì che la gente possa riconoscere negli organi tecnici quell'autorevolezza indispensabile per poter aver fiducia e per potersi sentire tutelata nel bene supremo che è la proprietà salute. Non partiamo da zero, oltre 200 sedi al servizio del Paese, 600 mila campioni analizzati ogni anno, quasi 100 mila operazioni tra ispezioni e sopralluoghi, 73.600 istruttorie e pareri. Sono questi numeri dell'attività delle agenzie per l'ambiente e dell'ISPRA. Più di 11 mila operatori provenienti sia dall'ISPRA, che delle agenzie regionali e provinciali.
Numeri importanti, ma che ancora non garantiscono un'applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale dei controlli necessari. Le agenzie del sud sono sicuramente le più in difficoltà, nonostante spesso le emergenze ambientali riguardano proprio quelle regioni, pensiamo all'ILVA in Puglia, a Priolo in Sicilia e a Viggiano in Basilicata. Si tratta di grandi insediamenti industriali o aree da bonificare ove manca quasi completamente un controllo pubblico soddisfacente, poche persone addette ai controlli, laboratori non certificati, personale a volte non qualificato, scelte a volte discutibili a livello regionale che possono oggi essere in buona parte risolte con la struttura a rete che viene proposta dalla legge.
La proposta di legge introduce alcune questioni fondamentali che riassumerò brevemente. Innanzitutto, la costruzione di un sistema a rete che consentirà uno scambio di informazioni e di ricostruire direttive tecniche uniche in tutto il Paese, la definizione dei livelli di prestazione tecnica ambientale ai minimi uguali su tutto il territorio nazionale, oggi a parità di legislazione abbiamo impianti controllati in maniera diversa e autorizzazioni spesso differenti. Un sistema di laboratori a rete che consentirà di creare dei poli di specializzazione nel Paese; la possibilità per le agenzie di nominare ufficiali di polizia giudiziaria, consentendo una più stretta ed ufficiale collaborazione fra le procure che indagano e gli operatori delle agenzie; il riconoscimento dell'ufficialità della produzione del dato ambientale: oggi purtroppo assistiamo a girandole di dati pubblicati dalle più varie associazioni senza una base scientifica.
Ultimo, ma non ultimo di importanza, viene dato un ruolo ad ISPRA di coordinamento del sistema, con funzioni più da agenzia tecnica che da ente di ricerca, ovviando (e qui non sono d'accordo con le considerazioni che svolgeva prima l'onorevole Prestigiacomo) al progetto inefficace ed inefficiente proposto nel 2008, che andava in tutt'altra direzione.
Concludo, signor Presidente, con alcune considerazioni che ritengo indispensabili. Con l'approvazione degli ecoreati, la costituzione di un'unica Polizia di tutela ambientale nata dalla fusione dei Carabinieri con il Corpo forestale dello Stato e con questa legge abbiamo un'architettura legislativa tra le più avanzate d'Europa. Siamo l'unico Paese europeo ad avere una Commissione parlamentare specifica sui reati ambientali; le nostre forze di polizia e l'Agenzia per le dogane hanno al loro interno i migliori professionisti per contrastare i crimini ambientali a livello internazionale, e questo per tutti noi deve essere un punto di orgoglio. Si può sempre migliorare, ed è quello che dobbiamo fare; ma dobbiamo essere consapevoli che oggi nessun Paese europeo presento un quadro legislativo moderno e forze di polizia competenti come l'Italia: Paesi considerati più attenti ai temi ambientali sovente non conoscono i fenomeni malavitosi che hanno all'interno dei loro confini. Ciò non significa che si debba abbassare la guardia: una maggiore collaborazione fra procure, agenzie e le forze di polizia non solo è auspicabile, ma direi indispensabile. Per fare questo, il sistema delle agenzie sempre di più dovrà essere un sistema indipendente ed autorevole.
Nel disegno di legge nulla si dice riguardo alle risorse economiche, e poco rispetto alla necessità di dotare queste strutture di personale qualificato: sono punti che dovranno essere a mio parere riconsiderati. Ma ci sono elementi di grande innovazione, di cui credo tutte le forze politiche possano ritenersi soddisfatte, del lungo lavoro, forse troppo lungo lavoro svolto. L'iter di questo provvedimento complessivamente è durato più di dieci anni, ed ha attraversato tre legislature: 21 anni per approvare la legge sugli ecoreati e 10 per quella di riordino delle agenzie sono tempi incompatibili con il susseguirsi degli eventi; ma averli approvati in questa legislatura con un'azione incisiva – mi preme risottolinearlo – del Partito Democratico e con un ampio consenso politico, significa che davvero qualcosa sta cambiando. Le stesse imprese chiedono controlli più efficienti e rigorosi, perché solo in questo modo possono puntare sull'innovazione e il rispetto delle norme senza temere concorrenze sleali. Vi è una sensibilità diversa anche nelle forze politiche; soprattutto vi è la consapevolezza che l'ambiente non solo è il bene comune per eccellenza da tutelare, ma anche una grande opportunità per lo sviluppo della nostra economia. Per queste ragioni, il voto del Partito Democratico non potrà che essere favorevole.