A.C. 1803-A
Grazie Presidente, la proposta di legge in esame, composta da tre articoli, prevede l'istituzione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, individuandola nella giornata del 3 ottobre.
La Commissione ha iniziato l'esame del provvedimento nella seduta del 24 settembre 2014. Nella seduta del 19 novembre 2014 la Commissione ha approvato l'unica proposta emendativa presentata, ossia l'emendamento Cozzolino 2.1. Sul testo, come risultante dall'esame dell'emendamento citato, sono pervenuti i pareri favorevoli delle Commissioni V, VII e XII.
Con la istituzione di una data di ricorrenza si intende conservare e rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria.
È stata scelta la data del 3 ottobre in ricordo del naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, in cui morirono 366 migranti.
È specificato che tale giornata non determina gli effetti civili di cui alla legge n. 260 del 1949.
Nell'ambito di tale ricorrenza, all'articolo 2, viene previsto lo svolgimento di cerimonie, iniziative, incontri, volti a sensibilizzare l'opinione pubblica alla solidarietà, al rispetto della dignità umana, all'integrazione e all'accoglienza. In particolare, a seguito dell'approvazione dell'emendamento Cozzolino 2.1, è stato previsto che l'organizzazione di specifiche iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado sia promossa dalle istituzioni della Repubblica e non più, come originariamente stabilito, esclusivamente dal Ministro per l'integrazione, dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca; mentre l'articolo 3 stabilisce che dall'attuazione della proposta in esame non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
A mio avviso vi erano tutti i presupposti perché tale proposta si potesse approvare in sede legislativa, ma l'approdo in Aula ci consente di affrontare con piena partecipazione dell'intero ramo del Parlamento l'esame di questa proposta.
Quel tragico naufragio è stato, forse, l'episodio più grave in termini di perdita di vite umane, ma purtroppo non è l'unica strage di migranti che si è verificata nel Canale di Sicilia e che purtroppo continuano a verificarsi anche in queste ore. In questi anni, oltre ventimila persone, per quello che ci è dato sapere, hanno già perso la vita e quel tratto di tratto di mare è diventato un cimitero di vite umane.
Il mar Mediterraneo, culla della civiltà, degli scambi, delle conquiste, ci testimonia le difficoltà di questo tempo, della necessità di non dimenticare tragedie per prevenirle e per far si che tutti gli attori si assumano la responsabilità di non abbandonare queste vite umane.
Lo scorso febbraio si è verificata una tragedia simile a quella del 3 ottobre 2013. Oltre trecento sono state anche in questo caso le vittime, vittime costrette a partire con il cattivo tempo andando incontro sicuramente alla morte.
Mi sia consentito in questo intervento ricordare anche i nostri operatori della Marina militare, della Guardia costiera, della Finanza, dei carabinieri, della Polizia e di quanti a partire con l'operazione Mare Nostrum hanno lavorato per salvare tante vite umane. Bisogna evidenziare, purtroppo, come l'Europa, che ora è responsabile di Triton, per quanto riguarda il pattugliamento del Mediterraneo abbia avuto riflessi lenti nel comprendere la drammaticità di un esodo condizionato spesso da criminali senza scrupoli.
Questa proposta di legge vuole offrire al nostro quadro legislativo uno strumento di memoria e di coscienza. Ricordare uomini, donne, bambini di cui non sappiamo il nome, di cui non conosciamo il loro passato, ma di cui sappiamo che quel loro viaggio doveva consegnarli ad un futuro migliore ed, invece, hanno trovato la morte. Ma è anche un modo per ricollegarci alle tragedie della nostra emigrazione, perché non dobbiamo dimenticare che il nostro Paese è stato segnato da fenomeni migratori di massa e da tragedie che hanno colpito in terra straniera la nostra gente. Oltre a Marcinelle, voglio ricordare il disastro di Monongah, avvenuto il 6 dicembre 1907 nella miniera di Monongah (West Virginia), il più grave disastro minerario della storia degli Stati Uniti in cui persero la vita 171 italiani, ma le vittime potrebbero essere state molte di più. Erano molisani, abruzzesi, campani, calabresi, lucani. Così come ricordo il disastro minerario di Dawson, in cui su 263 vittime 146 erano nostri connazionali. E così anche i 59 morti della costruenda diga svizzera di Mattmark. Senza dimenticare anche chi è morto per il semplice fatto di essere italiano, come i lavoratori nelle saline di Aigues Mortes massacrati in una rivolta da francesi perché accusati di rubare lavoro.
Non bisogna dimenticare poi i tanti migranti italiani che dopo la Seconda guerra mondiale tentavano di entrare clandestinamente in Francia sottoponendo se stessi, le loro donne e i loro bambini a pesantissimi rischi per la loro incolumità e per la vita stessa. Si trattava, infatti, spesso di superare i valichi alpini senza attrezzatura, senza conoscenza della montagna e delle difficoltà che presenta, malnutriti, mal equipaggiati, con carichi pesanti.
Nel 1948 il comune di Giaglione in Val di Susa chiese aiuto alla prefettura di Torino, non avendo più risorse, per dare sepoltura ai clandestini italiani. Ogni notte più di cento emigranti italiani clandestini cercavano di oltrepassare il confine in quella zona e si contavano un minimo di due morti al mese. L'emigrazione clandestina degli italiani nel secondo dopoguerra è stata descritta nel film «Il cammino della speranza» di Pietro Germi e nel libro dall'identico titolo curato da Sandro Rinauro ed edito da Einaudi nel 2009.
Nel 1951 in Germania su 50 mila emigranti italiani almeno il 50 per cento era illegale. In Svizzera, dove era vietato il ricongiungimento familiare, più di 10 mila bambini, figli di migranti italiani, hanno vissuto da clandestini, barricati in casa, senza poter andare a scuola.
Ecco, quando sono stato chiamato a essere relatore di questo provvedimento il mio pensiero è andato a queste persone e al fatto che in questo Paese se interrogassimo la stragrande maggioranza della popolazione non sarebbero in tanti a rispondere a una domanda sulle tragedie che hanno segnato la nostra emigrazione. Fare memoria del passato è indispensabile per imparare a guardare al futuro con senso critico e porre rimedio agli errori commessi. L'istituzione di questa Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione intende pertanto contribuire – attraverso il ricordo di una strage di migranti – alla diffusione di un più forte senso di solidarietà civile, del rispetto della dignità umana, della consapevolezza del valore della vita di ogni essere umano e del valore dell'accoglienza, affinché tragedie come queste non si ripetano.
Mi auguro, quindi, che si possa giungere rapidamente all'approvazione di questa proposta di legge e aiutare la nostra comunità a dotarsi di strumenti di consapevolezza in grado di rafforzare i valori di solidarietà e accoglienza. Senza strumentalizzazioni e ricordando anche la nostra storia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).