Data: 
Lunedì, 22 Giugno, 2015
Nome: 
Gianluca Fusilli

Signor Presidente, onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, è con un po’ di emozione – che auspico comprensibile – che prendo per la prima volta dalla mia proclamazione la parola in quest'Aula per esprimere il pieno e convinto sostegno e apprezzamento del Partito Democratico alla proposta di istituzione della Commissione monocamerale che dovrà indagare sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale militare italiano impiegato in missioni all'estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all'esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici...... dal possibile effetto patogeno, con particolare riguardo all'effetto dell'utilizzo di proiettili all'uranio impoverito e della dispersione nell'ambiente di nanoparticelle di minerali pesanti prodotte dall'esplosione di materiale bellico. 
Esigenza, signor Presidente, quella di indagare sulle materie meglio descritte nell'articolo 2 della proposta in esame che, come è noto, trae origine, da un dibattito, che si è sviluppato, sin dalla fine del secolo scorso, non solo a livello nazionale, ma che ha coinvolto l'opinione pubblica e le istituzioni di tutti i Paesi che in questo arco temporale hanno partecipato alle diverse missioni internazionali. Dibattito espressione della crescente preoccupazione che l'utilizzo di munizionamento contente uranio impoverito potesse determinare un rilevante incremento dei rischi per la salute dei soggetti civili e militari che, a qualunque titolo, potessero trovarsi esposti agli effetti radiologici e tossicologici associabili a questo materiale. Sensibilità, attenzione, richiesta di analisi e di approfondimento, che si sono concretizzati, a livello internazionale e sovranazionale, nella risoluzione n. 62/30 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2007 e nell'ampia risoluzione del Parlamento europeo sullo stesso argomento del 22 maggio del 2008. 
A livello nazionale, in parte anticipando e poi adempiendo alle esortazioni contenute negli atti prima ricordati, con la costituzione di commissioni monocamerali sin dalla quattordicesima legislatura, con il Parlamento che ha avuto l'ulteriore merito di adattare ed estendere l'oggetto di indagine a tutti gli aspetti che, nell'esecuzione del mandato ricevuto, sono emersi come significativi e meritevoli di analisi e ulteriore approfondimento. 
Ecco perché, signor Presidente, la Commissione che la Camera si appresta ad istituire, come emerge dalla stessa relazione di accompagnamento, non potrà che operare in formale e sostanziale continuità con il lavoro svolto nella precedente legislatura dalla omologa Commissione istituita al Senato. Un lavoro puntuale, quello effettuato, dal quale scaturisce un'approfondita rilevazione e analisi dei dati conosciuti e disponibili ed una compiuta conoscenza dei fenomeni esaminati, tutto questo anche propedeutico alla adozione, da parte del Parlamento, di iniziative normative in grado di dare risposta a molte delle questioni poste a base dell'indagine parlamentare. Un percorso di analisi, approfondimento, ricerca che però, a nostro parere, signor Presidente, deve essere continuato, proprio alla luce delle conclusioni alle quali sono giunte le Commissioni parlamentari che via, via si sono occupate dello stesso argomento. 
In primo luogo, perché si tratta di un preciso ed inderogabile dovere morale di questo Parlamento e di tutte le istituzioni democratiche. Abbiamo il dovere, infatti, signor Presidente, se inviamo i nostri contingenti militari all'estero per contribuire alla stabilità e alla sicurezza delle aree di crisi, in esatto e preciso adempimento degli obblighi internazionali del nostro Paese, anche e parimenti di assumere la responsabilità che questi uomini e queste donne, servitori della patria, possano operare in quelle aree in condizioni di massima sicurezza possibile, non solo logistica e operativa, ma anche relativamente ai rischi per la loro salute. Ed in questo senso la continuità del lavoro di indagine è auspicabile perché il quadro di riferimento nel quale si è chiamati ad operare è in continua e costante evoluzione, sia dal punto di vista delle patologie, che dal punto di vista delle tecniche diagnostiche, che delle condizioni di impiego dei nostri militari. Solo la continuità del lavoro può essere utile a contribuire all'individuazione delle cause dei disturbi e delle patologie, sia di quelle che già si sono manifestate che di quelle che si manifesteranno, con l'intento ultimo di individuare ed eliminare i rischi calcolabili, adeguando alle risultanze, sempre se necessario, tutti i mezzi di protezione e prevenzione per i nostri militari. 
Così come, al di la della specificità delle missioni internazionali, è doveroso non abbandonare il lavoro di analisi dei rischi correlati alla sicurezza nei luoghi di lavoro dei nostri militari. Per questo, appare opportuna e condivisibile la riproposizione, nell'oggetto dell'indagine, anche delle aree dei poligoni di tiro e dei depositi di munizioni, luoghi nei quali si svolge la parte più impegnativa dell'addestramento militare. 
Luoghi che, come ricordava nel suo intervento al Senato l'oggi capogruppo del Partito Democratico in Commissione difesa, collega Scanu, per il realismo necessario delle esercitazioni effettuate, sono oggettivamente, dal punto di vista dei rischi potenziali di interesse del nostro ragionamento, molto simili a quelli in cui le operazioni militari si svolgono effettivamente e in cui gli effetti, non solo sulla salute dei militari ma anche sulla salute delle popolazioni civili, richiedono ancora approfondimenti ulteriori per eliminare ogni dubbio e ogni zona d'ombra. Questo è ancora utile perché chi ne ha diritto ottenga giustizia e, soprattutto, perché si possa azzerare, o almeno ridurre, ogni rischio del ripetersi di questi fenomeni. 
Per le stesse ragioni, il Partito Democratico sostiene la continuità del lavoro d'indagine su tutti gli altri aspetti dell'oggetto descritti all'articolo 2 della proposta, in un approccio sistemico di analisi e di approfondimento di tutte le possibili concause di disturbi e patologie associabili alla specificità della condizione militare. 
Resta attuale, inoltre, l'esame dell'adeguatezza degli istituti di indennizzo, anche in questo caso con l'ambizione di rendere sempre più chiara e non interpretabile la fase dell'accertamento del danno e delle sue cause e con lo scopo di contribuire a garantire tempestività e adeguatezza dei risarcimenti, che ancora oggi, almeno riguardo al secondo aspetto, sono delegati in toto al giudice di merito e spesso sono mutevoli nel quantum, da circostanza a circostanza. 
Per queste ragioni, che spero di essere riuscito a rendere comprensibili, riconfermiamo il nostro apprezzamento a questa proposta di istituzione della Commissione di inchiesta, alla quale parteciperemo con senso di responsabilità e consapevolezza della importanza della funzione, fiduciosi, sin d'ora, sulla serietà del lavoro e sulla sua utilità. Un impegno in continuità con i precedenti, che avrà un senso se contribuiremo, su questi argomenti, a portare più luce dove c’è ancora ombra, chiarezza e trasparenza dove c’è ancora incertezza e dubbio. 
Se contribuiremo a rispondere alla domanda di giustizia di chi ancora l'attende e, soprattutto, anche grazie ai successivi interventi normativi che, in esito alle risultanze, il Parlamento vorrà adottare, per la nostra parte e per la nostra competenza contribuiremo ad eliminare o a ridurre il rischio che nel futuro possano ripetersi i fatti e le circostanze che saranno oggetto della nostra attività d'indagine.