Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 13 Giugno, 2016
Nome: 
Sergio Boccadutri

 Doc. XXII, n. 42-A

 

Grazie, Presidente, care colleghe e cari colleghi, proprio oggi sui quotidiani è stato pubblicato un rapporto di un istituto di ricerca che si chiama BEM Research, che dice, sostanzialmente, che noi potremmo risparmiare, aumentando i servizi della pubblica amministrazione, naturalmente i servizi erogati attraverso piattaforme telematiche, lo 0,5 per cento del nostro PIL, cioè otto miliardi di euro. E non soltanto questo aumenterebbe l'efficienza dei servizi erogati, ma, soprattutto, questo rapporto ci dice che non sarebbe intaccata per nulla la qualità dei servizi, e anzi lo stesso rapporto dice che vi sarebbe un aumento proprio della fruizione, da parte dei cittadini, dei servizi. Questo perché soltanto il 24 per cento degli italiani hanno interagito lo scorso anno telematicamente con la pubblica amministrazione. 
Naturalmente, spesso i rapporti si fermano alle componenti statiche di costo, ci dicono quanto si risparmierebbe, ci dicono quello che si potrebbe ridurre a livello proprio di soldi pubblici investiti nella pubblica amministrazione senza nulla togliere ai servizi ai cittadini, ma spesso, e perché è più arduo, non ci dicono, invece, la componente dinamica di ciò a cui darebbe luogo una digitalizzazione della pubblica amministrazione; cosa significherebbe un miglioramento della fiducia dei cittadini e delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione; cosa significherebbe, proprio in termini di rapporto tra PA e cittadini, in termini proprio anche di PIL, di rapporto tra imprese e pubblica amministrazione, anche rispetto a riduzioni di loro oneri, oneri delle impresse, magari da reinvestire nella produzione; cosa significherebbe, in termini di miglioramento di quella componente dinamica di cui parlavo, la trasparenza di tutto il processo della pubblica amministrazione, di tutti i processi digitali, e quindi da quando viene richiesto un atto, come si forma questo atto, come poi viene dato al cittadino, oppure anche l'accesso, la possibilità di poter accedere da qualunque luogo della Terra. 
Sostanzialmente, una nostra impresa italiana potrebbe accedere ai servizi della pubblica amministrazione. Cosa significa ? Cosa significa integrare i dati che la pubblica amministrazione ha già e renderli interoperabili tra le pubbliche amministrazioni ? Ecco, anche qui, significherebbe probabilmente dare a cittadini e imprese un significato a cosa serve tutto quello che non funziona, perché tutto questo ambaradan, a cosa serve e a cosa mi serve, e, probabilmente, riconnetterebbe maggiormente i cittadini anche a un principio finale: io pago le tasse per avere dei servizi. Se pago le tasse e i servizi non ci sono, c’è qualche problema. Tutto questo lo potremmo fare proprio nel solco del principio costituzionale dell'articolo 5, che ci dice che l'amministrazione lo Stato la amministra in modo decentrato, e proprio questo decentramento – e su questo vorrò fare anche degli esempi – potrebbe essere fatto benissimo con le tecnologie dell'informazione. 
Ma voglio qui soffermarmi su alcune cose che ha detto il relatore. Il primo CAD è del 2005, sono passati sostanzialmente undici anni, e non vi è soltanto l'esigenza di fare un bilancio di ciò che ha funzionato e quello che non ha funzionato, ma serve proprio capire, come ha detto il relatore, come sono state utilizzate le risorse, anche in relazione agli obiettivi raggiunti. Non è espresso quello che facciamo. Prendiamo delle scelte, assumiamo delle decisioni, e poi non capiamo se quegli obiettivi che ci eravamo prefissati sono stati raggiunti. Siccome qui si tratta di risorse pubbliche, che sono state sottratte ovviamente anche da altri interventi, da questo punto vista, capire quali siano stati degli investimenti errati è utile per innovare la pubblica amministrazione. Innovare non significa semplicemente digitalizzare, significa individuare il problema e studiare la soluzione. Se non siamo in grado, e lo potremmo fare invece con questa Commissione, di capire cosa non ha funzionato e dove sono stati fatti investimenti errati, ovviamente non faremo un buon servizio. E questo proprio nel solco, come è stato detto dal mio collega Paolo Coppola, anche dell'iniziativa di questo Governo; ha detto una cosa che condivido molto giusta: vi è stata una miopia enorme negli ultimi trent'anni. Questo Paese è stato molto fermo e oggi ci troviamo in una situazione anche di dover rincorre gli altri Paesi. Da questo punto di vista non si scappa, o lo facciamo o saremo superati. Anche le ricchezze che avremmo, anche la ricchezza manifatturiera che questo Paese sta tentando di conservare, sarà naturalmente superata se non saremo in grado di offrire a chi vuole investire in questo Paese dei servizi adeguati. Pensiamo a tutta la logistica, pensiamo ai trasporti, alla gestione delle merci e dei servizi. Quindi, da questo punto di vista, è importante questa Commissione di inchiesta, anche per capire in che modo innovare le tecniche delle normative ovvero quello che facciamo qui dentro, come facciamo leggi. Noi dobbiamo considerare che nelle pubblica amministrazione ci sono due principi fondamentali, sono principi democratici che riguardano più il patto sociale: il principio della legalità e dell'imparzialità della pubblica amministrazione, non ne possiamo fare a meno, ma questo non ci impedisce di poter pensare una normazione a livello primario più leggera e a regole tecniche fatte da apposite agenzie sotto il controllo del Governo, e poi tramite anche il Parlamento con i suoi istituti di controllo previsti dell'attività del Governo, che rendano più semplice anche l'adozione di iniziative pratiche dovute semplicemente all'innovazione tecnologica. Spesso, molte delle cose che si potrebbero fare, non si possono fare perché invece abbiamo proprio dei colli di bottiglia a monte. Andiamo ad alcuni esempi: lo sportello doganale unico. Io non so quanti di voi sanno che per effettuare un'operazione di import-export un'impresa deve presentare, oltre alla dichiarazione doganale, fino a sessantotto istanze ad altri diciotto amministrazioni, trasmettendo a ciascuna informazioni e dati spesso identici o simili nella sostanza, per ottenere autorizzazioni, permessi, licenze e nulla osta, ovviamente tutto su carta. Nel 2011, l'Agenzia le dogane ha avviata una sperimentazione, ormai terminata, di uno sportello unico doganale, per cui le diciotto amministrazioni devono integrare i processi di loro competenza di cui rimangono titolari (come vedete a nessuna viene tolta la titolarità della competenza) in un’ interfaccia unitaria che consente sostanzialmente di fare la richiesta, il controllo, lo scarico delle certificazioni e dei nulla osta e le autorizzazioni, per via telematica e addirittura di rendere totalmente digitale il processo di sdoganamento e quindi incidere anche nella logistica. Pensate agli effetti sull'attrazione degli investimenti esteri di produzione in questo Paese, di quelli che vogliono produrre qui per poi esportare beni all'estero, a che cosa significa ridurre i tempi e i costi delle operazioni da parte delle imprese, e migliorare i controlli, perché naturalmente su questi poi si possono costruire degli algoritmi che fanno dei controlli per capire dove c’è un problema. Tutto ciò ridurrebbe i costi anche per la pubblica amministrazione perché i controlli sono mirati laddove si vedono appunto delle anomalie. Naturalmente per costruire questo si deve collaborare per semplificare. È stato necessario che diciotto amministrazioni differenti si mettessero d'accordo affinché si arrivasse a questo risultato. 

Oppure pensate al 730 semplificato, alla possibilità per il cittadino di non dover conservare, via via che andremo avanti, tutte le ricevute che riceve in farmacia, piuttosto che quelle del medico, che poi magari spesso vengono smarrite e quindi non entrano neanche in dichiarazione per ottenere le detrazioni.

Ovviamente il tutto salvaguardando i principi costituzionali, ormai regolati anche a livello europeo, della tutela del dato. Però da questo punto di vista, io penso che sono due esempi molto importanti. Non esiste, ha detto il relatore, la P.A. e la P.A. digitale e infatti vi faccio una domanda: voi pensereste a un'automobile senza le cinture di sicurezza, senza i sistemi elettronici di controllo dei freni o senza lo specchietto retrovisore ? Eppure le auto all'inizio non avevano, quando si sono iniziate a produrre industrialmente, alla fine del diciannovesimo secolo, nessuno di questi strumenti. Lo sapete che nel 1911 un pilota, Ray Harroun, vinse la 500 miglia di Indianapolis proprio perché invece di caricare sulla sua auto un meccanico che posto proprio dietro di lui controllasse quello che accadeva, dietro installò uno specchietto retrovisore ? La macchina era molto più belle veloce, era molto più leggere e poteva correre. Ecco esattamente questo è; questo specchietto retrovisore è il digitale che consente alla pubblica amministrazione di essere più efficiente e più veloce. Insomma, oggi non ne possiamo fare a meno come appunto non faremmo a meno di uno specchietto retrovisore nella nostra auto.