Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 14 Giugno, 2016
Nome: 
Vincenza Bruno Bossio

Doc. XXII, n. 42-A

 

Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, penso che la proposta in esame sia una proposta strategica: non un'ennesima Commissione d'inchiesta, ma una strategia per individuare e raccogliere dati informativi aggiornati sugli investimenti effettuati dalle pubbliche amministrazioni nel settore dell’information technology, monitorare il livello di digitalizzazione anche delle regioni, esaminare lo stato di informatizzazione delle pubbliche amministrazioni verificando il livello di competenza professionale dei responsabili, razionalizzare la spesa in questo settore, comparare la spesa pubblica nel settori ICT con i maggiori Paesi europei, individuare soluzioni anche di tipo legislativo. 
D'altra parte, uno dei principali elementi di complessità nel percorso di digitalizzazione della pubblica amministrazione è costituito proprio dalla presenza di un elevato numero di amministrazioni chiamate a realizzare in maniera autonoma e separata un elevato numero di iniziative di innovazione; la complessità introdotta da questo elemento impatta, oltre che sull'attività dei progetti, sul coordinamento a livello centrale. Allo stato attuale, infatti, risulta difficile capire quanti e quali enti abbiano avviato progetti di digitalizzazione, quale sia il loro effettivo stato d'avanzamento e quanto siano aderenti ai requisiti funzionali; inoltre, in molti casi c’è anche la mancanza di competenze specifiche degli operatori della pubblica amministrazione, legata soprattutto al mancato svecchiamento dell'organizzazione che mantiene alto il livello di resistenza culturale dell'innovazione. 
Se è vero, come ha detto il relatore Coppola, che dal 2007 al 2013 sono stati spesi circa 5 miliardi l'anno, con dei risultati che ci lasciano ancora, secondo l'indicatore DESI, al venticinquesimo posto su ventotto nell'Unione europea, come possiamo disegnare un percorso virtuoso che porti l'Italia almeno fra i primi dieci Paesi della classifica europea ? Abbiamo l'Agenda digitale europea, che ha come principale obiettivo quello di promuovere condizioni di crescita economica e di occupazione; e se noi seguissimo queste indicazioni entro, diciamo, i prossimi otto anni, il PIL europeo potrebbe aumentare del 5 per cento. Abbiamo, e stiamo provando a recuperare questo gap, se è vero che in occasione del semestre europeo a guida italiana per la prima volta il Governo, con Matteo Renzi, ha provato a disegnare ed a proporre due progetti strategici, in grado di incidere sia sul versante dell'infrastruttura che su quello dei servizi: il Piano per la banda ultralarga e il Piano per la crescita digitale. In particolare, nel secondo si disegna un vero rovesciamento di paradigma, attraverso la realizzazione di piattaforme trasversali a tutta la pubblica amministrazione: SPID, Anagrafe unica, pagamenti della pubblica amministrazione, su cui costruire questa crescita. E su questo percorso si devono favorire i prossimi investimenti: non più spesa informatica tradizionale, ci sono stati sprechi e questa Commissione servirà ad individuarli; ma il vero problema è che nell'era di Internet la pubblica amministrazione non può più continuare a realizzare sistemi dedicati per supportare solo le proprie iniziative interne, digitalizzando solo il proprio processo burocratico: bisogna invece pensare ai processi in digitale e non digitalizzare quelli già esistenti, mettendo al centro i cittadini e le imprese, non i procedimenti amministrativi. Abbiamo il 100 per cento delle regioni che hanno un portale, il 74 per cento dei comuni, ma solo il 27 per cento dei servizi erogati sono bidirezionali: se non si cambia il paradigma, se non si immagina l'Italia come un unico ecosistema digitale nella relazione tra pubblica amministrazione, imprese e cittadini, gli investimenti in information technology rischiano di essere, a parte pochissime occasioni, causa di costi aggiuntivi sempre, e non sostitutivi. 
D'altra parte il digitale non rappresenta più un settore specifico dell'economia: è il fulcro stesso dell'economia. Internet e le tecnologie digitali stanno trasformando le nostre vite, il modo in cui lavoriamo; persone, cose, informazioni sono sempre più connesse, distribuite e pervasive. Dunque la competitività si gioca sempre di più sulla capacità di avvalersi di ecosistemi digitali: in essi gli operatori possono diventare parte di queste reti dinamiche, e dentro questo ecosistema si sviluppano i servizi e anche l'industria; infatti, affermano gli analisti che entro il 2020 l'85 per cento delle società leader saranno aziende con forti piattaforme digitali. Però, fino a quando resiste nella pubblica amministrazione un modello ancorato allo standard precedente, quindi processi non più non basati su Internet, l'offerta, ovvero i cittadini e l'impresa, sono costretti a fronteggiare una doppia struttura di costi ed un'incerta distribuzione di ricavi. Si può accelerare l'uscita da questa inefficiente situazione economica, mettendosi in grado invece di generare valore, solo ponendo fuori corso i processi tradizionali, forzando la domanda, effettuando una transizione al nuovo con un processo di switch-off simile a quanto sperimentato con la TV digitale terrestre, secondo il principio del digital first. D'altra parte, noi stiamo andando in questa direzione con il Piano strategico dell'AgID, con l'articolo 117, lettera r), della Costituzione, con la riforma del CAD: nel quadro infatti della più ampia delega al Governo, dopo oltre dieci anni si è messo mano, si sta mettendo mano al codice dell'amministrazione digitale, e non è un caso che l'articolo 1 della riforma della pubblica amministrazione parli di Carta della cittadinanza digitale come sintomatica della centralità che il Parlamento vorrebbe e vuole mettere nella tecnologia dell'informazione. 
La volontà dunque è quella di spostare l'attenzione dal processo di digitalizzazione ai diritti digitali, infatti con la Carta della cittadinanza digitale si costituisce la base giuridica per implementare Italia Login, quella piattaforma di accesso descritta dal Piano strategico del Governo, che attraverso un sistema pubblico di identità digitale – l'anagrafe nazionale – permetterà a ciascun cittadino di accedere ai servizi pubblici con un unico nome utente e un'unica password. Dunque, si tratta di creare i presupposti per un sistema in cui le pubbliche amministrazioni e il privato interagiscano scambiandosi informazioni e cooperando, ragionando la PA dunque in modo progettuale e aprendo quell'enorme patrimonio informativo in suo possesso. La tecnologia rappresenta solo un fondamentale strumento abilitante, ormai maturo e stabile. Il futuro che ci sta davanti è il presente ed è il presente di una nuova economia, l'economia della conoscenza, della comunicazione e della condivisione, ed è per questo che esprimo il voto convintamente favorevole del gruppo PD all'istituzione di questa Commissione.