Data: 
Giovedì, 23 Luglio, 2015
Nome: 
Patrizia Maestri

Grazie, Presidente. Con questo mio intervento vorrei portare in quest'Aula la voce di tantissime lavoratrici donne, le quali non possono utilizzare la legge n. 243 del 2004, legge che introduceva in via sperimentale la possibilità di accedere al diritto al trattamento pensionistico di anzianità con una anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e 57 anni di età, optando per la liquidazione del trattamento con le regole del sistema contributivo. Questo diritto è bloccato da due circolari dell'INPS; eppure sono tanti i motivi per cui sarebbe utile ripristinare al 31 dicembre 2015 o prorogare «opzione donna», perché si risolve un palese errore, perché si evitano contenziosi, perché si dà risposte alle tante donne che hanno perso il lavoro a causa della crisi, perché si liberano posti di lavoro per i giovani e si lascia alle persone la libertà di scegliere della propria vita. Inoltre, si ottengono risparmi concreti per 22 anni, stimati in 1.175 milioni. Andando a leggere l'ordine del comitato regionale INPS dell'Emilia Romagna, ricordo anche che oggi si parla spesso, a volte anche a sproposito, a volte modo improprio, del calcolo contributivo per la previdenza. Questa, invece, sarebbe l'occasione per poter ripristinare un diritto che è stato tolto. Il comitato regionale INPS dell'Emilia Romagna, nella riunione del 3 febbraio 2015, ha esaminato il regime sperimentale per le lavoratrici, articolo 1, comma 9, legge n. 243 del 2004. 
Considerando una serie di cose che appunto riguardano in via sperimentale la possibilità di andare fino al 31 dicembre 2015, il comitato regionale auspica e chiede un concreto interessamento ed una fattiva vigilanza da parte dei Ministeri interessati e dell'INPS affinché le problematiche di «opzione donna», ampiamente analizzate abbiano una tempestiva risoluzione riconoscendo a migliaia di lavoratrici il loro ruolo nella società, nella pienezza dei loro diritti e della loro dignità.