Data: 
Mercoledì, 9 Marzo, 2016
Nome: 
Davide Mattiello

Grazie, Presidente. Intervengo per portare all'attenzione dell'Aula la storia di Susanna, anzi la scelta di Susanna Giambruno. Susanna è morta, è morta due giorni fa, è morta a 56 anni, è morta dopo 25 anni di malattia tormentosa, è morta a Lugano, è morta a Lugano perché, quando ha deciso lucidamente di porre fine alla propria vita, impedendo con ciò alla malattia di far finire la sua vita, non ha potuto fare questa scelta nel suo Paese, non ha potuto fare questa scelta a casa sua, ha dovuto andare fuori dall'Italia, in Svizzera, a Lugano. 
Rappresento questa storia dopo aver raccolto le parole del figlio Davide, il figlio di Susanna, parole addolorate, ma almeno altrettanto indignate. Davide ha chiesto, ci chiede: perché, perché una scelta del genere deve essere fatta quasi di nascosto, come se si rubasse qualcosa a qualcuno, come se si fosse dei ladri ? Ecco, io credo che questa questione che Davide, la famiglia di Susanna e Susanna, prima di andarsene, ci pongono, investa proprio la nostra responsabilità di legislatori. Ancora per quanto tempo scelte come quella di Susanna dovranno essere scelte eluse, negate da una politica incapace di scorgere dentro queste storie, dentro queste scelte, sofferte ma lucide, innamorate della vita, ma una vita libera e dignitosa, un coraggio che merita la tutela del diritto e della legge. 
Prima di andarsene, Susanna, Presidente, ha detto: «La politica capirà la mia scelta tra vent'anni». Ecco, io auspico che tutti insieme possiamo, almeno su questo, dar torto a Susanna e non metterci altri vent'anni per capire il decoro di una scelta del genere.