Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 21 Settembre, 2015
Nome: 
Sara Moretto

A.C. 3012-A

Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, con questo provvedimento, per la prima volta e dopo sei anni, il Governo assolve all'impegno assunto in quest'Aula di produrre una legge annuale per il mercato e la concorrenza. 
Sono diversi i settori economici e produttivi nei quali, nel nostro Paese, permangono ostacoli alla libera concorrenza tra attori economici. Rimuovere tali ostacoli e favorire la competizione significa stimolare la crescita di imprese virtuose e innovatrici, garantire agli utenti trasparenza e qualità dei prodotti e dei servizi, consentire alle nostre imprese di strutturarsi per una competizione vera, anche internazionale. 
In diverse occasioni, sia autorità nazionali, che osservatori internazionali hanno indicato l'urgenza di intervenire con provvedimenti normativi volti a stimolare la concorrenza in specifici settori della nostra economia. 
La Banca mondiale nel 2015 ci colloca al cinquantaseiesimo posto della classifica dell’Ease of doing business, facendoci scendere di quattro posizioni rispetto all'anno precedente. La stessa Banca mondiale chiarisce che il potenziale italiano non è pienamente espresso a causa del basso grado di concorrenza, delle regolamentazioni onerose e della burocrazia superflua e inefficiente. 
L'OCSE, nel febbraio 2015, inserisce tra le raccomandazioni l'adozione di una legge annuale sulla concorrenza. L'Autorità garante nazionale ha invece riconfermato, anche nel 2014, i «colli di bottiglia», come li definisce, che tuttora bloccano lo sviluppo dell'economia nazionale e impediscono al mercato concorrenziale di produrre i suoi effetti in termini di efficienza e di innovazione ed ha indicato i settori dai quali ci si può attendere un maggior potenziale di crescita: proprio energia, telecomunicazioni, settore bancario, assicurativo e quello dei servizi. 
Si tratta di settori essenziali, la cui inefficienza produce effetti su molti altri comparti della nostra economia. L'alterazione dei meccanismi di concorrenza, in questi settori, può infatti tradursi in una sorta di «tassa occulta», sempre come la definisce l'Autorità, per le altre imprese. Appare, quindi, evidente come non fosse più procrastinabile l'avvio di un percorso di semplificazione amministrativa e di liberalizzazione dei settori citati. 
Il nostro Paese vive oggi, dopo anni di crisi e di recessione, una prima inversione di tendenza. I dati economici ci indicano una leggera ripresa dei consumi e della produzione e un miglioramento dell’export. Ed è in momenti come questo che intervenire per stimolare la concorrenza può avere ancora più efficacia, dando contemporaneamente alle imprese l'occasione di una competizione virtuosa e alle famiglie benefici diretti e concreti in termini di prezzi e di qualità dei servizi. 
È evidente che singoli interventi normativi non bastano a migliorare la concorrenza e ad aumentare il grado di innovazione delle imprese. È necessario un contesto generale favorevole. È indispensabile, ad esempio, un'efficiente macchina amministrativa pubblica con competenze chiare, reti e infrastrutture adeguate, una giustizia che funziona, una scuola che fornisca al mondo dell'impresa conoscenze e competenze coerenti con le nuove esigenze, un fisco semplice ed equo. Ecco perché questa in esame e le future leggi annuali non possono essere lette senza inserirle nel più ampio e ambizioso programma di riforme che questo Governo ha avviato e che sta portando avanti. 
Mi soffermo, ora, sui temi di competenza della Commissione finanze, solo tre ma che occupano più della metà degli articoli del provvedimento: assicurazioni, fondi pensione e servizi bancari. 
Per valutare l'efficacia delle misure e la loro coerenza con gli obiettivi che il provvedimento si pone, mi permetto di ricordare alcuni semplici indicatori sui quali si misura il grado di concorrenza di un settore. Dal punto di vista delle imprese il grado di concorrenza si misura in base alla libertà di entrata nel mercato e, quindi, dalla facilità di avvio d'impresa; dalla libertà di scelta del processo produttivo e del prodotto; infine, dalla libertà di uscita. 
Dal punto di vista, invece, degli utenti, un mercato concorrenziale è un mercato nel quale è possibile una comparazione tra i prezzi e le condizioni di offerta dei vari prodotti e servizi, nel quale vi è una mobilità, quindi una facilità di cambiamento del fornitore, e, di conseguenza, un settore nel quale mediamente i prezzi si abbassano e la qualità dei prodotti e dei servizi si alza. 
Partendo dal mercato assicurativo, non si può non affermare che si tratta di un mercato oligopolistico. La stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato, a seguito di una specifica indagine, afferma che il settore presenta numerose problematiche di natura concorrenziale, che si riflettono in continui ed ingiustificati aumenti delle tariffe RC-auto e in una scarsa mobilità degli assicurati. In più occasioni, anche durante la discussione del provvedimento in Commissione, ho ricordato che è inaccettabile che le compagnie assicuratrici siano disposte ad operare in maniera inefficiente, sapendo che i maggiori costi di tale inefficienza possono essere scaricati sul cliente finale. È malsano e contrario ad ogni logica d'impresa. 
Ecco, quindi, che le misure inserite nel provvedimento – e mi riferisco al testo uscito dalla Commissione, mentre ritengo inutile stare a riflettere su bozze o testi iniziali, che oggi non sono più all'attenzione di quest'Aula – vanno nella direzione di ridurre le inefficienze, spesso legate anche al fenomeno delle frodi, garantire una confrontabilità tra le offerte delle diverse compagnie e assicurare un certo grado di mobilità, facilitando il passaggio da una compagnia ad un'altra. 
Nello specifico, quindi, per combattere le inefficienze del sistema risarcitorio, si prevede di intervenire sul sistema del risarcimento diretto e si prevedono anche condizioni di non risarcibilità. Insieme per combattere le frodi si incentiva l'installazione della scatola nera, che costituirà piena prova, e questo dopo avere chiarito, con un emendamento approvato in Commissione, che i costi sono a carico della compagnia. Inoltre, si regolamentano le testimonianze, in caso di incidente, e si prevede l'integrazione dell'archivio Ivass con il casellario giudiziario. 
Al fine di garantire, invece, una maggiore capacità di scelta da parte del cliente, cito le misure volte ad imporre alcuni obblighi informativi, garantire l'interoperabilità delle scatole nere, allineare le durate dei contratti per i rischi accessori, chiarire i meccanismi di assegnazione delle classi di merito rispetto alle classificazioni interne. Posso affermare con convinzione che le modifiche introdotte dagli emendamenti approvati nelle Commissioni hanno reso il provvedimento più coerente con gli scopi assegnati e, se andiamo a vedere le direzioni nelle quali si sono mossi questi diversi emendamenti, pare assolutamente assurdo affermare che essi siano stati un assoggettamento alle lobby, proprio perché le Commissioni sono entrate nel merito di ciascun emendamento e di ciascun tema, riflettendo e agendo con assoluta autonomia. 
Le modifiche hanno colto molte delle osservazioni portate dai soggetti auditi, che sono stati molti, e di questo ringrazio i relatori, e hanno, infine, colto anche qualche aspetto delle proposte di legge abbinate, tra le quali una a mia prima firma. Desidero sottolineare come le modifiche abbiano inserito uno sguardo di tutela per il consumatore finale e per settori estranei a quello assicurativo, ma colpiti in via indiretta da alcune delle misure previste nel testo iniziale. 
Non è possibile pensare di favorire la concorrenza di un settore a scapito di un altro. Mi riferisco, in particolare, come hanno fatto già altri colleghi, al settore delle autoriparazioni e al rischio che si intervenisse normativamente, limitando drasticamente la libertà d'impresa di circa 17 mila piccole e medie aziende italiane. Ho apprezzato le riflessioni fatte da relatori e Governo su questo aspetto, che hanno portato ad una modifica dell'articolo 3, ora, a mio parere, molto più coerente con il principio di riduzione dei costi legato ad una seria e vera lotta alle frodi. 
Una considerazione specifica meritano gli articoli dedicati al risarcimento del danno non patrimoniale: era da tempo necessario intervenire su questo ambito, che continua a rappresentare la parte più corposa dei costi di risarcimento delle compagnie. Intervenire necessitava, però, di un delicato equilibrio tra la lotta alle frodi, il diritto di pieno risarcimento da parte degli assicurati e la necessità di una maggiore oggettività ed equità territoriale nei risarcimenti. 
Il lavoro nelle Commissioni, difficile, ma costruttivo, ha consentito di raggiungere questo equilibrio, adottando le tabelle di Milano e rassicurando, così, le persone oneste, che, purtroppo, devono convivere con i danni permanenti a seguito di un incidente.
Anche con riferimento ai fondi pensione, sono convinta che il lavoro nelle Commissioni abbia consentito un miglioramento delle misure, evitando il rischio di danneggiare talune specifiche tipologie di fondi e tutelando i lavoratori. Infine, è evidente che molte delle problematiche evidenziate per il settore assicurativo, legate, in particolare, alla capacità di comparabilità delle offerte da parte del cliente, siano comuni anche al settore bancario. 
Si interviene, quindi, con questo provvedimento, sui costi dei servizi di assistenza, si prevede l'attivazione di un sito per il facile confronto tra i costi dei servizi più diffusi, si interviene sugli obblighi di informazione sulle polizze assicurative legate ai mutui. Non neghiamo che l'aspettativa creatasi rispetto a questo provvedimento si sia poi scontrata con la realtà dei fatti. Non era possibile intervenire in tutti i settori con un unico provvedimento, non era possibile intervenire in tutti i settori oggi. 
Ciò non significa, mi auguro, ovviamente, l'archiviazione di alcune sfide, che rimangono tuttora urgenti, sia nei settori che abbiamo già toccato con il provvedimento in discussione sia in altri importanti settori. Colgo l'occasione per fare una riflessione che lascio a lei, Presidente, e al Governo presente in Aula: la complessità degli argomenti trattati e l'eterogeneità delle misure inserite nel provvedimento hanno reso la discussione non sempre facile. L'eterogeneità, in particolare, ha spesso ridotto lo spazio di approfondimento di ciascun tema. 
L'esperienza in corso suggerisce di riflettere sull'opportunità, nei prossimi anni, di scegliere un tema e focalizzare gli interventi normativi. Ciò consentirebbe di affrontare i problemi in modo organico e completo, e di farlo consapevoli della necessità di approfondire tutte le problematiche di un settore, anche le più spinose, perché è quella l'occasione. Abbiamo avviato, con questa prima legge annuale, un percorso che mi auguro prosegua con decisione. Il Paese attende scelte chiare, rapide e coraggiose.