Discussione generale
Data: 
Lunedì, 19 Gennaio, 2026
Nome: 
Toni Ricciardi

A.C. 2673-A

 

Grazie, Presidente. Vice Ministro, colleghe e colleghi, siamo dinanzi a un provvedimento - lo diciamo già in premessa - che, grazie al lavoro e alle segnalazioni del Partito Democratico, ritornerà in Senato per una terza lettura, perché, evidentemente, ci sono state delle cose che non funzionavano.

Il relatore, giustamente, ricordava prima, in una maniera un po' confusa - come spesso accade negli ultimi tempi, ormai siamo quasi ben oltre i tre anni del Governo di Giorgia Meloni -, che quando una cosa non funziona - lo sentivo anche prima rispetto al dibattito sull'Ilva - è colpa di chi c'era prima, mentre quando si affronta qualcosa è merito chi lo sta affrontando adesso, addirittura dagli anni Ottanta, sentivo poc'anzi. Però, guardiamo il quadro, facciamo un quadro preventivo. Diciamo che con questo provvedimento, Presidente, se lei mi consente la parafrasi, è come se il medico stesse intervenendo su una nuova malattia che è emersa in un paziente cronico, dimenticandosi di intervenire sulla cronicità del problema del paziente stesso.

E qual è questa cronicità che, in parte, veniva giustamente sottolineata anche dal relatore? Dal 2023, abbiamo un calo della produzione industriale e ormai i mesi non si contano nemmeno più; abbiamo una forte regressione o stagnazione dell'export, meno 7,7 per cento complessivo, meno 21 per cento verso gli Stati Uniti e tralascio commenti, giudizi e contiguità con l'amministrazione statunitense alla quale stiamo assistendo negli ultimi mesi; abbiamo un aumento dei costi energetici, atavico problema, se vuole, sarà almeno mezzo secolo che, in questo Paese, si discute sulla difficoltà energetica. Possiamo anche accontentarci di sentirci dire che, in passato, nulla è stato fatto, tuttavia questo Governo nulla ha fatto per migliorare o facilitare le condizioni di accesso o di riduzione di un vero problema per le PMI italiane di competitività, se non forse il primo vero problema, che è quello dell'eccesso di costi energetici, costi che determinano, già in partenza, una difficoltà strutturale che le piccole e medie imprese fanno fatica a superare.

Dopodiché, quotidianamente... Un giorno ci svegliamo e adesso è la fase storica, Presidente, nella quale ci svegliamo e cerchiamo di capire quale territorio, come nel Risiko, il Presidente degli Stati Uniti vuole acquisire. Tuttavia, costantemente, mentre si rivendicano territori, si rivendica anche la minaccia o la scure di ulteriori dazi settoriali: nella meccanica, nella chimica, nella moda, nell'automotive. Insomma, è come se ci stessimo dimenticando cosa, di fatto, siano le PMI e il made in Italy. Lo dico perché questo è il Governo che ci ha tenuto tanto ad aggiungere, anche nella denominazione ministeriale, il concetto di made in Italy. Il made in Italy è tale perché è l'insieme dell'artigianato, delle competenze e della capacità di un settore specifico; si tratta di tradizioni plurisecolari che hanno determinato la realizzazione di prodotti, se vuole, di lusso, che poi sono stati identificati, negli anni Ottanta, con il l'italian lifestyle che ha determinato esattamente il concetto di made in Italy.

E voi cosa fate con questo provvedimento? Questa è la domanda di fondo alla quale dobbiamo cercare di dare una risposta. Si tratta di un provvedimento dalle enunciazioni di principio, anche suggestive, se volete, come quella del registro dei marchi storici, articolo 2, di interesse nazionale. Bene, l'abbiamo definito, dopodiché non è ben chiaro a che punto arriviamo. Il provvedimento è pieno di ulteriori deleghe al Governo, perché ci tenete particolarmente a sottolineare quotidianamente e costantemente l'inutilità delle Assemblee legislative, perché questa è l'ennesima dimostrazione. Probabilmente, sarebbe il caso e sarebbe utile che in provvedimenti come questi, senza distinzione di parte, e il relatore ha ringraziato anche le opposizioni per il dibattito che c'è stato in Commissione, si adottasse anche questo criterio. Come anche per l'articolo 9; le cito questa cosa che mi ha colpito, ossia il fatto che togliete l'obbligo assicurativo per i carrelli elevatori e i macchinari agricoli che non hanno contatto con l'esterno, come se assicurare questi mezzi non fossero comunque una tutela e una garanzia per gli operatori stessi e per le aziende stesse. E, allora, non è che se tu togli il balzello fastidioso di un costo hai risolto il problema dell'azienda, delle piccole e medie imprese italiane. Tu lo risolvi se intervieni, come dicevo in premessa, nelle cause definite.

Ma arriviamo adesso al grande tema per il quale il provvedimento ritornerà nuovamente in Senato, ed è cronaca di qualche ora fa. Ieri sera, la trasmissione Report ha approfondito esattamente il tema e sembrava di rivedere, in alcuni casi, alcune scene di un film - è brutto dirlo, ma è così - di qualche anno fa, tratto da un bestseller, Gomorra, quando c'è la scena di questi opifici che producono marchi di lusso che poi sfilano addirittura al Festival di Venezia. Sono rimasto molto colpito da questa cosa. Ovviamente, che cosa prevedeva? L'enunciazione era pure positiva, ovvero: andiamo a certificare la filiera della moda, perché - attenzione! -, come dicevo prima, è l'artigianato che ha determinato il lusso e non viceversa. Probabilmente - lo dico al relatore, che è un attento lettore distratto -, se avesse fatto sua una vecchia teoria economica di David Ricardo, quando, a un certo punto, si sviluppa, proprio nel tessile, l'economia di scala dell'impero del cotone britannico… Egli disse: guardate, è inutile che il Portogallo rincorra il cotone e la conquista del cotone, è meglio che si concentri a fare quello che sa fare, il vino. E lì ci fu la svolta, perché Paesi come la Francia e l'Italia, non essendo competitivi in termini geostrategici e politici con l'Impero britannico dell'epoca, si concentrarono sulla produzione qualitativa del tessile. Ma perché è tanto importante? Guardi, mi consentirà di suggerirle una lettura, ma sono convinto che il relatore già l'abbia fatto: L'impero del cotone di Sven Beckert. Perché è talmente importante? Perché il concetto della moda del tessile è il prisma per capire il mondo contemporaneo nel quale viviamo e l'economia globale? Perché è stato il cotone il primo prodotto attraverso il quale si è avviata la costruzione di un'economia globalizzata ed è attraverso il cotone, le piantagioni e la trasformazione del cotone che è avvenuta la metamorfosi dell'economia che è ancora in corso. E questo già ben prima dell'avvento della produzione delle macchine, ovvero della prima rivoluzione industriale intono al 1760.

Perché sto facendo questa citazione? Non per far vedere ai colleghi o all'Aula che ogni tanto qualche libro lo leggiamo, ma perché siamo esattamente e nuovamente lì. E qual era uno degli elementi che questo saggio sottolinea? La costruzione dell'impero del cotone da parte dell'Impero britannico fu tale perché c'era lo sfruttamento in schiavitù o in semischiavitù della forza lavoro. E noi, paradossalmente, facendo un volo pindarico di qualche secolo, ci ritroviamo esattamente e nuovamente a quel punto specifico. È questa la domanda, lo dico per future discussioni sul tema: noi dovremmo cercare di interrogarci, come legislatori, su una questione. Noi viviamo in un mondo dove c'è la massificazione del lusso. Faccio un esempio banale che mi ha colpito decenni fa. Un giorno camminavo per strada e vidi un grande cartellone pubblicitario di una nota casa automobilistica tedesca, che diceva: è tua a 300 euro al mese. Io rimasi sconvolto, perché relativamente a quell'autovettura, io, che ormai rientro in una generazione di semi anziano, come molti di voi, vivevo con quell'immagine stereotipata di quella nota casa automobilistica tedesca e per la nostra generazione, forse, era uno status sociale, ma eri consapevole del fatto che non te la potevi permettere, tranne in rari casi che vedo anche oggi qui. Tu, invece, hai comunicato alla massa crescente dei consumatori, sui quali le politiche si concentrano, che quel bene di lusso, che, fino a 20 anni prima, era appannaggio esclusivo di alcune classi sociali o ceti sociali - così non faccio drizzare le orecchie a nessuno utilizzando l'espressione “classe sociale” - oggi è tuo! E guardate che nel settore della moda sta accadendo la stessa cosa: prodotti che, fino a qualche decennio fa, non erano concettualmente accessibili, oggi hanno sostituito lo status symbol di quell'autovettura, che oggi, invece, diventa la borsa, la scarpa, o quant'altro.

E allora questo che cosa ha generato? Ha generato un'economia di scala del lusso, ma l'economia di scala del lusso che cosa ha determinato? Del servizio, di ieri sera, di Report, sapete che cosa mi ha colpito? Non gli opifici cinesi, eccetera. Mi ha colpito quell'artigiano italiano che aveva fino a qualche anno fa 20, 30 addetti e che, oggi, è ridotto ad avere 3 addetti, perché produceva tacchi, Presidente. E quello stesso tacco alle grandi case della moda italiana, del settore come dire dell'abbigliamento, gli opifici lo danno a metà del prezzo con il quale lui poteva garantire quell'offerta. E, allora, rispetto a tutto questo, noi che cosa facciamo? Nulla.

Abbiamo dovuto bloccare il provvedimento e, forse, un giorno vedremo o mi aspetto, nella prassi consolidata, ormai che ci sia l'ennesima delega; perché ho tutto il rispetto, e ci mancherebbe, lo dico al Vice Ministro presente, per l'autorevolezza e le competenze, dei Ministri, dei Vice Ministri e dei Sottosegretari però credo sia giunto il momento, colleghe e colleghi, che ogni tanto rivendicassimo la funzione legislativa. Perché non credo che siamo, anche dal punto di vista della costruzione normativa, dell'elaborazione del problema e dell'individuazione della soluzione, menomati rispetto all'“altezza” ministeriale.

Allora credo che questo sia uno sforzo complessivo che dobbiamo fare. Ma su questo provvedimento, con riferimento a questo punto, che è datato 18 dicembre - e, oggi, siamo un mese dopo -, però c'è un dato politico, lo dico al relatore; un dato politico che dobbiamo rivendicare perché ogni tanto la funzione dell'opposizione, quando riesce ad evitare che si facciano danni, credo sia un patrimonio comune da rivendicare.

Noi abbiamo affrontato questo provvedimento in Commissione con oltre 100 emendamenti, cercando di trasferire quello che dicevo sempre in premessa, ossia una visione organica delle difficoltà industriali che ci sono in questo Paese. Che cosa proponevamo? Fondi per le rinnovabili delle PMI, internazionalizzazione, attenzione per le start-up, misure che agevolassero la transizione verde e digitale, ad esempio nel settore della moda, proroga e rafforzamento delle reti di impresa, credito d'imposta per designer e ricerca, sostegno e accompagnamento per un'inevitabile e, forse, tardivo ricambio generazionale. E non voglio abusare di una citazione di un famoso testo di qualche anno fa: “l'Italia non è un Paese per giovani”, ma credo che i dati Istat di quasi 200.000 partenze l'anno ci certifichino che stiamo perdendo talenti e quei talenti sono esattamente la base attraverso la quale si è costruito l'artigianato e, attraverso l'artigianato, si è costruito il brand e il made in Italy.

E, poi, soprattutto, la semplificazione. Diciamo sempre che c'è eccesso di burocrazia ma siete al Governo, siete la maggioranza, governate questo Paese: snellitelo questo carico burocratico, ove mai fosse possibile. Dopodiché, qual è la criticità di fondo che resta? L'entità, la quantificazione delle risorse - mi sia consentito - è inconsistente, con una quantità infinita di deleghe al Governo, ma su questo non ritorno perché credo di averlo già detto abbondantemente. Manca una visione strategica da parte di questo Governo su quale sia la traiettoria industriale per le piccole e medie imprese in questo Paese; cioè qual è l'Italia che immaginate di voler disegnare o, quantomeno, far partire in prospettiva da qui ai prossimi decenni? Qual è il solco, da voi scavato, all'interno del quale si rilancia o continua a crescere, a camminare questo ambito settoriale? E, soprattutto, come si interviene, come si accompagnano le PMI che hanno una certa fatica strutturale? Venivano ricordate le definizioni; non dico nemmeno le piccole… Immaginate le piccole o le micro imprese: come fanno a tenere il passo della costante accelerazione dei processi di innovazione? Sono in grado di farlo solo … e non è, attenzione, la centralizzazione dell'economia, come qualcuno può immaginare, nessuno è antiliberale, ma significa che il compito dello Stato, della politica, del Governo è quello di tracciare la cornice all'interno della quale queste piccole e medie imprese, le micro imprese, quelle che sono l'ossatura, veniva citato il dato europeo, il 99 per cento…L'Italia all'interno dell'Europa ha la sua specificità e mi riferisco esattamente alle botteghe artigianali, che oggi sono diventate piccole e medie imprese.

E allora per tutte queste ragioni, cari colleghi e care colleghe, Vice Ministro, lei avrà capito. Io, come dire, spero di aver interpretato al meglio la partecipazione, l'attenzione che il mio partito, come dire, ha consegnato rispetto a questo provvedimento; noi non siamo qui in una contrarietà frontale, siamo qui cercando di suggerire o di dirvi: attenzione, su questa cosa, probabilmente, si potrebbe fare in questa maniera, anziché in quest'altra. Tuttavia, per tutte le cose che ho appena detto in questo intervento, per l'eccesso di delega, per la sottovalutazione del provvedimento, per l'assenza di visione generale, come dire, è come se steste facendo una fotografia, ma avete perso il focus della foto. Diciamo che rischiate di consegnare a questo Paese l'ennesima fotografia sfocata perché probabilmente molte volte, nelle dinamiche anche comunicative della politica, avete, sì, individuato la luna, ma invece di focalizzarvi sulla luna, state concentrando la vostra attenzione, costantemente, ancora sul dito che indica la luna. E, per tutta questa serie di motivi, registrandolo, devo dirlo, da parte di tante colleghe e colleghi, debbo segnalarvi e consegnarvi il voto contrario del Partito Democratico.