A.C. 2679-bis-B
Signor Presidente, colleghi deputati, rappresentanti del Governo, rinnovo i ringraziamenti al presidente Boccia e ai relatori Guerra e Tancredi, al Governo e a tutti i colleghi per il lavoro compiuto, che ci permette di arrivare oggi all'approvazione conclusiva del disegno di legge di stabilità, sul quale dichiaro il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico.
Un partito che non ha un leader che è andato in Sicilia a fare la campagna elettorale dicendo che la mafia era solo al nord o che non ha parlato di mafia «nobile», come il leader del MoVimento 5 Stelle. Già l'essere qua, a pochi minuti dal voto, è un fatto politico, perché smentisce le affermazioni del capogruppo di Forza Italia, onorevole Brunetta, di pochi giorni fa, sui rischi di esercizio provvisorio, fosche previsioni soprattutto per il Paese, che puntualmente non si sono avverate, perché qui c’è una maggioranza che sostiene il Governo, la quale è pienamente consapevole della fase cruciale che sta attraversando il Paese e che sente tutta la responsabilità di essere puntuale agli appuntamenti decisivi e che non si può giocare con il fuoco.
Non c’è mai stato il rischio di esercizio provvisorio. Paventarlo, non è stato tanto n colpo alla maggioranza o al Governo, ma un cattivo servizio per l'immagine dell'Italia. A questo Paese i problemi non mancano, agitarne anche qualcuno inverosimile non fa bene a nessuno, non serve nemmeno all'opposizione.
Certo, nella fase finale del lavoro al Senato, soprattutto a causa del poco tempo a disposizione, che tra l'altro è l'ennesima dimostrazione di quanto una madre costituente come Nilde Iotti diceva già trent'anni fa, cioè della necessità di superare il bicameralismo perfetto cioè della necessità di superare il bicameralismo perfetto, su cui questa Camera ha già discusso e arriverà a decisioni importanti il prossimo mese.
Nella conclusione dei lavori del Senato, come dicevo, qualche inciampo c’è stato, però non ha riguardato la sostanza delle decisioni da assumere. A sentire qualche osservatore, soprattutto alcune valutazioni dell'opposizione, si potrebbe essere indotti a pensare che dal Senato sia uscito un testo che stravolge l'impianto proposto dal Governo e in contraddizione con il lavoro fatto qui alla Camera in prima lettura.
Nulla di tutto questo: l'impianto proposto dal Governo resta intatto e rafforzato dal lavoro del Senato, che ha affrontato quasi tutte le questioni con soluzioni tali da fare notevoli passi avanti, che questa Camera aveva demandato all'esame del Senato stesso. Qual è l'impianto proposto dal Governo ? Il taglio del cuneo fiscale; la riduzione per 18 miliardi delle tasse sul lavoro e le imprese; il collegamento della legge di stabilità con le riforme fiscali, del lavoro, della scuola, della giustizia e del Patto di stabilità interno superato per le regioni e fortemente allentato per gli enti locali. È un impianto che si collega alla nostra azione in Europa per affermare il principio della flessibilità nell'applicazione delle regole e l'esigenza di cambiare le politiche, indirizzandole alla crescita e al lavoro.
Ribadisco che i 18 miliardi di euro sono la somma tra bonus fiscali di 80 euro, riduzione dell'IRAP, espansione del regime forfetario per i lavoratori autonomi e sgravi contributivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato. E qui c’è uno dei primi riscontri di come ha funzionato la divisione del compito tra Camera e Senato. Mi riferisco all'IRAP. Nel sottolineare la positività dell'eliminazione del costo del lavoro a tempo indeterminato dalla base imponibile dell'IRAP, operazione che vale più di 5 miliardi, oltre agli sgravi contributivi, sempre per assunzioni a tempo indeterminato, cioè due operazioni che producono sia l'effetto della riduzione del cuneo fiscale che quello di fare costare il lavoro stabile meno di quello flessibile, si era evidenziato un problema per i lavoratori autonomi senza dipendenti, un milione 400 mila imprese: il ritorno all'aliquota pre decreto-legge 80 euro avrebbe determinato un aumento dell'IRAP.
C'era l'impegno del Governo a correggere al Senato e così è stato, non con l'aumento della franchigia ma con un apposito credito d'imposta. Questo argomento, spesso agitato sulle contraddizioni di un taglio senza precedenti dell'IRAP, non c’è più.
L'onorevole Simonetti ieri ne poneva un altro per le aziende con dipendenti solo a tempo determinato: non hanno la riduzione ed hanno l'aumento delle aliquote. È vero ma se si danno sgravi a tutti e non si incentiva il lavoro stabile è evidente che poi saremo sommersi dal lavoro precario che, non a caso, è stato l'effetto della legge Maroni, ma noi vogliamo fare uscire i giovani e il lavoro dalla precarietà.
Una manovra così ampia di riduzione delle tasse su lavoro e imprese e di finanziamento delle riforme è finanziata conspending review e riduzione di spese, con aumento di entrate sia sulle rendite finanziarie che con nuovi strumenti contro l'evasione fiscale e, infine, con l'aumento dell'indebitamento netto, rispetto alla legislazione vigente che passa dal 2,2 al 2,6 per cento. E qui c’è il tema delle regole e delle politiche europee dell'espansività della manovra. È espansiva rispetto alla legislazione vigente e certamente occorre forza politica per affermarla pienamente in sede europea come dimostra il parere della Commissione sul nostro documento programmatico di bilancio. Capisco che forze proponenti l'uscita dall'euro cerchino di usare impropriamente le osservazioni europee sia per proporre di superare l'Unione europea che per criticare il Governo sui risultati conseguiti in sede europea. È più difficile comprenderlo da parte di chi rientra nel campo di forze politiche che sostengono la Commissione Juncker o da chi vuole cambiare l'Europa. C’è un confronto-scontro vero in sede europea sia sulle politiche monetarie e sul ruolo della BCE che sulle politiche economiche e fiscali. Chi le vuole cambiare, a parole tutti in Italia, deve sostenere l'azione del Governo e non speculare su ogni momento, su ogni passaggio di questa battaglia.
Tornando più strettamente sulla legge di stabilità e sul testo che ci ha inviato il Senato, la parola che più frequentemente è risuonata in Commissione bilancio e in Aula da parte del MoVimento 5 Stelle, di Forza Italia e della Lega è: marchette. Ormai è un disco rotto, a forza di farlo suonare si rischia di scivolare su questioni molto delicate. Tra gli emendamenti non solo presentati ma anche segnalati e fatti votare dai Cinque Stelle c’è anche quello per sopprimere il comma con cui si destina un milione alla Fondazione Auschwitz-Birkenau per il mantenimento della struttura dell'ex campo di sterminio e quello per sopprimere il comma con cui si destinano 7 milioni ogni anno per finanziare le attività istituzionali del Comitato Paralimpico nazionale. Non basta vergognarsi, c’è proprio da andare a nascondersi ad aver fatto queste proposte! E Forza Italia non ha presentato neanche un emendamento per sopprimere nessuna marchetta: si vede che non ne ha individuate. Per la Lega invece si tratta di marchetta elettorale quando si stanziano 80 euro al mese per i lavoratori dipendenti con reddito tra 8 mila e 24 mila euro. Non si sono accorti che abbiamo reso strutturale quella norma e non si sono accorti che le elezioni ci saranno tra più di tre anni. Oppure si dice: si danno soldi solo ai terremotati del 1990 in Sicilia e non a quelli del terremoto 2012 in Emilia. Anche qua forse non vi siete accorti che per la Sicilia si tratta di un rimborso di quanto indebitamento versato su cui prima o poi c'era da pagare, mentre per l'Emilia, oltre a quanto già previsto in prima lettura a favore dei comuni altre esclusioni dal Patto di stabilità interno sono state decise in Senato, oltre a proroghe sui mutui degli enti locali e per l'IMU.
Si polemizza, poi, sulla mancanza di spending review e sulle clausole di salvaguardia, quando anche in questo passaggio al Senato si è superata una clausola di salvaguardia. L'impegno del Governo è chiaro: disinnescarle tutte e procedere sulla revisione della spesa, e quindi non vi saranno tasse in più per le norme di salvaguardia, non vi saranno aumenti dell'IVA.
Non è oggetto di questa legge di stabilità la local tax: è tema presente al Governo, che è intervenuto sulle aliquote massime della TASI; è tema che ha bisogno di elaborazione di una proposta con grande attenzione e di concertazione con i comuni, nonché di una discussione in sede parlamentare con i tempi giusti.
Quindi, meglio un provvedimento ad hoc. La legge di stabilità è stata migliorata alla Camera e al Senato per regioni ed enti locali, pur mantenendosi un taglio molto forte. La questione su cui occorre subito fare passi avanti è quella dell'attuazione della legge Delrio per le città metropolitane e per le province. Concludo, ricordando l'esigenza e il ruolo degli enti locali per quanto riguarda gli investimenti, su cui anche misure come quelle di Terna per far rifare investimenti sulla rete ferroviaria e quelle per quanto riguarda i fondi pensione sono E ricordo, infine, una questione su cui andare orgogliosi, e cioè – lo dico proprio per ultimo – che l'Italia sarà il primo Paese al mondo a fornire farmaci innovativi destinati alla cura dell'epatite C a chi ne ha più bisogno, e quindi un ulteriore esempio dell'alto livello di civiltà rappresentato dal nostro sistema sanitario. Per questa ragione, ribadisco il voto favorevole del Partito Democratico.