Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 1 Agosto, 2016
Nome: 
Andrea Romano

Grazie, Presidente. Se ogni crisi internazionale è diversa dalle altre c’è un elemento unificante che tiene insieme i tanti fronti di conflittualità di fronte ai quale ci troviamo in questo periodo; dalla Turchia alla Russia, dalla Libia all'Europa, dai flussi migratori all'offensiva jihadista, il tratto comune a tutti questi fenomeni pare uno solo: la crisi del multilateralismo, ovvero il crollo verticale della fiducia nella possibilità che istituzioni internazionali e sovranazionali possano essere gli strumenti giusti ed efficaci per governare il mondo e le sue crisi. L'incrinarsi della fiducia nelle istituzioni sovranazionali è mosso da un potente ritorno della sovranità o, meglio, di una forma specifica di sovranità, una forma angusta, ristretta e limitata. È una forma di sovranità, questa, che sembra rifiutare la possibile e necessaria integrazione tra i diversi interessi nazionali e l'unico interesse della comunità internazionale. Questa integrazione, difficile e complicata ma comunque possibile e necessaria, è stata la forma specifica attraverso la quale la comunità internazionale si è governata dopo la fine della guerra fredda. Per questo la crisi del multilateralismo preoccupa e ci preoccupa, perché rivela un pericoloso passo indietro rispetto alla direzione di marcia che la comunità internazionale sta percorrendo da quasi trent'anni. Da questo punto di vista chi dice che non possiamo tornare indietro non dice tutta la verità, perché la comunità internazionale non va in una sola direzione e, tra l'altro, è già accaduto in passato e potrebbe accadere nuovamente un ritorno indietro; penso all'inizio del Novecento, quando vi era una specie di globalizzazione, anche se era chiamata in altro modo, e di fronte a questo scenario la crisi delle istituzioni multilaterali dell'epoca, insieme al trionfo dei nazionalismi che avremmo chiamato oggi «sovranisti», portò, come sappiamo, ad un conflitto che fu dapprima politico e poi militare, per l'appunto, tra nazionalismi diversi. 
Quindi, noi sappiamo già dove può portare il conflitto tra nazionalismi non governati e per questo abbiamo il dovere di interrogarci sulle ragioni di questa crisi, così come abbiamo il dovere di indicare come unica via d'uscita un rilancio concreto del multilateralismo, un rilancio politico e dunque realistico e non solo retorico delle forme attraverso le quali i diversi interessi nazionali possono convivere e cooperare. Nel fare questo e, quindi, nel rilanciare il multilateralismo, teniamo fede anche alla visione fondamentale che i nostri padri costituenti definirono come base della politica estera della nostra Repubblica, una visione che nasceva, allora, dalla consapevolezza delle catastrofi nate dal conflitto per l'appunto tra nazionalismi e dall'urgenza di guardare al futuro con occhi diversi da quelli che avevano retto gli equilibri europei e mondiali nella prima metà del Novecento o, meglio, che non avevano retto quegli equilibri, tanto da provocare due catastrofiche guerre mondiali. Quella visione dei nostri padri costituenti, così lungimirante, è quella che attraversa l'articolo 11 della nostra Costituzione, un articolo – e lo dico attraverso di lei, Presidente, specificatamente ai colleghi del MoVimento 5 Stelle – che soprattutto in quest'Aula dobbiamo sempre ricordare nella sua interezza, resistendo alla tentazione di citarne solo una parte, perché quell'articolo è strutturato su tre parti armoniche e d'insieme che, nella loro complessità, compongono uno straordinario quadro di valorizzazione del multilateralismo: il ripudio della guerra certamente come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma anche il consenso a limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri pace e giustizia tra le nazioni e, infine, la promozione del multilateralismo sotto forma delle organizzazioni internazionali rivolte a pace e giustizia. 
L'interesse nazionale italiano è dentro questa rappresentazione multilaterale, che fu dei nostri padri costituenti, e noi per questo siamo e restiamo una nazione consapevole che solo svolgendo fino in fondo il proprio ruolo dentro alle istituzioni internazionali, di cui siamo parte, si può promuovere il nostro interesse nazionale e, quindi, il benessere dei nostri cittadini e la speranza di un futuro migliore per le future generazioni. È un'idea forte e insieme realistica dell'interesse nazionale italiano, un'idea che anima e promuove la nostra azione dentro l'Unione europea, perché finalmente essa comprenda che solo tornando ad occuparsi dei bisogni dei cittadini potrà essere superata la gravissima crisi in cui è precipitata. Ed è un'idea, questa, legata alla realtà di quello che ci circonda, perché coloro che parlano di ritorno alla sovranità nazionale, di uscita dall'euro o dall'Unione europea, che poi è la stessa cosa, non dicono tutta la verità agli italiani, perché se dicessero tutta la verità ai nostri cittadini allora dovrebbero aggiungere che fuori dall'Europa o fuori dalla moneta unica non c’è maggiore benessere, non c’è maggiore giustizia, non c’è maggiore futuro, ma tutto il contrario del benessere, della giustizia e del futuro. 
Multilateralismo, interessi nazionali e realismo politico sono le basi con cui il Partito Democratico guarda alle molte crisi che scuotono la comunità internazionale e insieme sostiene l'azione di un Governo che si sta muovendo nella giusta direzione per affrontarle. Pensiamo al terrorismo e alle comunità musulmane del nostro Paese, perché su questi due punti la necessità di rilanciare il multilateralismo si concretizza in due direzioni: da una parte, il piano militare e di sicurezza, dove l'Italia è impegnata a svolgere il proprio compito come Paese membro dell'ampia coalizione militare costituita contro Daesh, dentro la quale lavoriamo per l'addestramento dei soldati iracheni e per il coordinamento del gruppo internazionale di contrasto dell'attività di finanziamento di Daesh. È una coalizione, questa, che coinvolge anche numerosi Paesi arabi e che sta conseguendo importanti successi sul terreno, ma che richiede di essere ulteriormente rafforzata. L'altro capo del nostro approccio multilaterale alla lotta contro il terrorismo è la necessità di un coinvolgimento delle comunità musulmane e dei Paesi islamici e un impegno sul piano sociale e culturale insieme alla spinta da promuovere verso le comunità musulmane affinché non solo si esprimano in modo netto contro il terrorismo e si adoperino attivamente e pubblicamente per un contrasto alla radicalizzazione, isolando e denunciando i fiancheggiatori del terrorismo presenti al proprio interno, ma, per citare le parole recenti del rettore di al-Azhar, «contrappongono, queste comunità, ad esso – ovvero al jihadismo – un'interpretazione pacifica dell'Islam». 
Per quanto riguarda poi le migrazioni, cioè il fenomeno migratorio che così prepotentemente agita – e legittimamente – le nostre opinioni pubbliche e il nostro Paese, faccio presente che ilMigration Compact è il risultato più avanzato proprio in termini di multilateralismo a cui l'Italia ha contribuito in sede europea per la gestione comune del fenomeno migratorio. Proprio perché siamo convinti della falsità della propaganda sovranista, che alimenta le paure degli italiani invece di contrapporre a queste paure risposte politiche concrete, proprio per questo noi crediamo che la fantomatica chiusura delle frontiere porterebbe con sé non tanto la soluzione al problema ma l'esatto contrario, come ci dicono alcune recenti esperienze a cui, tra l'altro, stiamo assistendo a pochi chilometri dalle nostre frontiere. E proprio per questo ci siamo impegnati in chiave europea non solo affinché i Paesi membri dell'Unione si assumano fino in fondo il peso di una condivisione di oneri e responsabilità, ma stiamo lavorando e stiamo investendo affinché l'Unione europea addotti, con il Migration Compact, una strategia operativa ed efficace per accordi di cooperazione rafforzata e di partenariato con i Paesi terzi e con i Paesi africani, in particolare con quelli di origine e di maggiore transito di flussi migratori e di rifugiati. Il nostro auspicio in quest'Aula è che quelle forze politiche che condiscono la falsa retorica della chiusura delle frontiere con gli slogan dell'aiutiamoli a casa loro comprendano che proprio il Migration Compact ha esattamente lo scopo che loro a parole intenderebbero perseguire, ovvero focalizzare la cooperazione europea e internazionale su quei Paesi africani dai quali originano i maggiori flussi migratori. 
Concludo, Presidente, con un riferimento a due Paesi coinvolti in due recenti crisi internazionale a cui stiamo assistendo, ovvero la Turchia e la Russia, Paesi diversi naturalmente, spesso storicamente e anche recentemente in conflitto tra di loro, ma entrambi questi Paesi pervasi da una nuova ondata sovranista che rischia di travolgere sia i passi in avanti fatti da questi due Paesi negli standard dello Stato di diritto sia la loro integrazione nella comunità internazionale, con conseguenze gravi sia sul livello democratico dei due Paesi sia sulla stabilità della comunità internazionale. Nel caso turco la nostra chiara condanna del golpe, del tentativo di golpe militare in Turchia, espressa dall'Italia e da tutta l'Europa, non può impedire un giudizio fermo e coerente di non disponibilità a giustificare vendette, epurazioni, violazioni dello Stato di diritto o limitazioni degli spazi democratici, ovvero tutte azioni incompatibili con il rispetto dei diritti umani e con i pilastri della civiltà giuridica europea che la Turchia, tra l'altro, si era impegnata a rispettare con la firma della CEDU. Tali azioni repressive indiscriminate, a cui abbiamo assistito in questi ultimi giorni, rischiano, tra l'altro, di peggiorare il contesto democratico del Paese e, in prospettiva, di comprometterne la stabilità e insieme di pregiudicare indefinitivamente le prospettive della sua adesione all'Unione europea. Non è in alcun modo accettabile, quindi, l'adozione di quelle misure repressive messe in atto in queste ultime settimane dal Governo turco che, ben oltre i responsabili reali o presunti del tentativo di golpe, hanno colpito decine di migliaia di giudici, giornalisti, docenti e avvocati, responsabili unicamente di essere sospettati di scarsa lealtà verso il partito al potere. Tutto questo va ribadito, pur tenendo in considerazione i danni provocati dalla incoerente ed intermittente politica di alcuni Stati membri dell'Unione europea nei confronti del processo di adesione della Turchia all'Unione. 
Nel caso della Russia, infine, l'obiettivo italiano è sempre stato e rimane quello del ripristino di normali relazioni economiche e commerciali tra il nostro Paese e la Russia. È un obiettivo, questo, che deve partire dal rispetto degli Accordi di Minsk e, dunque, dalla vigilanza internazionale sul rispetto, da parte russa, dell'intangibilità di confini nazionali di Paesi limitrofi e, insieme, dalla rassicurazione alla superpotenza russa che non esiste alcuna minaccia alla sua sicurezza, tanto meno da parte europea, e quella sulla sicurezza sarà tanto più forte quanto più deciso sarà l'investimento politico di potenza che ha retto il pianeta sul filo del conflitto globale nei decenni della Guerra fredda. 
Quel periodo è finito, è finito per sempre, e la storica insicurezza russa deve resistere, anche con il nostro aiuto, alla tentazione di trasformare la percezione di un accerchiamento in una deriva aggressiva e revisionistica dei conflitti internazionali. Anche su questo, come sempre è accaduto nei confronti di Mosca, l'Italia è pronta a giocare fino in fondo il proprio ruolo di interlocutore sensibile verso le preoccupazioni di sicurezza della Russia.