Discussione generale
Data: 
Lunedì, 19 Gennaio, 2026
Nome: 
Claudio Michele Stefanazzi

A.C. 2761

 

Grazie, signora Presidente. Sottosegretaria, prima di ogni altra considerazione è necessario ricordare l'ennesima vittima di questa fabbrica. Come sapete, è un ragazzo di 47 anni, Claudio Salamida, che lascia un figlio di 3 anni e una moglie. La tragedia di Claudio è la stessa, purtroppo, di decine di altri operai che hanno perso la vita in questi anni, che sono drammi familiari, evidentemente, ma che hanno anche un riverbero sulla comunità, soprattutto su quella tarantina; una comunità - questo dobbiamo dirlo in maniera chiara - a cui la politica, in questi anni, non è riuscita a dare né risposte, né rassicurazioni. Quella che si respira oggi a Taranto è l'aria di un ennesimo, disperato, lutto, e a Taranto, come in tutte le altre città, le altre comunità su cui insiste Ilva, si vive uno stato di perenne sospensione.

Come ho detto prima, la responsabilità politica di questo stato è evidentemente risalente nel tempo, ma è indubbio che il Governo Meloni sia riuscito, in questi 3 anni e poco più, in una impresa al limite dell'impossibile: di fatto, cancellare qualsiasi futuro per l'ex Ilva. La fabbrica è un presidio fondamentale per il nostro Paese, e su questo credo che siamo tutti d'accordo, eppure cade a pezzi. Nel corso di questa legislatura sono stati adottati una decina di provvedimenti emergenziali, 4 solo nel 2025, che non hanno risolto nulla, se non garantire una continuità produttiva a fronte del fatto che quella aziendale, come è noto, ce la siamo giocata ormai da tempo, senza incidere sulle questioni relative alla sicurezza ambientale, sanitaria, occupazionale e umana.

E nonostante Ilva sia, nell'accezione di qualunque gruppo politico, considerata fondamentale per la storia e il futuro del nostro Paese, la Presidente del Consiglio è riuscita in questi anni a tenere un atteggiamento di assoluta assenza dal dibattito relativo a Ilva; un silenzio che potremmo definire tombale, che, invece, avremmo a volte voluto ascoltare dal Ministro Urso, il quale, in questi anni, ci ha deliziato con tutta una serie di considerazioni e dichiarazioni spesso incredibilmente contraddittorie fra loro.

Oggi le comunità coinvolte nel dramma Ilva ricevono l'ennesima promessa. La gara per la cessione, la sbandieratissima gara per la cessione, su cui il Ministro Fitto prima e il Ministro Urso poi hanno lavorato, è stata talmente fallimentare che, come è noto, il gruppo che la intende rilevare se l'è cavata con un'offerta simbolica di un euro. E questo andrebbe persino bene, salvo che, come sempre succede con il Governo Meloni e con la vicenda Ilva, tutto appare circondato da un alone di assoluto mistero.

C'è un'incertezza assoluta sugli investimenti e sulla prospettiva che servirebbe a rendere Ilva quello che dovrebbe essere, e cioè una fabbrica, un'industria strategica, capace di produrre senza ammazzare le persone. Eppure il Partito Democratico, nell'interesse delle comunità coinvolte, nell'interesse del Paese, nell'interesse degli operai e nell'interesse dei vari indotti produttivi, continua ancora a credere e ad avere speranza che Ilva possa diventare, finalmente, un capitolo positivo di questo Paese.

Vogliamo immaginare che questo maledetto incubo possa finalmente chiudersi per aprire un capitolo nuovo nella storia della maledetta fabbrica, e continuiamo ad avere un atteggiamento propositivo. E questo atteggiamento si è tradotto, durante l'esame del provvedimento, in decine di proposte, emendamenti che abbiamo elaborato sempre nel merito, entrando in ogni singola questione, che però, come accade nella prassi del Governo Meloni, sono stati completamente respinti o forse, peggio ancora, nemmeno presi in considerazione.

Abbiamo chiesto, in spirito di assoluta collaborazione, che lo Stato ponesse alcune condizioni alla vendita del complesso, in modo da avere delle garanzie indispensabili perché il passato non si ripeta, ed è proprio sul passato che vorrei soffermarmi brevemente. Quando abbiamo appreso della notizia dell'azione nei confronti di Mittal, non nascondo che almeno io ho dovuto frenare la tentazione di uscire per dire: ve lo avevamo detto. Perché sono anni che i pugliesi provano a spiegare al Paese e ai vari Governi che si sono succeduti una cosa, direi, ovvia, banale.

Primo, Mittal ha gestito Ilva solo con l'intento di chiuderla, di sbarazzarsi del suo principale competitor e di accaparrarsi la maggior parte delle quote acciaio che, con la chiusura di Ilva, sarebbero state rimesse in circolo in Europa. E questa ovvietà è stata ripetuta da tanti, compreso il sottoscritto, in questi anni, varie volte. Se quest'Aula contasse ancora qualcosa, signora Sottosegretario, se i parlamentari avessero ancora un ruolo in questo Paese e non fossero costretti a farle perdere il tempo, come questa mattina, il Governo non avrebbe potuto voltarsi dall'altra parte davanti a un'affermazione circostanziata e, mi permetta di dire, ovvia.

Quindi, va benissimo l'azione nei confronti di Mittal, ma questa azione non cancella le gravissime responsabilità che il Governo Meloni ha maturato in questi anni. Mai più, quindi, una ArcelorMittal Taranto, mai più soggetti indifferenti ai destini della fabbrica e al futuro della siderurgia italiana, perché poi, guardi, alla fine è questo il tema: noi non stiamo difendendo soltanto una comunità o una storia, stiamo difendendo un asset strategico di questo Paese, e questo problema credo che debba essere condiviso da maggioranza e opposizione. Mai più indifferenza rispetto alla salute di chi lavora e di chi ci vive intorno.

Per questa ragione, tra i tanti emendamenti che abbiamo presentato, cercavamo di stringere le maglie del rapporto con il potenziale acquirente, avendo garanzie vere sul rilancio industriale, che non ci sono; garanzie vere sulla bonifica ambientale, che non ci sono; garanzie vere sul mantenimento dei livelli occupazionali e della sicurezza degli impianti, che non ci sono. Soprattutto, garanzie sul processo di decarbonizzazione, perché l'unico modo per non prenderci in giro e per sperare che Ilva torni ad essere un asset produttivo è che, finalmente, si vari e si completi il processo di decarbonizzazione.

Direi il minimo sindacale come richieste, per evitare che questo percorso, che stiamo per intraprendere, si concluda con l'ennesimo fallimento. Però nessuna di queste richieste è stata, come ho detto, minimamente accolta o esaminata dalla maggioranza e dal Governo. E ancora una volta, quindi, ci consentirete che il dubbio che il Governo stia navigando a vista, come ha fatto in questi anni, intorno al caso Ilva, viene a galla. E dall'altra parte - mi consenta questa parentesi - la cosa non ci sorprende nemmeno più di tanto, considerando che veramente non vi riesce di azzeccarne una sul fronte delle attività produttive e dello sviluppo industriale.

Io non vorrei ripetere una cosa che è stata detta tante volte, però davvero, in un Paese normale, un Governo che, per 30 mesi su 36, assiste al calo della produzione sarebbe andato a casa, perché non è possibile, è incredibile che non si riesca, in una congiuntura internazionale che non è nemmeno così drammatica, guerre a parte, perché il resto delle economie, comunque, riesce a crescere, l'attività produttiva nel resto d'Europa e del mondo comunque cresce, mentre noi non riusciamo ad uscire da questo loop, ed è una cosa che lascia senza parole.

Questo decreto, tornando al decreto, come ho detto, quindi, non ha alcun contenuto di novità rispetto ai precedenti provvedimenti: l'ennesimo prestito ponte, che serve solo a mantenere a galla la fabbrica nell'ipotesi in cui non dovesse arrivare la cessione; proroga di breve periodo delle misure di sostegno al reddito per migliaia di dipendenti; una somma veramente irrisoria stanziata per l'indotto. Qui apro un'ulteriore parentesi: quello dell'indotto è un dramma nel dramma, di cui il Governo continua a non occuparsi.

L'attenzione si rivolge a Ilva, quel poco di attenzione raffazzonata che si è rivolta a Ilva, e si continua ad ignorare il fatto che, in questi anni, grazie a questo atteggiamento assolutamente inefficiente da parte del Governo, il sistema imprenditoriale che gravava intorno a Ilva, lentamente, ma inesorabilmente, si è spento, si sta spegnendo. Pochi sono stati gli imprenditori che hanno avuto la capacità di diversificare, di individuare nuovi committenti o, in alcuni casi, di modificare gli asset produttivi e andare in altri settori. Pochi, la maggior parte è ancora ancorata in un'area geografica, signora Sottosegretaria, in cui - non so se lo sa - ricorrere all'impiego bancario è sostanzialmente impossibile.

Quindi, in un'area che già è svantaggiata sotto il profilo finanziario in maniera generalizzata, queste imprese sono state letteralmente abbandonate a loro stesse in questi anni, sono state costrette a umiliarsi per chiedere di essere ascoltate dal Governo e, come ho detto, la conseguenza è stata che molte di queste imprese sono, letteralmente, scomparse. Manca, ancora una volta, un quadro di - non dico di lungo periodo, ci mancherebbe - ma anche di medio periodo, qualcosa in più di una cassa integrazione prorogata di anno in anno per i dipendenti dell'acciaieria, qualcosa in più dell'avanzamento lento, in maniera esasperante delle bonifiche; perché anche il tema delle bonifiche - io posso anche ammettere che il Governo possa avere avuto difficoltà oggettive nel risolvere la questione industriale, ma vivaddio - le bonifiche sono un segnale della presenza dello Stato, sono un modo attraverso il quale lo Stato dà il segno che a Taranto qualcosa lo vuole fare e, invece, voi che avete fatto? Avete sottratto risorse a chi ha la possibilità, avrebbe la possibilità, di partire con un'attività di bonifica vera. Allora, quantomeno, cominciate a rimettere i soldi che avete tolto. Immaginate, per Taranto, un futuro che, nel frattempo in cui capiamo che cosa succederà all'industria, serva quantomeno a dire ai tarantini: stiamo intervenendo sul dramma ambientale. Perché, guardi, anche ammesso che noi riuscissimo ad invertire il trend grazie al nuovo acquirente, le garantisco che i danni fatti, che sono tutti nel processo che è in corso, stanno lì e in qualche modo bisogna iniziare a intervenire in maniera sostanziale; peraltro, se si intervenisse con una idea programmatica, a Taranto si potrebbe sviluppare, potrebbe nascere, un'industria delle bonifiche che potrebbe essere utile a questo Paese per sviluppare un'ulteriore know-how da esportare. E, poi, c'è una cosa inquietante - veramente da pugliese lo dico con grande preoccupazione - ossia il silenzio assoluto sul tema sanitario. Sono anni che chiediamo nuove valutazioni sul rischio che corrono i cittadini di Taranto.

Gli studi, ormai direi in maniera univoca, e non sono solo studi nazionali, sono studi anche internazionali, uno è stato condotto dalla Harvard Medical School sui bambini, sulle placente dei bambini: gli studi dicono, chiaramente, che il nesso causale fra la presenza della fabbrica e l'incidenza, più che proporzionale, di alcune malattie sulla vita di bambini e adulti a Taranto è dimostrato. E, di fronte, a questi timori, a queste malattie accertate, alle morti premature, il Governo non ha fatto nulla. Anzi, peggio, ha voltato la testa dall'altra parte e ha preferito operare forzature sugli organi di presidio a tutela della salute pubblica affinché certi limiti potessero essere superati e affinché alcune violazioni potessero essere taciute; perché solo in questo modo era possibile affrontare una gara. Solo forzando il dato sanitario era possibile convincere qualcuno a venire a Taranto ad investire. La cosa ancora più grave è che il Governo sta sabotando, e lo dico con cognizione di causa, gli sforzi che la regione Puglia sta facendo nel campo della ricerca e della cura.

Chiedo una cosa, suo tramite Sottosegretario, e spero che possa inoltrarla al Ministro della Salute e al Ministro dell'Economia, perché state bloccando la qualificazione degli ospedali di Lecce e di Taranto, cioè quelli che presidiano l'area ionico-salentina, che è stata massacrata dai fumi di Ilva, perché state bloccando la nascita dei due policlinici universitari? Perché in questo modo state mettendo in discussione la possibilità che le facoltà di Medicina di Taranto e di Lecce, ancora una volta dell'arco ionico-salentino funestato dai fumi dei Ilva, grazie ai venti prevalenti, possano dover cessare l'attività per mancanza di policlinici universitari? Ora è necessario vigilare perché questa fase così delicata, questo passaggio, non si chiuda con l'ennesima debacle.

Io, insomma, vedo il Governo, il Ministro Urso, fiducioso e questa cosa mi preoccupa; mi preoccupa soprattutto perché da economista di serie C ricordo a me stesso che il fondo con cui stiamo trattando è un fondo di investimento, quindi è un fondo che si muove con intenti speculativi. Mi chiedo che cosa ci sia, quale sia la prospettiva finanziaria, di una azienda che, in questo momento, non è assolutamente interessante per un soggetto che non abbia un know-how industriale. Quindi, mi chiedo, se dietro la proposta di Flacks, non ci sia una fregatura o, ancora una volta, non sia un modo per gettare fumo negli occhi agli italiani, con una proposta che però rischia di non avere, per oggettivi limiti, la possibilità di andare avanti. Per questo vi chiedo, per una volta, su questo passaggio delicato: siate trasparenti, venite in Parlamento, informateci. Non rivediamo i balletti degli anni tra Fitto e Mittal, in cui si facevano accordi segreti - su che cosa non si è mai capito -. È un momento che va condiviso. Venite in Parlamento, informateci su come evolve la situazione delle trattative e come, il possibile acquirente, intende affrontare il tema industriale. Perché questo oggi è assolutamente ignoto.

Non è possibile, non è più il tempo di ipotecare il futuro della siderurgia italiana e i destini delle comunità vicine a Ilva per incapacità o, non so, menefreghismo. La storia, fino ad oggi, ci dice che tutti i vostri annunci sono rimasti assolutamente lettera morta. Tutte le promesse che, non molto tempo fa - io ero presente a quell'incontro - appena pochi mesi fa a luglio il Ministro Urso ha fatto al Ministero, alle comunità locali, si sono dissolte come neve al sole.

In questi anni, in questi tre anni, voi non avete gestito la crisi Ilva, l'avete semplicemente rincorsa. Adesso non è più possibile, siamo oltre il tempo limite che ci è consentito da questa vicenda. Per Taranto, per i tarantini e per tutte le comunità italiane che sono interessate dalla vicenda Ilva, ci auguriamo che la cessione degli stabilimenti, non solo che avvenga evidentemente, e nelle more che questo succeda, Sottosegretario, vi prego di continuare a valutare la possibilità che lo Stato rimanga nell'orbita dell'operazione Ilva; e che, attraverso la permanenza, consenta di seguire più da vicino, con un interesse diretto, i passi futuri che verranno compiuti da chi comprerà. Perché questo è il momento di imprimere una svolta ad una storia che, fino ad adesso, avete gestito in maniera tremenda.