Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 21 Marzo, 2016
Nome: 
Silvia Fregolent

A.C. 3606-A

Grazie signora Presidente. Il decreto-legge n. 18 del 2016 si inserisce nell'ampio disegno del Governo finalizzato alla ristrutturazione e all'innovazione della normativa italiana concernente l'intero sistema bancario, con l'obiettivo di rafforzarlo, renderlo più resistente agli shock e mettere gli istituti nelle condizioni di finanziare adeguatamente l'economia reale per sostenere la crescita. Dopo la trasformazione delle maggiori banche popolari in società per azioni, l'autoriforma delle fondazioni di origine bancaria, la semplificazione delle procedure di recupero crediti e delle procedure di insolvenza per ridurre i tempi, l'adeguamento allo standard europeo del trattamento fiscale e delle svalutazioni, con la riforma delle BCC, di cui si è a lungo dibattuto negli ultimi anni, si aggiunge un ulteriore tassello. Il provvedimento al nostro esame introduce nell'ordinamento gli strumenti necessari per il rafforzamento e il consolidamento del sistema del credito cooperativo, considerata la sua attuale fragilità, che permetteranno di rispettare gli elevati standard patrimoniali e di governance richiesti dal quadro normativo e di reggere le sfide del nuovo contesto regolamentare e di supervisione. La disciplina approvata preserva le finalità mutualistiche confermando il valore del modello cooperativo per il sistema bancario nazionale e le modifiche apportate al testo costituiscono il frutto di una riflessione approfondita sulle proposte emendative presentate da tutti i gruppi politici. Il nodo centrale della riforma, come detto, consiste nell'obbligo per le BCC di aderire ad un gruppo bancario cooperativo che abbia come capogruppo una società per azioni, Spa, con un patrimonio non inferiore a un miliardo di euro. La società capogruppo svolge attività di direzione e di coordinamento sulle BCC in base ad accordi contrattuali chiamati contatti di coesione che disciplinano i poteri della capogruppo. Alla luce del dibattito sorto attorno alla cosiddetta way out, il lavoro della Commissione e del Governo si è incentrato sulla necessità di contemperare il vincolo di adesione al gruppo bancario cooperativo con la possibilità per le banche di credito cooperativo di scegliere una strada alternativa per il proseguimento della propria attività bancaria rimanendo comunque nella prospettiva su cui si incentra la riforma delle BCC, contenuta nel decreto-legge, del consolidamento del sistema bancario cooperativo attraverso la costituzione di uno o più grandi gruppi bancari cooperativi. Il confronto ha consentito di pervenire ad una soluzione positiva e condivisa secondo la quale l'obbligo di devoluzione del patrimonio, da applicarsi nei casi di fusione e trasformazione delle BCC che hanno optato per il recesso o che sono state escluse dal gruppo bancario cooperativo, non si produce per le BCC che presentino, entro sessanta giorni, istanza di conferimento delle proprie aziende bancarie a una Spa autorizzata all'esercizio dell'attività bancaria e versino allo Stato un importo pari al 20 per cento del proprio patrimonio netto. Al fine di rafforzare il principio mutualistico nell'ambito delle attività della cooperativa conferente, questa mantiene le riserve indivisibili al netto del versamento effettuato allo Stato e sarà obbligata a proseguire le proprie attività mantenendo finalità mutualistiche. La sua attività è volta inoltre ad assicurare ai soci servizi funzionali al mantenimento del rapporto con la Spa conferitaria di formazione e informazione sui temi del risparmio e di promozione di programmi di assistenza e sarà oggetto di costanti verifiche. In tal modo, si concilieranno gli obiettivi di libertà di scelta con quelli di rafforzamento e modernizzazione del sistema bancario e a mutualità prevalente nel pieno rispetto all'articolo 45, primo comma, della Costituzione che tutela la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata, attribuendo alla legge il compito di promuovere e favorirne l'incremento con i mezzi più idonei ed assicurandone il carattere e le finalità. Anche se la questione della definizione della way out è stata quella più nota, durante l'esame della Commissione sono state apportate ulteriori e significative modifiche rispetto al testo originario del provvedimento. Ne ricordo qualcuna, come hanno già fatto alcuni colleghi: la possibilità di costituire sottogruppi territoriali; la facoltà di dar vita ad autonomi gruppi nelle province autonome di Trento e di Bolzano; la ripartizione delle competenze tra MEF e Banca d'Italia per l'emanazione della normativa secondaria; la previsione di un fondo temporaneo delle BCC per supportare la banca nel periodo di transizione. 
Ma veniamo ad alcuni elementi di polemica. Grazie a un emendamento del PD, come ha ricordato il mio collega Lodolini prima, votato positivamente da tutti i gruppi politici di maggioranza e di opposizione, con la sola astensione del MoVimento 5 Stelle, è stata definitivamente risolta e chiarita la disciplina dell'anatocismo, ossia la contabilizzazione degli interessi sugli interessi per conti correnti, conti di pagamento e sui finanziamenti a valere sulle carte di credito, stabilendo che la maturazione degli interessi non potrà essere inferiore ad un anno, escludendo la pratica trimestrale, che gli interessi debitori a carico del cliente saranno esigibili dopo sessanta giorni e non più immediatamente, mentre gli interessi creditori, quelli a favore del correntista, saranno immediatamente disponibili. Si tratta di un passo in avanti notevole e una norma che rende più agevole l'attuazione del divieto di anatocismo ponendo fine alla scarsa chiarezza e limitando, quindi, il contenzioso legale. Si è così definita una disciplina primaria chiara, inequivoca e coerente con gli ordinamenti dei principali Paesi europei che garantisca la certezza del diritto nei rapporti di credito, assicurando comunque al cliente le necessarie tutele nelle relazioni bancarie. Tutela e rilancio del credito sono le finalità che stanno guidando l'azione di questo Governo e di questa maggioranza. A chi per ragioni di propaganda e di demagogia ci accusa di fare gli interessi delle banche o a chi anche in quest'Aula questa mattina cerca di giustificare la propria ventennale inoperatività in materia, vorrei ricordare che favorire la stabilità finanziaria e la solidità del sistema bancario significa soprattutto favorire la possibilità che esso possa assolvere alla sua principale funzione: soddisfare i bisogni dell'economia, trasmettendo credito alle imprese e ai cittadini. L'Italia è uno dei Paesi occidentali con i maggiori tassi di propensione al risparmio e un elevato stock di ricchezza ed è, pertanto, necessario cercare di indirizzare almeno una parte della ricchezza delle famiglie italiane verso lo sviluppo del Paese. In questo senso, andava anche una mia proposta emendativa finalizzata ad introdurre il Fondo di investimento alternativo per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, il FIA di sviluppo, canalizzando i risparmi degli italiani verso le piccole e medie imprese. Mi rendo conto che la complessità delle questioni affrontate durante l'esame del decreto e la ristrettezza dei tempi non hanno purtroppo consentito di affrontare la questione in questa sede, ma auspico che ce ne sia presto la possibilità per aggiungere un'ulteriore misura per il rilancio dello sviluppo del sistema economico e imprenditoriale. 
Ringrazio anch'io il relatore, il Governo e il gruppo del Partito Democratico, tutte le forze di opposizione e di maggioranza che hanno voluto impegnarsi nel migliorare il testo iniziale e lascio alle solite polemiche le persone che evidentemente non hanno analizzato bene com’è arrivato il provvedimento e com’è arrivato alla conclusione. Penso che il lavoro fatto da parte di tutti sia stato veramente eccellente.