Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 24 Settembre, 2025
Nome: 
Ilenia Malavasi

A.C. 2586

 

Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, Sottosegretario Gemmato, ancora oggi abbiamo l'opportunità di discutere di sanità pubblica con questo disegno di legge di conversione di un decreto-legge che prevede, da un lato, il commissariamento di Agenas, dall'altro, il finanziamento dell'Ospedale Bambino Gesù.

Abbiamo superato ormai i 100 decreti, siamo oltre il quarantesimo decreto, che, oltre per l'urgenza - che, in realtà, non ravvisiamo -, propone un commissariamento. Oggi, sono andata sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri per capire quali fossero le nomine dei commissari straordinari. Abbiamo raggiunto il numero di 65. Abbiamo commissari per ogni cosa e per ogni dove, quasi tre commissari in media per ogni regione: per infrastrutture, per bonifiche, per edilizia penitenziaria, per sismi, viadotti, varianti, ospedali, olimpiadi, autostrade, di tutto e di più.

Mi sono chiesta se davvero siamo un Paese così in emergenza o se, invece, questa scelta non nasconda, oltre ad improvvisazione e mancanza di programmazione, un desiderio di controllo, di accentramento di potere nelle mani della Presidente del Consiglio. È un dubbio lecito, perché, con i commissariamenti, in realtà, la Presidente Meloni commissaria un po' tutti: i Ministri, le regioni, gli enti locali, gli enti di governo territoriale, senza alcun rispetto per il territorio, senza alcuna sinergia, mettendo in atto molto bene con grande chiarezza cosa intende per premierato: un controllo forte e decisioni centralizzate su ogni cosa, dopo avere illuso sicuramente la Lega con l'autonomia differenziata. Il caso di Agenas non fa eccezione. Bisogna ammettere che qui il Governo ha avuto un'altra idea geniale. Invece di dare stabilità e prospettiva a un'agenzia strategica, ad uno strumento di governance per la sanità e il nostro Servizio sanitario nazionale, il Governo sceglie la via più semplice, più comoda, ma forse anche più miope: il commissariamento, il sessantacinquesimo del Governo Meloni.

È la prova che la maggioranza non ha saputo o non ha voluto attivare procedure ordinarie per restituire all'Agenzia una governance legittima, stabile, capace di affrontare con autorevolezza le sfide di un sistema sanitario nazionale certamente in difficoltà. Il tempo per fare una nomina ordinaria e condivisa c'è stato, visto che il presidente Mantoan si è dimesso a dicembre 2024. Sono passati mesi interminabili, durante i quali il Governo è rimasto immobile, paralizzato, incapace di ricostruire il vertice di un'agenzia che rappresenta uno strumento fondamentale dell'architettura sanitaria del nostro Paese.

Non ci risulta che il Ministro abbia davvero portato all'attenzione delle regioni nomi per questo ruolo - all'attenzione della Conferenza - e non ci risulta che sia stata cercata un'intesa, con un lavoro di ricerca, di mediazione e di sintesi, che la buona politica deve saper fare, in una prassi consolidata, in cui il direttore viene proposto dal Ministro e il presidente dalle regioni.

Non possiamo accettare questo commissariamento, crediamo che sia una scelta miope e sbagliata, che sa di provvisorietà, di improvvisazione, di incapacità di programmare. Ma, purtroppo, pensiamo ancora di peggio. Pensiamo che commissariare stia diventando un modus vivendi, un modo di governare per soddisfare mania di potere e di controllo, in primis della Presidente. È lo stesso copione che conosciamo da tempo: si accentra tutto su Roma, si commissaria, si decide in poche stanze e poi, quando emergono i problemi, la colpa è sempre degli altri. In questo caso, la colpa sarà delle regioni.

Agenas però un'agenzia importante e, poiché chi rischia di rimetterci sono sempre i cittadini, non ci siamo girati in modo pregiudiziale dall'altra parte, ma abbiamo proposto emendamenti di buonsenso, per limitare il periodo di commissariamento, per evitare la proroga, per prevedere l'aspettativa per chi assume l'incarico di commissario, per evitare una duplicazione degli incarichi, per evitare che ci siano cumuli di cariche e di ruoli, per chiedere più trasparenza, per evitare conflitti di interesse, visto che parliamo di un commissario, di un super-commissario con pieni poteri di amministrazione sia ordinaria che straordinaria, che riassume in sé il ruolo del presidente, del direttore, del consiglio di amministrazione, senza nessun elemento e organo di garanzia.

Ogni nostro sforzo è stato vano. In Commissione nessuno è intervenuto per discutere con noi gli emendamenti, ma non l'hanno fatto neanche in quest'Aula, e me ne dispiaccio moltissimo. Ancora una volta, sugli emendamenti non c'è stata alcuna disponibilità al confronto, anche semplicemente a un ascolto vero. Sono stati tutti pregiudizialmente bocciati, perché il testo era già perfetto così.

E non parlo, ovviamente, di persone. Mi rendo assolutamente conto che il professor Americo Cicchetti sia una persona illustre, con un curriculum importantissimo. Parliamo di merito, di metodo, di modo di governare e di rappresentare il nostro Paese. In questo caso, l'esclusione delle regioni mi sembra molto grave, semplicemente perché parliamo proprio dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, lo ricordo, nel caso fosse necessario.

Agenas vive in un rapporto diretto con le regioni, lavora per supportarle, le monitora, ne accompagna le scelte, opera per il potenziamento della rete di assistenza ospedaliera e territoriale ed è anche l'ente che deve verificare lo stato di avanzamento della riforma territoriale prevista dal decreto ministeriale n. 77 e i dati pubblici sulla Missione 6 del PNRR - l'abbiamo già sentito - sono preoccupanti. Rischiamo di perdere risorse e opportunità per sviluppare una rete capillare di servizi.

I numeri parlano chiaro, c'è poco da inventarsi. La spesa sanitaria italiana in rapporto al PIL, anche se è un dato che questa maggioranza non vuole farsi dire, è in calo. Lo ha detto la Ragioneria generale dello Stato e lo hanno confermato tutti i principali istituti di ricerca. La situazione è sotto gli occhi di tutti e la viviamo sulla pelle dei cittadini: le liste di attesa diventano insostenibili; i cittadini rinunciano a curarsi - siamo quasi a 6 milioni - e sono costretti a rivolgersi al privato, pagando di tasca propria; gli ospedali chiudono i reparti; i pronto soccorso sono in crisi permanente; medici e infermieri sono costretti a turni massacranti; le disuguaglianze territoriali crescono. Al Nord alcune prestazioni vengono garantite in tempi forse più ragionevoli, al Sud si allungano. Siamo ormai un Paese che va a due velocità, ma anche a due possibilità. Siamo diventati un Paese di disuguaglianze. Ma, nonostante siamo fortemente contrari a questo commissariamento, il nostro voto sarà di astensione, perché nel decreto, all'articolo 2, viene stanziato, con un tetto, un fondo di circa 20 milioni per il Bambino Gesù di Roma, a copertura dei costi sostenuti per le funzioni assistenziali.

Riconosciamo che sia un ospedale importante, centrale dal punto di vista scientifico, della ricerca, della cura dei bambini, non solo italiani. È il più grande ospedale pediatrico europeo, una vera e propria eccellenza italiana nel mondo, un punto di riferimento mondiale in alcuni campi più avanzati della ricerca, in campo onco-ematologico e trapiantologico.

Questo è un provvedimento che hanno fatto anche altri Governi, anche precedentemente a questo, ed è sempre stato sostenuto per cercare di sostenere proprio la straordinarietà del Bambino Gesù, sia per la sua funzione giuridica, non potendo usufruire delle stesse regole degli altri ospedali pediatrici delle regioni italiane, sia per la sua straordinaria capacità di accoglienza, che anche qualche collega prima ha ricordato. In questo periodo lo possiamo ricordare, perché questo ospedale accoglie e dà accoglienza a bambini che vengono da situazioni di guerra, dai bambini ucraini ai bambini palestinesi. Lo hanno fatto con i bambini che venivano dalla Libia e da tutte le situazioni di guerra del mondo, ed è uno degli elementi straordinari che voglio qui ricordare. È l'unica struttura pediatrica in Italia totalmente gratuita, in pieno spirito universalistico, ed è una delle questioni che ci spinge a sostenerlo con convinzione.

Per noi, però, questa è anche un'occasione per aprire una riflessione, che è quella che ci interessa, e sono certa che in questo Parlamento ci sia tutta la sensibilità per discutere di reparti pediatrici, di ospedali pediatrici, di diritti alla cura dei bambini e delle bambine. Vorrei parlare, infatti, un po' della situazione degli ospedali pediatrici nel territorio nazionale e della necessità di cura, perché disuguaglianze e disomogeneità oggi sono all'ordine del giorno e ci sono interi territori scoperti, dove non esiste una cura capace di rispondere a bisogni oncologici, di terapie neonatali adeguate, di percorsi di neuropsichiatria.

Faccio dunque appello ai colleghi per aprire una riflessione seria, perché, se ci interessa il futuro del Paese, dobbiamo prenderci cura dei bambini, garantendo equità di accesso, appropriatezza della cura, perseguendo quei principi di uguaglianza, equità e universalità per cui è nato il nostro sistema sanitario nazionale.