A.C. 2736
Grazie, Presidente. Le parole sono importanti, lo sono perché producono effetti reali fuori da qui, e, quando si annuncia che si farà e poi non cambia nulla o talvolta peggiorano le situazioni, non facciamo una bella figura. Purtroppo è quello che è accaduto con questo decreto, un decreto annunciato in pompa magna il 1° maggio, una data simbolica, che avrebbe dovuto rappresentare un impegno solenne verso chi lavora. Poi, però, passano i mesi e nel frattempo continuano gli incidenti, continuano le morti, continuano i cordogli.
Dopo le richieste costanti, anche da parte nostra, vengono finalmente convocati i tavoli con le parti sociali, circolano bozze, emergono spunti condivisibili. Poi, però, le bozze vengono modificate, ritirate, riscritte, e il testo definitivo arriva il 31 ottobre. Dal 1° maggio passiamo al 31 ottobre, dopo gli Stati generali su salute e sicurezza sul lavoro alla Camera, dove avevamo avuto un confronto molto serio, ampio, costruttivo, con punti di convergenza reali tra tutte le forze politiche.
In quell'occasione, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ha ricordato che su questi temi non esistono scorciatoie e ci ha esortato a non arrenderci di fronte alle morti sul lavoro; un richiamo forte rivolto a tutti, maggioranza e opposizione. Ricordo ancora il lungo applauso tributato in quest'Aula ai familiari delle vittime, che hanno portato qui la loro testimonianza con una dignità e una forza straordinaria, perché credono che la politica possa fare qualcosa di utile davvero.
Ebbene, Presidente, le confesso che, dopo questo provvedimento, farò fatica a rispondere alla domanda di Fabrizio Giordano, figlio di Ignazio Giordano, morto nell'incidente drammatico di Casteldaccia, che ci chiedeva: cosa avete fatto in questo anno per noi? Farò fatica perché si poteva e si doveva fare di più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché la sicurezza non è retorica, non è propaganda, non è titoli. La sicurezza del lavoro deve essere la priorità di tutte e tutti noi, e invece, ancora una volta, si scelgono scorciatoie bizzarre.
Si è parlato molto di risorse, si è parlato di soldi in più, ma non c'è un euro aggiuntivo. Le coperture di questo decreto sono praticamente tutte a carico dell'INAIL, risorse già esistenti versate da imprese e lavoratori. E allora la domanda è semplice: se si è scelto di intervenire utilizzando queste risorse, perché non destinare una parte dei soldi almeno ai familiari di chi è morto lavorando? Non bastano le borse di studio, serviva un intervento strutturale, tutele concrete per chi resta solo ad affrontare processi lunghi e dolorosi, spesso destinati alla prescrizione, fino al tema del gratuito patrocinio, includere i familiari conviventi, garantire il sostegno psicologico stabile.
Sul gratuito patrocinio c'è una proposta del collega Molinari della Lega, una nostra: discutiamone in questo Parlamento.
Il Presidente della Camera, qualche giorno fa, ha richiamato le prerogative del Parlamento: facciamola questa discussione, calendarizziamo subito la proposta sul gratuito patrocinio per le vittime sul lavoro. Su questo noi vogliamo discutere, non su curiose proposte del CNEL, sulla fratellanza sui luoghi di lavoro. C'è una distanza siderale tra ciò che serve sul lavoro e quello che viene discusso in queste Aule, Presidente! Non possiamo accettarlo, con i numeri impietosi che abbiamo sulle morti! E rispondo alla collega Tenerini: ci siamo sempre impegnati e dobbiamo farlo tutti, perché i morti non riguardano un colore politico, riguardano il Paese e non accetto che su questi temi si faccia speculazione politica! Siamo qui per dare il nostro contributo; siete voi che ci avete vietato il contributo, sia al Senato che alla Camera. Non avete cambiato nulla! Avete inserito la norma Santanchè, nota Ministra attenta - vero? - ai diritti dei lavoratori. Che cosa fa? Introduce la formazione, anzi, scusate, prolunga la formazione di 30 giorni ai lavoratori del mondo del turismo. Che significa? Che quella formazione non la faranno, perché quei lavoratori sono precari e spesso lavorano a chiamata. Allora, di che cosa stiamo parlando? Questa è la realtà.
Allora, attenzione, perché ci sono delle domande, una domanda di fondo, perché un tema così delicato non si affronta per decreto-legge. Si è scelto di impegnare in fretta le risorse, dicevo, dell'INAIL per il 2026, bypassando il sistema duale, ma il problema non è solo il metodo: è che il testo finale ha poco di quel confronto. La consultazione non sarà vincolante per voi, certo. Ma senza un patto vero tra sindacati, imprese, politica e mondi tecnici, noi rischiamo di produrre norme inefficaci o, peggio, di trasmettere l'idea che i tavoli non servono e questo è grave, perché il decreto-legge produce effetti immediati e faccio l'esempio della modifica dell'articolo 113. Avete abbassato prima da 5 a 2 metri l'altezza delle scale verticali, oltre la quale scattano le misure di protezione dal rischio caduta - una scelta irrazionale, che ha generato caos: aziende bloccate, lavoratori nell'incertezza -; oggi si torna a 5 metri, ma, nel frattempo, chi li paga i costi? L'insicurezza normativa. La sicurezza non si costruisce con norme che vanno avanti e indietro nel giro di poche settimane. La sicurezza non è un esperimento burocratico, è un diritto inalienabile, come diritto inalienabile è la tutela contro le violenze e le molestie sul lavoro. Nei testi discussi con le parti sociali questo tema è stato affrontato con serietà, prevedendo l'inserimento della valutazione dei rischi. Nel testo finale - perché nelle bozze c'era - è stato espunto, senza obblighi e senza sanzioni: una risposta debole a un problema reale, che colpisce soprattutto le donne lavoratrici più fragili.
Lo stesso vale per il badge di cantiere. Sì, certo, è stato introdotto, noi eravamo contenti, ma poi andate a vedere: ci sarà un decreto attuativo che lo attuerà, forse. Per quando? Per il 1° maggio del 2026? Bisogna agire subito. Allora, attenzione, perché i titoli senza contenuti generano norme incoerenti. Presidente, lo dica alla Ministra: le norme vanno scritte bene, altrimenti si creano ritardi, contenziosi; magari lavorano avvocati e consulenti del lavoro, ma a noi questo non sta bene, perché chi paga il prezzo sono i lavoratori seri e le imprese perbene che lavorano in questo Paese.
E non si affronta nemmeno uno dei temi più importanti sugli infortuni mortali, che è quello degli spazi confinati. Anche questo era nelle bozze e poi è sparito. Perché? Vi abbiamo fatto un ordine del giorno e anche quello ce lo avete negato. Noi chiediamo un c, perché lì è dove si concentrano più incidenti mortali e lo sapete anche voi. Su questo fatemi ancora dire: niente su appalti e subappalti, dove sappiamo bene che si concentra la maggior precarietà e il maggior numero di incidenti. Nemmeno l'estensione della valutazione tecnico professionale è stata presa in considerazione. E poi c'è un tema, è stato toccato da alcuni colleghi dell'opposizione: l'età pensionabile e i salari. Aumentare l'età pensionabile, come avete fatto nel maxiemendamento alla legge di bilancio, e non intervenire sui salari significa costringere le persone a lavorare più a lungo e in condizioni peggiori. Poi piangiamo Octay Stroici, Ezio Cretaro, solo in ordine di tempo. Ma, attenzione, interveniamo. Questo ha un impatto diretto sugli infortuni e sulle morti sul lavoro. Abbiamo bisogno di intervenire insieme, Presidente.
Per merito e per metodo, quindi, questo decreto rappresenta un'occasione persa, in cui - guardate - ci speravo, ci credevo, ci speravamo e, invece, è stata un'offesa al confronto parlamentare, a chi ci ascolta fuori da qui e ripone in noi delle speranze e a chi resta, dopo una morte sul lavoro. Per queste ragioni, naturalmente, annuncio il voto contrario del Partito Democratico e vi aspettiamo in Parlamento, Presidente, per discutere e votare insieme proposte che qui ci sono e che dimostrano davvero che su questo tema noi possiamo davvero fare molto meglio di così.