Dichiarazione di voto finale
Data: 
Venerdì, 30 Dicembre, 2022
Nome: 
Gian Antonio Girelli

A.C. 705

Grazie Presidente, sono convinto che vi siano alcuni temi che necessitano di una particolare assunzione di responsabilità e anche di grande prudenza nel momento in cui vengono trattati, perché hanno un impatto notevole sulla società e anche sulle libertà delle singole persone, sui comportamenti che devono tenere. Tutto questo necessita anche di una tensione etica, di una capacità di ascolto e di confronto che, in un'Aula parlamentare, dovrebbe caratterizzare questi momenti. È indubbio che l'atto che stiamo convertendo in legge con questo lavoro rappresenti un sunto particolarmente interessante di questo discorso, proprio perché tocca dei temi molto diversi fra di loro, oserei dire quasi incompatibili fra di loro all'interno di un unico provvedimento, ma che hanno proprio questa caratteristica di incidere pesantemente su alcune scelte collettive e sulla libertà delle persone.

Io penso che noi stiamo sbagliando, sia sotto il punto di vista della forma che della sostanza. Della forma perché indubbiamente stiamo convertendo in legge un decreto nato non certo dall'urgenza, o meglio nato dall'urgenza di dare una risposta ad un fatto di cronaca, oltre che ad assecondare, con qualche strizzata d'occhio, una campagna elettorale. Ma, d'altra parte, viviamo ormai in un periodo dove la politica è determinata dai titoli di giornale della mattina, non è più capace di determinare i titoli di giornale del giorno dopo. Noi stiamo parlando di un provvedimento che nella vulgata comune viene definito il provvedimento del rave perché questo è quello che viene descritto, questo è quello che viene conosciuto, dimenticando tutto quello che dentro il provvedimento c'è e che è ben altro e ben oltre il provvedimento del rave.

Al di là della forma vi è anche la sostanza, perché proprio in estrema sintesi - che poco ha a che fare con la delicatezza delle questioni - noi ci troviamo a discutere di giustizia e di implicazioni anche molto complesse, che hanno a che fare con i benefici penitenziari e con una tipologia di reato da riconoscere o da non riconoscere, da considerare o non da non considerare. D'altra parte, autorevolissimi interventi che abbiamo sentito in quest'aula, indipendentemente dal fatto se li condividiamo o meno, hanno certificato l'importanza e la complessità della questione. Molte volte è risuonato il termine mafia non in maniera impropria, in maniera anche molto diretta, perché c'è un'implicazione di questo genere. Molte volte si è parlato di collaborazioni o di non collaborazione con la giustizia e molte volte si è detto cosa succede a chi oltretutto, in determinate situazioni, ha visto la sua situazione carceraria trattata in maniera diversa, anche per l'emergenza COVID che rischia di venir meno improvvisamente senza alcuna ragione. Parlare di giustizia significa assumersi la responsabilità di riconoscere e sanzionare la gravità di un reato, ma anche e soprattutto non perdere mai di vista quella che è la funzione della pena che non è certo quella della violenza dell'uomo contro l'uomo, come veniva detto, bensì di una forma di recupero delle persone, di una lettura molto attenta di quale può essere la strada migliore per poterlo fare.

Ma questo ha molto a che fare anche con le questioni del rave, uso anch'io questa semplificazione, dove si è voluto andare a toccare la libertà di aggregazione, e questo - mi permetta di dirlo, Presidente - un po' assecondando la tesi, anche molto comoda e facile dal punto di vista comunicativo, che si vuole intervenire contro raduni illegali che creano tutta una serie di situazioni di disagio pubblico, oltre che di violenza privata sulla proprietà o su altro.

Dei passi indietro si son dovuti fare, perché indubbiamente il provvedimento come era pensato nella sua stesura iniziale non reggeva su troppi punti di vista. Io penso che anche la stessa maggioranza si è resa conto che non poteva di certo arrivare in Aula con un testo di quel genere, ma rimane la sostanza. Ci mancherebbe altro, in quest'Aula tutti siamo d'accordo che il rispetto delle proprietà degli altri, il rispetto delle regole e di determinate leggi sia un dovere per tutti e non oggetto di discussione. Ma si semplifica un giudizio su quelli che sono i comportamenti giovanili o meglio su un mondo, anche molto complesso, stigmatizzandolo in maniera superficiale e profondamente ingiusta. Anche da questo punto di vista si viene meno a un principio di lettura che dovrebbe rappresentare il nostro dovere: cercare di capire i comportamenti, fare un'opera di educazione, che non significa indirizzo o condizionamento, ma significa sviluppare la libertà, la fantasia e anche l'innovazione che i giovani per loro natura portano all'interno però di un di un percorso di rispetto delle regole, sono percorsi che si possono fare con grande tranquillità, anzi che devono essere favoriti proprio per rappresentare quel futuro di cambiamento che ogni società dovrebbe vedere come sua prospettiva.

Siamo andati poi a toccare anche il tema del COVID, riguardo ad alcune forme di prevenzione e di tutela delle persone maggiormente esposte, le più deboli, più fragili, le più anziane, le responsabilità e il dovere anche da questo punto di vista del personale sanitario. Ahimè, quasi con una certa tragica capacità di previsione, anche nei nostri emendamenti abbiamo previsto l'emergenza che rischiamo - spero che venga scongiurata - di dover affrontare in maniera anche molto immediata. Non è un caso che l'informativa del Ministro di oggi rappresenti un momento di grande contraddizione con il testo che noi stiamo approvando, perché davvero le parole dette sono l'esatto contrario di quello che in alcuni casi troviamo scritto in questo atto e verranno smentite dagli atti successivi di questo Governo, perlomeno me lo auguro. Di certo non sarà l'opposizione ad essere contraria all'assunzione di responsabilità che il Ministro sarà chiamato ad assumere per fronteggiare un'emergenza che, ripeto, non mi auguro.

In caso di bisogno dobbiamo avere un Governo capace di fare il Governo, perché anche da questo punto di vista l'impressione che si vuole dare, o meglio, la lettura che si vuole trasmettere a una parte del Paese, è che quasi vi sia stato un eccesso di rigore, un eccesso di severità verso chi rivendicava la libertà di non vaccinarsi e pretendeva, in nome di una presunta autoconsiderazione scientifica, di fare a meno di quello che la scienza ufficiale diceva a tutti i livelli: mondiale, europeo e nazionale.

Questo è un errore madornale perché significa, in primo luogo, smentire politicamente l'assunzione di responsabilità di chi ha governato prima, in situazioni non facili credetemi, anzi particolarmente difficili e complesse, perché quando si devono limitare le libertà delle persone, quando si devono dettare delle regole, quando si deve impedire a dei parenti di visitare i propri anziani nelle strutture sociosanitarie, non sono scelte facili, sono scelte difficilissime che scomodano le coscienze di chi le prende. Proprio per questo vanno rispettate e comprese, perché senza quelle scelte probabilmente ci saremmo trovati di fronte a scenari ben peggiori di quelli che abbiamo vissuto.

In secondo luogo significa anche far perdere quel senso di responsabilità collettiva che ha caratterizzato la società e la comunità del nostro Paese nel vivere queste indicazioni non come un'imposizione, ma come un dovere collettivo, secondo ove il principio costituzionale che la libertà del singolo può essere limitata dall'interesse della collettività.

Infine, credo che vi sarebbe stato forse bisogno di qualche decreto d'urgenza, magari andando a verificare se le regioni - vengo dalla Lombardia che ha ben sperimentato cosa voglia dire questo - abbiano nel frattempo steso dei piani pandemici adeguati, abbiano delle scorte di dispositivi di protezione adeguate, abbiano una filiera di comando adeguata che impedisca di fare confusione, ma, mi verrebbe anche da dire, a livello di Governo, chiarisca fino in fondo in caso di bisogno prendere decisioni importanti.

Stamattina ho sentito evocare il tema della zona rossa di Alzano, imputando al Governo la responsabilità di non averlo fatto e dimenticando la responsabilità di regione Lombardia nel non averlo fatto. Ecco, chiarire tutte queste cose probabilmente sarebbe stato importante e avrebbe anche giustificato un decreto.

Aggiungo un'ultima considerazione, mi permetta, Presidente: nel dibattito si è sempre avuta come un po' l'impressione di vivere con fastidio quello che la minoranza afferma. Ecco io ho ben presente quello che è il dovere della minoranza…

Sarò velocissimo, mi scusi proprio. Il dovere della minoranza non è certo fare opposizione ostruzionistica ma fare proposizione costruttiva oltre che di controllo. Però alla maggioranza dico che spetta soprattutto ad essa il dovere dell'ascolto e soprattutto il non perdere mai di vista, come diceva un grande bresciano come Martinazzoli, che vincere le elezioni mette nel dovere-diritto di governare, non nel pensare di avere sempre e comunque ragione. Mettersi in discussione rimane una cosa fondamentale nel far politica.