A.C. 4113
Grazie, Presidente. Volevo anch'io ovviamente spendere parole importanti rispetto alla proposta di legge che è finalizzata, come abbiamo ascoltato dai precedenti interventi, all'erogazione di un contributo annuale sia alla Fondazione Teatro Regio di Parma e alla Fondazione Romaeuropa di Roma. Tuttavia volevo soffermarmi un attimo sulle parole del collega dei Cinque stelle che ho appena ascoltato perché, prima di entrare nel merito di quello che intendevo dire rispetto alla Fondazione Romaeuropa Festival, che conosco meglio e che ho frequentato negli anni da spettatore, da utente volevo dire che, quando si dice che sul merito non c’è nulla da discutere ma sul metodo sì, è secondo me un modo un po’ così non chiaro di dire che non va bene una disposizione. Credo che da questo punto di vista oggi noi stiamo intervenendo sul merito e sul valore dei due festival che stiamo andando a finanziare. Ricordo anche comunque che esiste un meccanismo in questo Paese che si chiama FUS che finanzia con il Fondo unico dello spettacolo tutte le manifestazioni che hanno bisogno di essere finanziate per riuscire ogni giorno a portare avanti la funzione culturale fondamentale del nostro Paese.
Ora, se dobbiamo dire che siamo d'accordo sul merito e non sul metodo, solo per riuscire a pronunciare la parola «marchetta», non credo che si renda merito al valore vero – al valore vero ! – di quello che stiamo facendo, anche ricordando l'emendamento presentato dal Partito democratico su Umbria Jazz e poi ritirato, appunto, con l'impegno di andare a fare una discussione seria della importanza fondamentale della rassegna di Umbria Jazz, che – come sapete – è una rassegna fondamentale, che ha portato in questi anni la musica jazz in Umbria a un pubblico sempre maggiore e che addirittura si replica d'inverno, tenendola a Orvieto, con degli spettacoli altrettanto importanti.
Allora, entriamo proprio nel merito – nel merito ! – di quello di cui stiamo parlando e per questo ci tengo a raccontare che cos’è, che cos’è stato, il Romaeuropa Festival e quello che vorremmo che sarà il Romaeuropa Festival, che è nato, come ricordava la presidente, nel 1986 all'Accademia di Francia di Roma (Villa Medici) con il nome di Festival Villa Medici, su iniziativa – e questo ci tengo a ricordarlo – di Jean Marie Drot, di Giovanni Pieraccini e di Monique Veaute. La sua missione era proprio il sostegno e la promozione della creazione artistica contemporanea, attraverso le differenti forme con le quali si presenta: la musica, la danza, lo spettacolo dal vivo e l'arte contemporanea. È sostenuta dalle Ambasciate di Francia e di Spagna, dal Goethe Institut, dal British Council e questo racconta l'importanza della contaminazione con tutte le culture degli altri Paesi.
La Fondazione Romaeuropa Festival poi diventa Romaeuropa Festival nel 1990 e dal 1996 svolge l'attività di promozione della danza e dal 2003, per dieci anni, ha anche curato la programmazione del teatro Palladium di Roma, ed è stata anche quella un'esperienza importantissima per la città e per il Paese. La Fondazione Romaeuropa Arte e Cultura ha ricevuto per il Festival l'alto patronato della Presidenza della Repubblica italiana e, per la trentunesima edizione, il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, di Roma Capitale, della Regione Lazio, della Camera di Commercio, della Fondazione Terzo pilastro Italia e Mediterraneo. Nel 2009 Federculture ha premiato la Fondazione con il premio speciale per la cooperazione pubblico-privato – perché questo è un altro aspetto molto importante da sottolineare della natura e dell'attività della Fondazione – e per l'ideazione di nuove modalità di finanziamento, basate sul rapporto pubblico-privato e sul coinvolgimento importantissimo del settore no profit. Il Romaeuropa Festival è membro delle reti europee più importanti, l'EFA, il Theatron, Aereowaves, The Little Project, e collabora con i maggiori festival europei, uno su tutti è quello di Avignone.
Nei suoi trent'anni di programmazione ha ospitato i maggiori rappresentanti della musica del nostro tempo: il teatro musicale di avanguardia, la sperimentazione sonora, la ricerca nella danza, nel teatro e nelle arti visive. Questo lavoro trentennale è stato accuratamente documentato e conservato, dando vita all'archivio della Fondazione Romaeuropa, curato da diversi esperti, che nel 2011 inizia il percorso di riordino del fondo con la Direzione generale per lo spettacolo dal vivo, dell'allora MiBAC, nel 2013 con la Direzione generale per gli archivi MiBAC inizia la seconda fase di implementazione e riordino del fondo che si conclude nel 2014. Come dicevo, appunto, grazie al Festival Romaeuropa abbiamo potuto assistere ai più grandi della musica, dell'arte e delle arti contemporanee. Sono stati portati nella nostra città, nel nostro Paese, artisti del calibro di Bob Wilson, di Peter Brook, di Pierre Boulez, Luciano Berio, William Forsythe, Romeo Castellucci, che altrimenti avrebbero fatto fatica a trovare dei circuiti e presentare i propri spettacoli.
Un altro merito che ci tengo a sottolineare è quello della creazione di un pubblico che aveva un interesse e un'apertura verso tutta quella parte di arte contemporanea, che, comunque, nella nostra città faceva più fatica a trovare un palcoscenico. Ecco, io credo che sia questo il valore del discutere del merito, perché un pubblico si è formato, è cresciuto e ha apprezzato e continuerà ad apprezzare degli artisti che difficilmente sarebbe riuscito a vedere, a fruire, a godere.
Poi, molto importanti sono i luoghi della città dove si è svolto il Festival, grazie alle reti di istituzioni che lo sostengono: il Palatino, il Museo nazionale romano, Palazzo Altemps, le Terme di Diocleziano, inizialmente, nelle prime edizioni, l'Auditorium Parco della Musica, con Santa Cecilia, con Musica per Roma, il MACRO, con la Sovrintendenza capitolina, il Teatro Argentina, il Teatro India, con il Teatro di Roma, Villa Medici, con l'Accademia di Francia. Tengo in ultimo a ricordare che, fra le attività del Festival, terminato nel dicembre del 2016, c'era la mostra Par Tibi di Roma Meeting, che si è tenuta al Palatino da giugno a novembre 2016, organizzata con la Soprintendenza speciale per il Colosseo e con l'Area archeologica centrale di Roma e la Nomas Foundation, un progetto davvero – davvero ! – importante e bello, un progetto congiunto che ha portato le arti visive, il teatro, musica e performance nell'area archeologica più importante del mondo, con un percorso espositivo, unico nel suo genere, che venticinque artisti di importanza mondiale hanno proposto attraverso il dialogo delle loro opere e delle loro performance appunto, con i più importanti luoghi dell'area archeologica romana, dalla Domus Severiana, allo stadio di Domiziano, alla Domus Augustana, fino alla Meta Sudans, coinvolgendo così in un linguaggio nuovo le nostre memorie. Ci tengo a chiudere il mio intervento, ricordando che questi sono i meriti della Fondazione Romaeuropa Festival. Grazie per l'impegno di tutti quanti e di quest'Aula.