A.C. 2228
Mi unisco anche io agli auguri alla collega Barzotti e penso che il suo intervento sintetizzi in maniera perfetta anche il senso di questa proposta, proposta unitaria delle opposizioni. Lo segni, signor Presidente, perché non è la prima e non sarà l'ultima, e forse questa è la cosa che, evidentemente, dà più fastidio alla maggioranza di Governo. Non è la prima volta, onorevole Rizzetto, che di fronte a proposte avanzate dalle opposizioni insieme - salario minimo, primo firmatario Giuseppe Conte; riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, primo firmatario l'onorevole Fratoianni; congedi paritari obbligatori, prima firmataria l'onorevole Schlein - voi buttate la palla in tribuna.
Non è una tecnica, è una precisa scelta politica, perché è il modo per aggirare il problema principale che voi non volete risolvere, che è la grande questione delle diseguaglianze, che è la grande questione del lavoro povero, che è la grande questione del lavoro intermittente, che è la grande questione del lavoro precario. Lo avete fatto in tutti i passaggi, e ogni volta ce n'è una.
Sul salario minimo vi siete inventati la consulenza del CNEL. Prima avete invitato le opposizioni in pompa magna a discutere a Palazzo Chigi ma, in realtà, si discuteva con un muro di gomma perché, poi, l'unica soluzione è stata: diamo al CNEL la risposta. La risposta è arrivata - spaccando, tra l'altro, un organismo di rilievo costituzionale -, con un pezzo rilevante del mondo sindacale che aveva detto di “no” e, ovviamente, quelli che avevano detto di “sì” alla proposta Brunetta, che negava il salario minimo, erano proprio quelli che il salario minimo lo avrebbero dovuto pagare: chiaramente un conflitto di interessi. Quindi, poi, vi siete inventati una delega al Governo che, al momento, è desaparecida.
Poi c'è la riduzione dell'orario di lavoro, proposta che andava a incentivare la contrattazione che già c'era in tantissimi settori e, soprattutto, in aziende rilevantissime del nostro Paese, Luxottica, Lamborghini, Intesa Sanpaolo, e potrei continuare. La settimana corta come misura della qualità del lavoro e del rapporto tra il lavoro e l'ambiente. Anche qui, improvvisamente, la Commissione bilancio dice: la platea è incerta, quando noi avevamo individuato un fondo ad hoc, che era il Fondo nuove competenze, per incentivare una parte delle imprese più indietro sul piano tecnologico. Non era un'operazione a pioggia. Anche qui, palla in tribuna, ritorno in Commissione, porto delle nebbie.
Qui, invece, avete superato voi stessi: non avete presentato neanche un emendamento nei fatti; dal Governo non è mai arrivata neanche una interlocuzione minima. Nessuno ha detto nulla, silenzio tombale. E a un certo punto lei, signor Presidente, per uscirsene - lo dico con grande rispetto e affetto - ha detto: chiediamo alla Ragioneria dello Stato una relazione tecnica, lei dice obbligatoria. Contesto questa decisione, dovrebbe valere per tutti i provvedimenti.
L'avete votata a maggioranza in Commissione, si è dato un termine di 15 giorni e la relazione tecnica non è mai arrivata e non sappiamo se arriverà. Forse l'esito è già scritto, però intanto è il modo vostro per affossare una proposta, visto che non avete voluto lasciare neanche le impronte digitali di un emendamento soppressivo, cosa che avevate fatto in passato. Almeno l'onestà intellettuale ve la concedevamo in quel passaggio, in questo passaggio c'è questa scorciatoia.
Mi rendo conto della difficoltà, però stiamo al punto. Questa proposta è una proposta che ci mette in Europa, che ci porta in Europa. Io ho ascoltato con grande attenzione, nel corso degli ultimi anni, la retorica di questa destra: “donna”, “madre”, “cristiana” - parole indimenticabili che rimarranno scolpite nei prossimi decenni -, “l'emergenza è la demografia, e quindi bisogna sostenerla”. E come la volete sostenere, se avete lavorato a liberalizzare il mercato del lavoro sempre di più, se non avete messo in campo nessuna politica per la casa tagliando il Fondo affitti, e se dite “no” a una proposta che dice che la genitorialità è condivisione? È questa la scelta che ci porta verso le democrazie europee.
Invece voi la negate, e dunque non date nessuna risposta concreta di fronte ad alcune domande che noi poniamo, e concludo: primo, sono giusti 5 mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore, non trasferibile? Diteci se li ritenete giusti o non giusti, poi come ci arriviamo siamo pronti a discuterne, ma fino ad ora non abbiamo avuto mezza risposta; secondo, considerate giusto che di questi 5 mesi, 4 siano obbligatori per il padre e uno facoltativo e non trasferibile?
Lo ritenete giusto? Se lo ritenete giusto, discutiamo di come arrivarci. Ritenete giusto che i primi 10 giorni dalla nascita del bambino o della bambina vadano fruiti integralmente e contemporaneamente dalla donna e dall'uomo, proprio per questo principio della condivisione? Lo ritenete giusto? Discutiamo di come ci arriviamo.
Infine, ritenete giusto che la copertura dei congedi sia del 100 per cento, e non dell'80 per la donna, oggi, e molto di meno per l'uomo, in un quadro di salari deboli e fragili e di lavoro precario? E ancora, ritenete giusto che questo diritto venga esteso anche a chi non è sposato, a chi convive e, allo stesso tempo, a chi non ha un contratto di lavoro dipendente, visto che molto spesso vi ergete a paladini delle partite IVA e dei liberi professionisti? Queste sono le domande.
Sappiamo, come diceva la collega Barzotti, che probabilmente questo è un atto che dovrebbe aprire una discussione ma che probabilmente la conclude. Ed è un peccato. Noi siamo disponibili a discuterne, però a carte scoperte e non dentro un giochetto, come quello che abbiamo visto in questi anni, dove tutte le proposte dell'opposizione, anche quando sono di buon senso, anche quando ci portano in Europa, vengono immediatamente segate.