Repliche del relatore
Data: 
Lunedì, 1 Agosto, 2016
Nome: 
Maino Marchi

A.C. 3976

Presidente, non intendo certo utilizzarli tutti. Voglio dire che non è una questione che ci siamo inventati negli ultimi giorni prima di andare in ferie, perché è una questione che si è posta fin dal momento in cui si è detto che dal 2017 sarebbe entrata in vigore la legge n. 243, e si è visto che con quella formulazione ci sarebbero stati dei problemi rilevanti (i quattro saldi che abbiamo richiamato), e da lì l'esigenza di mettervi mano. Il Governo da questo punto di vista ha proceduto, rispettando i tempi che si erano stabiliti quando si è discusso della legge di stabilità, e quando si discuteva anche della nuova legge di bilancio. Quindi... Tra l'altro, tempi concordati anche con il Senato. Tre battute, in riferimento soprattutto all'ultimo intervento; mentre credo che le questioni che ha posto l'onorevole Giorgetti ci permettano già in questo provvedimento, ma soprattutto anche nelle prossime settimane, nelle prossime occasioni di avviare e di continuare un confronto serio sugli aspetti relativi alla finanza locale, all'ordinamento degli enti locali, io penso in modo particolare sul testo unico degli enti locali. Tre battute. Il pareggio di bilancio per gli enti locali non è certo una novità: io ho cominciato a fare l'assessore a vent'anni nel 1977, c'era il decreto Stammati e prevedeva il pareggio di bilancio. Non è che le normative europee sugli enti locali hanno prodotto un'invenzione: l'abbiamo sempre previsto da tempo, perché si uscì da una fase di forte indebitamento degli enti locali, si fecero norme per cercare di mantenere i servizi che si erano costituiti, però nello stesso tempo anche regole perché non ci fossero altri processi che poi riportassero situazioni ingovernabili. Quindi questa mi sembra, dal punto di vista perlomeno degli enti locali, non certamente una novità. 
La questione del fondo pluriennale vincolato a prescindere dalla compatibilità di finanza pubblica: io credo che dovremmo lavorare su qualunque questione, per fare in modo che sia comunque compatibile con gli equilibri di finanza pubblica. La questione, che sento sollevare continuamente dal MoVimento 5 Stelle, per cui in questo Paese, se uscissimo dall'Europa o dall'euro, si potrebbe fare di tutto e non avremmo problemi di compatibilità di finanza pubblica, potremmo indebitarci finché vogliamo, rispondere a tutti i bisogni, non far pagare quasi nessuna tassa a nessuno, è semplicemente secondo me fuori dal mondo: perché non è così, insomma !
Tra l'altro abbiamo un debito pubblico che ci trasciniamo di una dimensione tale per cui, se non avessimo un rigore accompagnato da politiche per la crescita, certamente saremmo di fronte ad un disastro, non avremmo i risultati che abbiamo ottenuto ad esempio nella riduzione degli interessi sul debito pubblico, che è uno dei risultati più consistenti che abbiamo avuto in questi anni. 
L'ultima questione, quella sul concorso dello Stato in situazioni avverse, che però prevedeva anche il contrario, il concorso degli enti locali in una situazione di crescita: noi oggi siamo in una situazione di crescita. Se rispettassimo quella regola o non l'avessimo cambiata, noi dovremmo prevedere già adesso un concorso degli enti locali per la riduzione del debito pubblico, e non invece quello che si sta prevedendo, che si è previsto con la legge di stabilità già dal 2015, a mio avviso, ma soprattutto dal 2016, e che pensiamo debba continuare, e cioè la possibilità per gli enti locali di tornare ad avere un ruolo fondamentale per lo sviluppo dal punto di vista soprattutto degli investimenti. E quindi certo ci può essere più discrezionalità, con le regole che abbiamo previsto dal punto di vista centrale; però credo che dovremmo aver ben presente che cosa voleva dire quella norma, se applicata di fronte ad una situazione che, anche se di crescita fragile, anche se di crescita non molto elevata, però è una fase che non è più quella che abbiamo conosciuto fino alla fine del 2014, e cioè di riduzione del PIL, ma siamo in una situazione esattamente opposta. Credo quindi che giustamente ci si sia data una maggiore flessibilità da questo punto di vista, per verificare anche con le leggi di bilancio quali sono le politiche che si possono mettere in campo, perché a tutti i livelli dello Stato ci sia la possibilità di dare il proprio contributo per la crescita del Paese.