Grazie, Presidente, Claudio Cianca è stato un eroe riservato e umile, un protagonista di un intero secolo. Ha vissuto al servizio delle sue idee, per cui ha combattuto e alle quali ha donato tutta la sua giovinezza. Una vita fatta di impegno. Claudio Cianca ha conosciuto il volto violento del fascismo a Santa Sofia di Romagna; per stroncare uno sciopero, dei fascisti organizzano una spedizione punitiva, aggrediscono i lavoratori e i cittadini radunati sulla piazza del paese, i Carabinieri assistono senza intervenire e da un balcone qualcuno inveisce contro i fascisti, lo vanno a prendere e lo portano giù in piazza, è un disabile, su una sedia a rotelle, ma danno a lui lo stesso l'olio di ricino, a lui e alla sorella. Qualcuno tenta di difenderlo. Al comizio di protesta parla il padre di Claudio Cianca, militante antifascista, e i fascisti gliela fanno pagare. Racconta Claudio Cianca che suo padre torna a casa con la faccia tutta gonfia e con il sangue che grondava dal viso e dalle labbra.
Nel 1924, poco dopo il delitto Matteotti, il ritorno a Roma. Claudio Cianca è un giovane spavaldo, non nasconde il suo antifascismo, si va a cacciare anche in situazioni difficili, ma riesce sempre a cavarsela da solo. A orientare le sue scelte concorre l'ambiente familiare, suo zio Alberto è direttore de Il Mondo, voce dell'opposizione liberal-democratica raccolta intorno a Giovanni Amendola. Nell'ottobre 1926 Claudio è testimone dell'irruzione dei fascisti in casa dello zio, gli squadristi non lo trovano, è nascosto in terrazzo, allora sfogano la loro rabbia, colpendo con le loro mazze i mobili, gli specchi, i quadri e buttano tutto giù nella piazzetta, dove una piccola folla di fascisti applaude all'impresa. Diventa un partigiano romano, protagonista della Resistenza della capitale. Nel 1933 mette a frutto la sua perizia di elettrotecnico, fa un attentato, innocuo, nella basilica di San Pietro per protestare contro la politica del Vaticano nei confronti del fascismo. È un attentato che non fa danni. E nel 1944 i romani sono in strada per festeggiare la Liberazione. Cianca viene liberato dopo dieci anni di prigionia, torna a Roma in un viaggio che sembra il film di Alberto Sordi, quello del ritorno a casa.
Nella sua gioventù lui ha bruciato tutto quello che aveva da bruciare. È stato un eroe riservato, ma è stato anche un sindacalista. È stato un sindacalista della CGIL, dei lavoratori dell'edilizia, che lo hanno eletto a Roma, con grande successo, nel 1963, dopo che era già stato eletto una volta, è un grande successo: arriva secondo, ma il primo è Palmiro Togliatti.
Claudio Cianca ci ha insegnato che si può fare politica, si può tornare ad essere quello che si era. Se andate a guardare il suo profilo sul sito della Camera dei deputati, troverete scritto solo «elettrotecnico»: così lui ha voluto. Si esce dalla politica così come ci si è entrati, nonostante sia stato un eroe.A lui va il nostro saluto e il nostro ringraziamento. I democratici, gli antifascisti di Roma e d'Italia lo salutano e lo ringraziano. Grazie, Claudio Cianca (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Data:
Martedì, 24 Febbraio, 2015
Nome:
Marco Miccoli