Data: 
Mercoledì, 25 Marzo, 2026
Nome: 
Alberto Pandolfo

Presidente, colleghe e colleghi, Gino Paoli ci ha lasciato ieri, all'età di 91 anni, nella sua Genova, circondato dall'affetto dei suoi cari. Con lui se ne va uno dei cantautori e parolieri più grandi del Novecento italiano, l'autore di “Sapore di sale”, del “Cielo in una stanza”, brani che appartengono, ormai, all'anima collettiva di questo Paese.

Gino Paoli era genovese d'adozione e Genova, la mia città, lo ha riconosciuto come proprio figlio, fin dalla giovinezza. Era nato a Monfalcone il 23 settembre del 1934, ma arrivò da bambino, sotto la Lanterna, e lì trovò la sua voce, la sua forma, la sua ragione di essere e di vivere come artista. Chi viene da quelle strade, da quei caruggi, da quel porto aperto sul mondo, sa che Genova non regala niente facilmente, ma quando ti prende, ti plasma per sempre e Gino ne portava addosso il carattere schivo, diretto, insofferente alle convenzioni, incapace di compiacere a chi non meritava rispetto.

Insieme a Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Fabrizio De André, fu uno dei fondatori della cosiddetta scuola genovese, contribuendo così a fondare la canzone d'autore italiana. Non era un movimento organizzato, non era un manifesto programmatico, era un'amicizia, era una tavola di un locale di notte, era la convinzione ostinata che le parole di una canzone potessero avere la stessa dignità di una poesia. Signor Presidente, non posso non ricordare che quest'Aula lo vide sedere tra i suoi banchi. Nel 1987 fu eletto deputato nelle file del PC e fino al 1992 si dedicò alla politica, definendo in seguito quell'esperienza un errore.

Era onesto fino all'impudenza, Gino Paoli. Ma quella militanza, quell'impegno civile che aveva accompagnato tutta la sua vita, non era un errore di valori, era semmai la conferma che un artista vero non può stare a guardare mentre il mondo va storto. Scrisse canzoni per alcune donne tra le più importanti interpreti italiane: Patty Pravo, Mina, Ornella Vanoni, a cui fu legato sentimentalmente e anche con una complicità artistica.

Paoli ha insegnato a un'intera generazione di cantautori che la voce non deve essere bella, ma deve essere vera. Signor Presidente, l'Italia perde una voce che non si può sostituire. Genova perde un figlio che l'ha raccontata, amata e onorata in ogni nota. Ci stringiamo attorno alla famiglia di Gino Paoli - alla moglie Paola, ai figli, ai nipoti - con rispetto profondo per il dolore che stanno vivendo e con la gratitudine immensa per ciò che quest'uomo ha lasciato a tutti noi.