Data: 
Giovedì, 23 Aprile, 2015
Nome: 
Gero Grassi

Signor Presidente, la commemorazione di un deputato defunto è, da un lato, il bisogno di ricordarlo, dall'altro, è un calcio alla damnatio memoriae che colpisce il nostro Paese. Parlare di Renato Altissimo, protagonista della politica degli anni Ottanta, oggi sembra parlare di secoli fa. Un personaggio di grandissima cultura, una persona in grado di dissacrare i rivoli negativi della stessa politica. Altissimo era il politico più abbronzato, era spesso ricordato così, un misto di Croce e D'Annunzio, nato a Portogruaro, aveva poi lavorato per tanti anni nella provincia di Torino con un'industria che lavorava per la FIAT, vicepresidente di Confindustria, protagonista di una sigla che ormai conoscono in pochi, la Gioventù liberale, segretario di un partito che aveva nell'emblema la bandiera italiana, prosecutore a distanza di tanti anni di quel Partito Liberale che con Cavour aveva riunificato l'Italia. Io voglio ricordare l'onorevole Altissimo, già più volte Ministro dell'industria e della sanità negli anni del pentapartito, con una frase che lui ripeteva spesso e che, secondo me, era un po’ l'emblema della sua vita, una frase di Benedetto Croce, quando diceva che la vita è più inevitabile della morte e, quindi, deve essere bella. Altissimo aggiungeva spesso: deve essere anche vissuta bene. 
Credo che con questo ricordo in positivo di un uomo che, come spesso capita, fuori dalla politica viene dimenticato da moltissimi, quando i riflettori si sono spenti, da questo punto di vista, quest'Aula lo debba ricordare in positivo. Grazie ad Altissimo per il suo impegno (Applausi).